Economia

Ecco le trappole delle scadenze fiscali (tra rinvii e bluff del governo)

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RIFORMA FISCALE credito d'imposta

Tutte le scadenze fiscali degli italiani. L’intervento di Marco Salustri, Consigliere nazionale di Unimpresa

I contribuenti italiani sono chiamati, in questi giorni, ad affrontare un valzer di scadenze fiscali per le quali era stato richiesto, più volte, un rinvio in blocco al 2021. La prima scadenza, per tutti i soggetti senza partita Iva,  è intervenuta il 30 giugno, la stessa data dell’anno precedente, per cui non si è tenuto in nessun conto degli effetti nefasti della crisi epocale in atto, che ha impedito l’accumulo anche di una liquidità parziale.

La novità introdotta dal ministero dell’Economia e delle Finanze, in data 22 giugno 2020, infatti, ha riguardato solo i titolari di partita Iva e i contribuenti in regime forfettario, con il rinvio del versamento delle imposte: dal 30 giugno al 20 luglio 2020. Questa proroga, comunque, non risolve, ma aggrava il problema finanziario delle imprese, in quanto a chi dovrà adempiere, a breve, non basterebbero due anni per recuperare la liquidità necessaria. Ancor più preoccupante si presenta  la scadenza del 16 settembre, in quanto, da quella data in poi, i contribuenti dovranno far fronte ad una serie di  scadenze, sospese durante i mesi di lockdown.

Una vera corsa ad ostacoli. Nello specifico, dal 16 settembre, i contribuenti dovranno adempiere ai versamenti che sono stati sospesi a favore dei soggetti con ricavi fino a 2 milioni di euro. Insieme con quelli delle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza, inoltre, saranno tenuti: –  al versamento delle ritenute sospese, dal 2 marzo al 30 aprile 2020, secondo le indicazioni del decreto “Cura Italia”; – al versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente (comprese le addizionali regionali e comunali); – al versamento delle ritenute d’acconto che non sono state trattenute sui compensi di lavoratore autonomo dal 17 marzo al 31 maggio; – al versamento dell’IVA che era stata sospesa nei mesi di aprile e maggio ed, infine, al versamento delle somme derivanti dai controlli automatizzati 36-bis e 36-ter.

Non è finita. Dal 30 novembre al 27 dicembre 2020, infatti, dovrà essere versato il secondo acconto Irap, Ires e Irpef, nonché il saldo Imu e l’acconto Iva per il 2021.

Tutte queste scadenze rappresentano un pesante fardello che aggrava lo stato di salute finanziario delle imprese e, soprattutto, mina, in maniera rilevante, la fiducia dei contribuenti nei confronti di un governo che, in questi duri mesi di allontanamento forzato dal lavoro, ha promesso un rilancio economico, fiscale e finanziario.  Un rilancio che non ha mai preso avvio, a causa dell’inattivismo dell’esecutivo, incapace di produrre risultati concreti.

L’Italia ha bisogno di una spinta finanziaria che non può limitarsi più a vacue promesse. Serve un vero choc. Ciò perché l’emergenza, causata dalla pandemia, ha definitivamente scoperchiato il “vaso di Pandora” del nostro sistema fiscale, mettendone in evidenza tutte le criticità e le contraddizioni. Criticità e contraddizioni che sono ben note alla vasta platea degli imprenditori e dei lavoratori autonomi, in quanto subite da un trentennio. I contribuenti e gli imprenditori sono stanchi e delusi di politiche fiscali, che depauperano le risorse, personali e aziendali, senza corrispondere adeguati benefici, in termini assistenziali e di efficienti servizi pubblici. Una stanchezza e una delusione che hanno raggiunto un punto di saturazione e che appare foriera di tempeste.

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