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Russia, economia in crisi non solo per il prezzo del petrolio

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Il crollo del prezzo del petrolio mette in seria difficoltà la Russia, che vede cadere anche il valore del rublo

Russia in difficoltà. Il Paese di Vladimir Putin deve fare i conti con un inizio d’anno davvero pesante per l’economia: le sanzioni europee per le vicende legate all’Ucraina, il valore del rublo ai minimi storici, il crollo del prezzo del petrolio e un sistema bancario incerto mettono la Russia in una situazione di equilibrio precario.

Le sanzioni europee inflitte alla Russia

Da marzo 2014 l’UE ha gradualmente imposto una serie di misure restrittive al Paese di Vladimir Putin, in risposta all’annessione illegale della Crimea e alla deliberata destabilizzazione dell’Ucraina.

Tali misure vanno a limitare l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE da parte dei cinque maggiori enti finanziari russi di proprietà dello Stato e delle loro filiali controllate a maggioranza stabilite al di fuori dell’UE, nonché di tre grandi società russe attive nel settore energetico e di tre operanti in quello della difesa. Non solo: impongono un divieto di esportazione e di importazione per quanto riguarda il commercio, stabiliscono un divieto di esportazione per i beni a duplice uso per impiego militare o per utilizzatori finali militari in Russia e limitano l’accesso russo a determinati servizi e tecnologie sensibili che possono essere utilizzati per la produzione e la prospezione del petrolio.

Questa situazione pesa sulla possibilità di aziende e banche di cercare capitali e investitori in Europa.

Il valore del rublo

La moneta russa ha infranto quota 80, 81, 82, nei confronti del dollaro, registrando nuovi minimi storici e aumentando le preoccupazioni per la tenuta dell’economia. Nei confronti dell’euro il rublo è sceso a quota 92. Tra i motivi che più influenzano la caduta del rublo vi è anche il crollo del prezzo del petrolio: mentre la moneta perde valore, i colossi petroliferi e energetici come Gazprom e Lukoil continuano a macinare perdite. La situazione sembra precipitare e nessuna azione del Governo riesce a risollevare le sorti del Paese.

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Il prezzo del petrolio e la crisi in Russia

Il Paese di Vladimir Putin non è certo lo stesso con il petrolio a 30 dollari. Per un Paese che basa la sua fortuna sulla commercializzazione dell’oro nero, il basso valore del barile (che potrebbe scendere ancora con la fine delle sanzioni all’Iran, che torna sul mercato ) è un vero e proprio attentato alle casse del Cremlino. Una delle possibili soluzioni alla crisi energetica è quella di avviare un ambizioso nuovo round di privatizzazioni. Il governo russo starebbe infatti valutando la cessione di quote rilevanti della compagnia energetica Rosneft.
Gazprom. Da parte sua, nei giorni scorsi ha rafforzato le pressioni sul governo bulgaro per provare a rianimare il progetto del South Stream, spingendo il gasdotto sino ai confini meridionali bulgari attraverso la creazione di un nuovo hub del gas nei pressi di Varna, sulla costa del mar Nero. Il progetto dovrebbe coinvolgere anche la compagnia nazionale bulgara, la Bulgarian Energy Holding.

La difficoltà delle Banche Russe

Solo pochi giorni fa, la Vneshprombank, 34esima banca del Paese, è stata ufficialmente dichiarata insolvente delle autorità russe, a causa di un buco da 187 miliardi di rubli (circa 2,3 miliardi di euro).

In questo contesto nazionale ed internazionale, la Banca centrale è costretta a rinviare il ridimensionamento dei tassi di interesse, fermi da luglio all’11%.

A testimonianza del momento di difficoltà delle banche e del Cremlino in generale, la cancellazione della visita a Davos al World Economic Forum, da parte del capo della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina.

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