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Amministrative 2016. Sale la voglia di voto elettronico

Elezioni

Le Amministrative 2016 hanno chiamato gli italiani al voto in più di 1300 Comuni in una giornata  calda di giugno. In tanti hanno rinunciato al voto… e se si fosse votato anche da casa o dalla spiaggia?

Votare il proprio sindaco anche da casa o tra un bagno a mare e l’altro, mentre ci si gode il calore del sole. Le Amministrative 2016 che hanno chiamato gli italiani al voto in una calda giornata di sole hanno fatto salire la voglia di voto elettronico, a distanza. Ma c’è chi si accontenterebbe, per il momento, anche del voto elettronico in cabina elettorale: eliminerebbe i rischi di errori umani nel conteggio e tutto sarebbe molto più trasparente.

Alle porte del 2000 eravamo convinti che tra i tanti cambiamenti del nuovo millennio vi fosse anche quello sulle modalità di voto e invece, ieri, chi ha scelto di esercitare il diritto-dovere lo ha fatto proprio come  settant’anni fa al referendum del 2 giugno, ovvero con matita incancellabile su carta.

Amministrative 2016 con voto elettronico: cosa sarebbe cambiato?

Cosa sarebbe cambiato se il voto delle Amministrative 2016 fosse stato elettronico? Tutto o niente. Dipende, ovviamente, se per voto elettronico si intente e-voting o i-voting. Il primo predeve il voto in cabina elettorale tramite computer, il secondo, invece, indica la possibilità di votare a distanza mediante una connessione a internet. Se ieri si fosse votato con l’e-voting forse sarebbe cambiato poco, chi sarebbe andato a votare (ci auguriamo) non avrebbe certo basato la sua scelta in base allo strumento, ma sempre sulla condivisione del programma. Se si fosse votato alle Amministrative 2016 con l’i-voting allora qualcosa sarebbe cambiato realmente, a partire dall’affluenza. Forse avrebbe votato anche chi approfittando del ponte del 2 giugno, ieri non era nella propria città. E i numeri e i risultati che oggi leggiamo sarebbero potuti essere ben diversi.

Voto elettronico: pro e contro

C’è chi si augura che il voto elettronico sia la nuova modalità di scelta dei candidati, convinto che il digitale eliminerebbe il rischio di errori umani nel conteggio dei voti. Nessuna manipolazione a posteriori, risultati in tempo reale e semplificazione. C’è chi invece si appella, preferendo i metodi tradizionali, all’investimento che richiede l’implementazione dei sistemi che potrebbero garantire il voto elettronico. A far paura, poi, è anche il rischio hacker.

Amministrative 2016

Voto elettronico: quando in Italia?

Mentre il BelPaese combatte ancora la scarsa digitalizzazione, alcuni Paesi hanno già sperimentato il voto elettronico. Parliamo di Paesi come Regno Unito, Usa, Norvegia (che ha rinunciato all’i-voting non vedendo variazioni di affluenza), Brasile ed Estonia, dove nel 2007 ben  un milione e 300 mila abitanti hanno votato in digitale, inserendo la propria carta d’indentità elettronica e una password. Chi non aveva il pc poteva affidarsi a postazioni pubbliche.

L’Italia sembra invece lontana dallo sperimentare il voto elettronico. E non solo per arretratezza nel campo digitale (solo qualche settimana fa il nostro Paese ha inaugurato lo Spid, l’identità digitale dei cittadini). Gli impedimenti al voto potrebbero essere anche costituzionali: a nostra Carta, all’art. 48, prevede che il voto sia «personale e segreto». Con il voto elettronico si potrebbe risalire all’identità del votante.

A dirla tutta, un tentativo verso la digitalizzazione del voto è stato effettuato alle politiche del 2006: gli elettori hanno votato a mano ma, in quattro regioni, i dati sono stati scrutinati virtualmente e trasmessi al Viminale attraverso una chiavetta Usb. Non mancarono, però, le accuse di brogli. Le falle informatiche fanno paura (non solo all’Italia) e tra ipotesi e previsioni, sembra per ora che il metodo di voto tradizionale sia preferibile.

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