Mentre i droni ucraini solcavano il cielo sopra San Pietroburgo nella mattinata di apertura del Forum economico internazionale (Spief), colpendo il terminal petrolifero del porto cittadino e una base navale su un’isola al largo della costa, la metropoli sulla Neva cercava di mantenere l’atmosfera di solennità e rappresentanza che da anni caratterizza l’appuntamento più atteso del calendario economico russo.
Le autorità locali hanno inviato messaggi di allerta ai residenti e agli ospiti del forum, avvertendoli del pericolo e di possibili interruzioni alla connettività mobile, in un contrasto stridente con le luci e il lusso degli hotel cittadini, già quasi esauriti da settimane.
IL RITORNO AMERICANO E IL DIALOGO TEDESCO-RUSSO
La novità più discussa di questa edizione è certamente il ritorno di una delegazione americana dopo dieci anni di assenza, segnale atteso da Mosca come possibile apertura di un nuovo capitolo nei rapporti con Washington. Ma a suscitare le polemiche più accese, almeno in Germania, è un altro fatto: per la prima volta dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, uomini d’affari tedeschi e russi si ritrovano attorno a un tavolo in un incontro economico ufficiale, con la domanda esplicita di come le imprese dei due paesi possano interagire nell’attuale scenario. Un’iniziativa che il governo tedesco guarda con palese fastidio, trattandosi di un riavvicinamento di natura imprenditoriale, non istituzionale o politica.
Kirill Dmitrijew, inviato speciale del presidente Vladimir Putin per la cooperazione economica internazionale, non ha mancato di sottolineare il valore simbolico del momento: “La Russia attende con gioia la grande delegazione di imprese tedesche al Forum economico internazionale”, ha dichiarato alla Berliner Morgenpost, aggiungendo che “i leader economici tedeschi indicano la strada giusta ai politici e ai funzionari del loro paese”.
Matthias Schepp, presidente del consiglio di amministrazione della Deutsch-Russische Auslandshandelskammer (Ahk), la camera di commercio estera tedesco-russa, la prende da lontano e offre una lettura di lungo periodo: “L’Occidente non dovrebbe lasciare a lungo termine la Russia, il suo grande mercato e le sue materie prime ad altri”, ha affermato, ricordando come solo le aziende cinesi abbiano fondato 1.400 nuove imprese in Russia nel primo trimestre dell’anno in corso. Insomma, San Pietroburgo vale una messa, anche se si tratta di un requiem.
LE IMPRESE TEDESCHE CHE RESTANO
I numeri raccontano infatti una storia imprenditoriale che va oltre le dichiarazioni politiche. Fino al febbraio 2022, la Germania era il principale partner commerciale europeo della Russia, con scambi che nel 2021 avevano raggiunto quasi 60 miliardi di euro. Le sanzioni occidentali hanno ridotto questo volume a meno di dieci miliardi l’anno scorso, ma circa 1.600 imprese tedesche risultano ancora operative sul territorio russo, secondo i dati forniti dalla stessa Ahk.
Tra queste figurano il gruppo della grande distribuzione Metro, la catena di negozi Globus, il produttore di macchinari per l’edilizia Liebherr e il noto produttore di cioccolato Ritter Sport, il quale – per mettersi a posto la coscienza – ha dichiarato di destinare i profitti generati in Russia a organizzazioni umanitarie.
Un’indagine condotta dall’Ahk su 750 suoi associati (265 le risposte pervenute) rivela che il 75% degli intervistati si dichiara soddisfatto dell’andamento delle proprie attività in Russia, nonostante le perdite milionarie generate dall’effetto delle sanzioni. Due terzi ritengono che tali misure stiano danneggiando seriamente o molto seriamente l’economia russa, eppure un terzo sostiene anche che le sanzioni stiano penalizzando la Germania più della Russia stessa. Il 39% degli intervistati afferma inoltre di non essere praticamente toccato dalle restrizioni.
L’ECONOMIA RUSSA E LA GUERRA CHE NON FINISCE
Quest’anno Vladimir Putin si trova a dover affrontare davanti alla platea internazionale una congiuntura economica interna tutt’altro che brillante: l’inflazione alta erode il potere d’acquisto della popolazione, mentre i tassi d’interesse elevati frenano gli investimenti. Gli esperti economici invocano una collaborazione più stretta tra la banca centrale russa e il governo per riportare l’economia su un percorso di crescita sostenibile. Nel frattempo, la guerra non accenna a fermarsi: nel fine settimana un nuovo attacco russo ha causato almeno dieci vittime civili e scatenato una notte di terrore a Kiev, mentre l’Ucraina continua a colpire quasi quotidianamente le infrastrutture petrolifere russe, con ripercussioni anche sulla disponibilità di carburante per aviazione nel paese. Il colpo inferto a San Pietroburgo è il segnale che oramai Kiev è in grado di rispondere colpo su colpo e con forte impatto mediatico e psicologico.
IL CASO AFD E LA QUESTIONE DEL GAS
Ma il fronte imprenditoriale non è l’unico a suscitare polemiche in Germania. Anche la partecipazione al forum di una delegazione del partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), composta tra gli altri dal vicecapogruppo al Bundestag Markus Frohnmaier, dal deputato Steffen Kotré, dal presidente regionale sassone Jörg Urban e dall’eurodeputato Petr Bystron, ha alimentato ulteriori tensioni nel dibattito politico interno.
Finanche alcuni ospiti del mondo culturale hanno annunciato la loro presenza a San Pietroburgo, tra cui il direttore d’orchestra Justus Frantz, l’editore berlinese Holger Friedrich e il regista Hubert Seipel. Parteciperanno a un evento dedicato alla cultura come strumento di dialogo in tempi di crisi. Sullo sfondo resta la domanda che più pesa sull’opinione pubblica tedesca: la Germania dovrebbe tornare ad acquistare gas e petrolio russi? Tra le aziende intervistate dall’Ahk, la risposta è netta: il 65% risponde affermativamente, auspicando che avvenga quanto prima, mentre il 31% si dice favorevole, ma solo a guerra conclusa.







