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I siti eCommerce chiuderanno come i negozi normali?

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Liberalizzazioni alla matriciana. Le disposizioni contenute nel disegno di legge che prevedono l’obbligo per gli esercizi commerciali di rispettare un minimo di 12 chiusure festive annuali, potrebbe abbattersi anche sui siti eCommerce.

Approvato alla Camera e attualmente in discussione al Senato, il disegno sulla liberalizzazione degli orari dei negozi vorrebbe mettere un po’ d’ordine in materia garantendo una legislazione minima sulla quale gli esercenti possano fare affidamento. Tra le novità contenute nel disegno di legge la possibilità per i negozi di garantire l’apertura h24, su questo niente di grave, anzi se uno volesse lavorare pure la notte dovrebbe essere libero di farlo. Problematica invece la questione relativa all’obbligo di 12 chiusure festive obbligatorie l’anno che potrebbe abbattersi anche sulle attività commerciali figlie del nostro secolo che di vacanze non ne vogliono sentir parlare: i siti eCommerce.

Forse un imperdonabile errore di distrazione per il legislatore. Se non lo fosse e qualora non si chiarisca meglio sul punto in questione, pensare che un sito eCommerce possa chiudere la serranda anche un solo giorno all’anno oltre che il contrario di una liberalizzazione è pura follia. Non si tratta qui di pensare solo a una crociata nei confronti dei colossi eCommerce, ma anche contro tutte quelle piccole attività commerciali – e persone sia chiaro – che se non fosse stato per il web avrebbero alimentato gli indici sulla disoccupazione. E poi, tecnicamente parlando è davvero possibile farlo? 

Una possibile chiusura sarebbe falcidiante per realtà italiane dell’eCommerce, è già difficile tenere botta ai concorrenti stranieri. Eventuali chiusure non farebbero altro che spingere i consumatori verso altri portali stranieri, quando quegli italiani saranno impegnati a “festeggiare”. Qualcuno dovrà spiegarlo poi agli italiani: nell’ultimo anno, con oltre 200 milioni di transazioni, l’ecommerce è aumentato del 22%. Oltre 22 milioni di italiani hanno fatto almeno un acquisto online nella loro vita con uno scontrino medio di 90 euro. E ad affidarsi ai siti eCommerce sono state anche quelle fasce “critiche” rappresentate dagli ultracinquantenni.

Le reazioni 

Sul web è profluvio di dichiarazioni. Secondo il presidente dell Consorzio del Commercio Elettronico Italiano di Netcomm Roberto Liscia: «Il settore dell’eCommerce non può essere soggetto ad una regolamentazione in tal senso, poiché per sua natura è un’attività eseguibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Inoltre, sempre per definizione, il commercio elettronico attiene a transazioni che non si svolgono in un punto di vendita fisico, con conseguente impossibilità di applicazione di tale proposta normativa». Giù anche l’Antitrust secondo cui il disegno di legge in discussione al Senato è «un passo indietro nel già difficoltoso processo di liberalizzazione e di ammodernamento del settore». Così come Federdistribuzione: «Una restrizione della liberalizzazione sugli orari di apertura avrebbe effetti negativi, che peggiorerebbero il servizio offerto ai consumatori. Inoltre meno giornate di apertura significano meno ore lavorate e quindi meno salari distribuiti e minor bisogno di collaboratori da parte dei punti vendita».

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Dall’altro lato della barricata la Confesercenti: «La liberalizzazione è stata disastrosa, ha creato un regime di concorrenza insostenibile per i piccoli esercizi di vicinato (che hanno chiuso a migliaia) e da cui non hanno tratto vantaggio neanche i giganti della grande distribuzione, oggi in sofferenza». A favore di maggior regolamentazione anche Confcommercio: «Le nuove disposizioni lasciano intatta la libertà degli esercenti di restare aperti anche 24 ore al giorno. Quello che verrebbe introdotto è soltanto l’obbligo di chiusura nelle 12 festività nazionali 6 delle quali potrebbero tuttavia essere sostituite dagli esercenti con altrettanti giorni a loro libera scelta. Ci sembra una regolamentazione minima».

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