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Elezioni Italia: ecco cosa cambia se adottiamo il sistema elettorale tedesco

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sistema elettorale tedesco

Il sistema elettorale tedesco, su cui i maggiori partiti trovano un accordo, è un sistema che combina alcune caratteristiche del sistema proporzionale e alcune del maggioritario

 

Non c’è ancora una data per le elezioni che dovranno eleggere il nuovo Premier. D’altronde non abbiamo ancora nemmeno un sistema di voto. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord, i quattro principali partiti in Parlamento, potrebbero aver raggiunto un accordo sulla legge elettorale negli ultimi giorni. Anche il Belpaese, infatti, potrebbe adottare il sistema elettorale tedesco, che combina alcune caratteristiche del sistema proporzionale e alcune del maggioritario.

Si tratta ancora di ipotesi, però. Non c’è nulla di concreto, non c’è ancora un testo di legge definitivo che possa far pensare che si andrà presto al voto. Ma andiamo per gradi.

Come funziona in Germania?

Nella pratica, quello tedesco, è un sistema proporzionale, in cui la distribuzione del voto degli elettori si rispecchia con la distribuzione dei partiti in Parlamento. Dunque, se la forza politica ottiene il 40% dei voti nazionali, in Parlamento otterà il 40% dei seggi. Non solo: il sistema riprende anche alcune componenti del sistema maggioritario, in cui è previsto che i candidati, non i partiti, si affrontano direttamente nei collegi, passa chi riesce a ottenere voti in più.

Ci spieghiamo. Gli elettori tedeschi, infatti, dispone di due voti. Con il primo sceglie un singolo candidato all’interno del proprio collegio, in un sistema maggioritario, decidendo su chi dovrà essere eletto. Il secondo voto serve, invece, all’elettore per una lista o un partito. I candidati del colleggio scelti con il primo voto sono eletti in ogni caso, anche se sono in numero maggiore rispetto alla quota proporzionale che spetterebbe a un partito. In questo caso si aumenta il numero dei deputati aventi diritto ad elezione degli altri partiti, in modo da ottenere la proporzione decisa dal popolo. Il numero dei parlamentari non è dunque deciso a priori. Oggi, il Parlamento conta 630 membri. Nel 2009 erano composto da 622 membri.

I vantaggi del sistema elettorale tedesco

Facili da immaginare. Il sistema proporzionale non lascia spazio a distorsioni di vari tipo, secondo cui (come funziona nel sistema Britannico) basta avere la maggioranza per conquistare il 50% dei seggi.

Il sistema elettorale tedesco, poi, contribuisce a creare un rapporto diretto tra votanti e votati. Per farsi conoscere (e farsi votare) i candidati dei collegi uninominali, fanno campagna nel collegio poiché ottengono numerosi voti potranno essere eletti indipendentemente da come andrà il resto del partito nel “secondo voto”.

Come sarebbe il sistema tedesco – italiano?

Partiamo con il dire che in Italia non possiamo accogliere tout court il sistema elettorale tedesco, dal momento che, tra le altre cose, nella nostra Costituzione prevediamo un numero fisso di deputati. In Germania, a differenza che in Italia, c’è il federalismo e non c’è il bicameralismo perfetto.

Il sistema elettorale tedesco andrebbe quindi adattato alle nostre leggi. Fino ad oggi, si sa che i partiti principali sarebbero d’accordo sull’adozione di questo sistema, ma non c’è un testo definitivo che ci faccia comprendere come potrebbe essere.

Forse, proprio il fatto che debba esser adattato, procurerà non pochi problemi, portando i diversi partiti a ritirare il loro appoggio a questo sistema. Sicuramente, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord dovranno decidere il da farsi se una lista elegge più candidati con il sistema maggioritario di quanti gliene spettino con quello proporzionale. Si tratta di cose da dover stabilire prima e a priori, dal momento che il numero dei deputati non è flessibile.

Cosa cambierebbe?

Il confronto arriva con il Mattarellum, ovvero il sistema utilizzato in Italia fino al 2006.

La legge elettorale italiana incentiva la coalizione dei diversi partiti, cosa che non avviene nel sistema proporzionale tedesco (ciascun partito ottiene quello i seggi in base ai voti, correndo da solo). In Italia, in passato, la coalizione serviva alle diverse forza politiche per per sostenere a vicenda i propri candidati nei collegi uninominali in cui si decidevano due terzi del Parlamento.

Questo si traduce nel fatto che per governare, serve un’allenza molto grande, che coinvolga più forze politiche. In pratica, in base ai sondaggi, oggi la sola alleanza tra PD e Forza Italia non basterebbe per governare. Considerando lo sbarramento (previsto dal sistema tedesco) dei partiti che hanno ottenuto solo il 5% e considerando che il M5S non intende siglare alleanze, l’unica maggioranza teoricamente possibile sarebbe composta da Partito Democratico, Forza Italia, Alleanza Popolare e Movimento Democratici e Progressisti.

Quando si voterà?

elezioni parlamentoLo abbiamo già detto, una data non c’è. Certo è che dop aver votato il sistema elettorale, non resterà che fissare il voto. Dal M5S arriva una prima ipotesi di data: il 10 settembre.

“Non siamo disposti a scendere a compromessi né a votare altre corbellerie incostituzionali come il Verdinellum e il Rosatellum. La discussione sulla legge elettorale da noi proposta deve avvenire in maniera trasparente nella sede apposita: il Parlamento”, si legge sul blog di Beppe Grillo. “Venerdì 8 settembre 2017 ricorre il decimo anniversario del primo V-Day. Le elezioni domenica 10 settembre con la cancellazione dei privilegi sarebbero un modo magnifico per festeggiarlo. Noi ci siamo“.

Voto elettronico: pro e contro

C’è chi si augura che il voto elettronico sia la nuova modalità di scelta dei candidati, convinto che il digitale eliminerebbe il rischio di errori umani nel conteggio dei voti. Nessuna manipolazione a posteriori, risultati in tempo reale e semplificazione. C’è chi invece si appella, preferendo i metodi tradizionali, all’investimento che richiede l’implementazione dei sistemi che potrebbero garantire il voto elettronico. A far paura, poi, è anche il rischio hacker.

Voto elettronico: quando in Italia?

Mentre il BelPaese combatte ancora la scarsa digitalizzazione, alcuni Paesi hanno già sperimentato il voto elettronico. Parliamo di Paesi come Regno Unito, Usa, Norvegia (che ha rinunciato all’i-voting non vedendo variazioni di affluenza), Brasile ed Estonia, dove nel 2007 ben  un milione e 300 mila abitanti hanno votato in digitale, inserendo la propria carta d’identità elettronica e una password. Chi non aveva il pc poteva affidarsi a postazioni pubbliche.

L’Italia sembra invece lontana dallo sperimentare il voto elettronico. E non solo per arretratezza nel campo digitale. Gli impedimenti al voto potrebbero essere anche costituzionali: a nostra Carta, all’art. 48, prevede che il voto sia «personale e segreto». Con il voto elettronico si potrebbe risalire all’identità del votante.Amministrative 2016

A dirla tutta, un tentativo verso la digitalizzazione del voto è stato effettuato alle politiche del 2006: gli elettori hanno votato a mano ma, in quattro regioni, i dati sono stati scrutinati virtualmente e trasmessi al Viminale attraverso una chiavetta Usb. Non mancarono, però, le accuse di brogli. Le falle informatiche fanno paura (non solo all’Italia) e tra ipotesi e previsioni, sembra per ora che il metodo di voto tradizionale sia preferibile.

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