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Tassa sulla prima casa: cosa chiede davvero l’Ue e perchè

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comprare casa

La tassa sulla prima casa che propone l’Ue è ben diversa da quella che noi immaginiamo e che abbiamo pagato negli anni passati

 

Torna l’ipotesi di introdurre nuovamente la tassa sulla prima casa. Quella che un giorno chiamavamo Ici, poi Imu. Quella che tanto pesa nelle tasche degli italiani e che tanto, però, porta nelle casse dello Stato. La proposta di reintroduzione, in realtà, non arriva dal Governo italiano, ma dalla Ue. Proviamo a capire bene quello che l’Europa ci chiede, meglio, ci propone, e le posizioni del Governo italiano sulla questione.

Tassa prima casa: cosa chiede l’Unione europea

Il 22 maggio 2017 l’Europa ha presentato quelle che vengono definite “raccomandazioni di primavera”. Si tratterebbe di un documento in cui si fa il punto sulla situazione economica in Europa e in cui la Commissione del Vecchio Continente prova a suggerire ad ogni Paese una serie di consigli su quali misure adottare nei 12 mesi successivi.

All’Italia, la Commissione, tra le altre cose, avrebbe chiesto di “spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a tasse meno dannose per la crescita”, in particolare “riducendo numero e specie delle detrazioni fiscali, riformando il sistema del catasto divenuto obsoleto e reintroducendo la tassa sulla prima casa per i proprietari con un alto reddito”.

Obiettivo, ovviamente fare cassa, per una più rapida ripresa del Paese.

Redditi quanto alti?

Cosa significa? In soldoni, tornerebbe l’Imu sulla prima casa, ma solo per i redditi alti. Quanto alti? Non si sa. Su questo l’Europa non da alcuna indicazione, e nemmeno è possibile fare previsioni in base al passato dell’Italia.

Nel Belpaese, infatti, la vecchia Ici, così come per l’Imu, sono sempre state collegate al valore dell’immobile, tramite il meccanismo delle detrazioni, e mai direttamente al reddito del proprietario. Dunque, un proprietario di un immobile dall’alto valore catastale (la base su cui poi si calcolavano ICI e IMU) con un reddito basso era tenuto a pagare la tassa, anche di alto importo. La cosa valeva anche al contrario: un proprietario di un immobile il cui valore catastale fosse tanto basso da essere assorbito dalla detrazione, ma con un reddito alto, non pagava nulla.

Una nuova Imu

Rispetto a quanto detto, pare chiaro, che la Commissione Europea ha fatto una proposta molto diversa all’Italia. La nuova tassa sulla prima casa, dunque, non sarebbe una reintroduzione, ma una nuova imposta tutta da riformulare. Si tratterebbe di una tassa destinata solo ai contribuenti con un reddito elevato.

Tassare la prima casa è possibile

Sì, la prima casa può esser tassata. Numerose le sentenze di giudici che, nel corso degli anni, hanno sancito che tributi di questo genere siano costituzionalmente legittimi.

Uno dei primi pareri in merito è arrivato nel 1997, sull’Ici. La Corte Costituzionale, con la sentenza numero 111, ha giudicato legittimo il tributo Ici. La Corte si è espressa anche sull’Imu, con l’ordinanza n. 169 depositata il 13 luglio 2016, sancendone la legittimità, non andando a contrastare con il diritto di proprietà privata dell’art. 42 della Costituzione.

Una proposta da ridimensionare

Detto questo, non è detto che l’Italia reintroduca la tassa sulla prima casa, nemmeno per i redditi alti. Quella della Commissione, secondo Pier Carlo Padoan, ministro italiano dell’Economia è solo una proposta da ridimensionare, dal momento che “Le riforme fiscali vanno viste nel loro insieme ed io direi che cambiare idea su una tassa che è stata appena cambiata da pcasaochi mesi non è una buona idea”. (ricordiamo, infatti, che la decisione di abolire la controversa imposta è stata presa nel 2015).

“Le riforme si continuano a fare – ha aggiunto il ministro Padoan – Bisogna implementarle e bisogna farne di altre. Siamo assolutamente d’accordo: la crescita ancora non ci soddisfa ma migliora. Poi, soprattutto, bisogna tenere la politica di bilancio in una strada stretta tra consolidamento e sostegno alla crescita»”.

Anche Carlo Calenda dice “no”

Posizione simile è anche quella del ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda.

Occorre dare stabilità ai provvedimenti che il governo prende, non si può cambiare ogni cinque minuti”, ha commentato Carlo Calenda la richiesta dell’Europa di reintrodurre l’Imu per le fasce di reddito più alte.

“Su questo ha già risposto il ministro Padoan. Dobbiamo dare una certa stabilità ai provvedimenti e non possiamo cambiare ogni cinque minuti”. “Il lavoro da fare per la prossima legge di bilancio – ha concluso il ministro – è mettere al centro la produttività e il lavoro”.

L’Imu già si paga

In realtà la proposta fatta dalla Commissione, non cambierebbe poi così tanto le carte in tavola. Dobbiamo dire che l’imposta sulla casa già esiste e che nel 2016 sono stati chiamati a pagare ben 25 milioni di italiani.

Sono esentati dal pagamento dell’Imu, infatti, “solo” i proprietari delle abitazioni principali non di lusso, cioè non accatastate nelle categorie A/1, A/8 e A/9, e relative pertinenze (categorie catastali C/2, C/6 e C/7), a patto che abitino nella casa. Senza il requisito anagrafico, ed anche se non si possiedono altri immobili, si deve pagare l’Imu come se fosse una seconda casa.

E ancora. Dispensati sono poi i fabbricati rurali strumentali, le case popolari, le abitazioni di housing sociale e quelle assegnate dalle cooperative indivise ai soci o agli studenti, l’immobile non di lusso appartenente a personale di polizia, forze armate o vigili del fuoco, le case possedute da soggetti ricoverati in permanenza in casa di cura purché l’immobile non risulti locato e solo se la delibera comunale prevede espressamente l’assimilazione all’abitazione principale.

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