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Perché serve un governo Draghi e una nuova legge elettorale

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legge elettorale Italia

Legge elettorale e non solo. Il post di Alessandra Servidori

 

Invertire il segno delle cose? Non si percepisce nessun respiro. Lo dico con franchezza: mi auguro che si vada alle elezioni entro i termini possibili accompagnati da un Governo Draghi che ci aiuti ad assestare la situazione italiana e ripristini i diritti costituzionali violati. E noi cittadine e cittadini, trattati come sudditi ignoranti, possiamo trovare la forza e la lucidità per fare quello che serve.

Le prossime elezioni saranno le prime dopo il taglio del Parlamento, con l’entrata in vigore il 5 novembre del corrente anno della legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1 “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari“ in GU Serie Generale n.261 del 21-10-2020. Siamo consapevoli che se non si modifica la legge elettorale, sarebbe l’ennesima votazione con una legge elettorale incostituzionale, la terza della serie: 1) l.n. 270/2005 (porcellum) nel 2006-2008-2013; 2) l.n. 165/2017 (rosatellum) nel 2018 e 3) l.n. 165/2017 con le modifiche peggiorative della l.n. 51/2019 , ma con rischio di elezioni anticipate.

Dal 2005 tra le leggi elettorali incostituzionali approvate dal Parlamento ricordiamo anche la l.n. 52/2015 (italikum), ma non è mai stata applicata, perché fatta annullare della Corte Costituzionale, con la sentenza n.35/2017, grazie all’iniziativa di 23 ricorsi.

A differenza di Spagna, i cui costituenti avevano ben presente il modello italiano, nel senso di scelte da evitare in materia di controllo di costituzionalità e di revisione costituzionale, e Germania, non abbiamo l’accesso diretto dei cittadini alla Corte o Tribunale costituzionale in caso di violazione di diritti costituzionali fondamentali, tra i quali è sempre compreso il diritto di voto. Da noi bisogna trovare un giudice sensibile ai valori, costituzionali, cosa non facile perché quando controparte è lo Stato, e dunque il Presidente del Consiglio dei Ministri; non tutti i Tribunali sono competenti, ma solamente quelli di Roma o del Comune sede del capoluogo del Distretto di Corte d’Appello, dove ha sede l’Avvocatura distrettuale dello Stato. Pensare che la Cassazione ha statuito che «La controversia, siccome appunto avente ad oggetto l’esercizio del diritto di voto, deve ritenersi radicata nel luogo ove si esercita il diritto, ovvero nel comune di residenza, nelle cui liste elettorali sono iscritti i ricorrenti» (Cass. Civ., VI-1, ord. n. 3395/18). Per l’art. 54 Cost. «Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi» e agire in giudizio per il diritto di votare secondo Costituzione, non è solo un diritto, ma anche un dovere, che lo Stato e il Governo non hanno ragione di contrastare, perché «la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» (art. 1 c. 2 Cost.), quindi non si può correttamente esercitare la sovranità nel procedimento elettorale, se la legge elettorale non è costituzionale.

Le incostituzionalità della legge elettorale sono evidenti (liste totalmente bloccate, voto congiunto obbligatorio di liste plurinominali e candidati uninominali, premio di maggioranza nascosto, mancato rispetto percentuali seggi proporzionali e maggioritari), ma il termine per l’esercizio della delega è di 60 giorni dall’entrata in vigore della l. cost. n. 1/2020, perciò entro il 3 febbraio 2021. Sembra, però, che tutti abbiano fretta, non di votare la maggioranza e il Governo, ma perché, paradossalmente, una legge applicabile subito diventa uno strumento di ricatto per tenere a freno i malumori nella sempre disastrata maggioranza, appena si parla di fondi europei.

Vero è che costoro non sono  in grado di governare la situazione caotica da loro stessi scatenata per incompetenza bulimia di potere, egoismo selvaggio. La pandemia è il loro scudo opportunista e cinico per le centinaia di miliardi di euro in arrivo, prima o poi, con la Ue che ci umilia, giustamente, in vista di un rinnovato super scudo della BCE ma con una situazione bancaria nostrana al limite della bancarotta e la presunzione di saper contrastare l’evasione con la questione dei pagamenti con carta di credito  parzialmente ristorati. Il tutto condito dallo scaricabarile dei politici e dei pubblici amministratori che non sapendo governare non trovano niente di meglio che accusare i cittadini di  tenere comportamenti irresponsabili, e quella parte del popolo che essendo tutt’altro che civile non trova niente di meglio che coprire le proprie vergogne scaricando ogni responsabilità sulla casta e i suoi privilegi. Minoranze feticce contro maggioranze indecorose.

Noi cittadine e cittadini dobbiamo prenderci la responsabilità come singoli o associati anche in assenza di un soggetto politico adeguato che dell’attuazione dell’art. 3 c. 2 Cost., faccia lo scopo del suo programma, assicurando tutti i diritti fondamentali a partire dall’istruzione alla salute minacciate dalla pandemia, con scelte di politica economica, finanziaria, tributaria e industriale, rispettosa dell’ambiente, ispirate dai principi del Titolo III Rapporti economici della Parte Prima della Costituzione, per contrastare le crescenti diseguaglianze e la tentazione di autonomie sempre più differenziate tra le Regioni.

Vero è che Cassese è il maestro costituzionalmente eccellente, che Draghi è l’ispiratore saggio e competente di un risanamento indispensabile, e vero è anche ciò che Rino Formica, grande riformista ancora scintillante, ha già visto ciò che non appare così lucidamente ad altri: “Stavolta i fondi europei non sono solo un indebitamento dello Stato italiano, del quale gli altri si possono disinteressare, ma sono un indebitamento degli Stati europei. Si può pensare che la Germania, che sarà donatore netto, davanti a prenditori netti dissipatori, starà a guardare? Non è possibile. Arriverà una forma di potere parallelo: una nuova sovranità europea”.

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