Sigonella, il no dell’Italia è “un messaggio a Washington”.
Il diniego italiano alla richiesta operativa americana di utilizzare la base militare di Sigonella, in Sicilia, sta alimentando il dibattito pubblico, tra retroscena, ricostruzioni giornalistiche e smentite ufficiali.
Si è trattato di una scelta puramente tecnica, legata al mancato rispetto delle procedure previste dagli accordi, oppure di un segnale politico preciso da parte del governo italiano?
Startmag ne ha parlato con il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica.
Generale, si aspettava il rifiuto dell’Italia in questo caso?
“È previsto dalle regole, è previsto dagli accordi, per cui non c’è nessuna sorpresa al riguardo. L’unico a essere sorpreso sembra essere Trump, ma gli accordi sottoscritti e rinnovati nel tempo dicono che Sigonella – base italiana utilizzata dall’Alleanza Atlantica – attualmente ospita dei reparti americani, che possono operare nel quadro delle operazioni della Nato. Operazioni che non siano in questo quadro devono essere autorizzate di volta in volta. Con il dovuto anticipo, chiaramente, la richiesta deve arrivare e quando è opportuno politicamente l’autorizzazione viene concessa, come è accaduto nel 2020, se non ricordo male per un’operazione nel quadro della lotta antiterrorismo”.
A suo avviso, quindi, si tratta di un diniego puramente tecnico, legato al mancato rispetto di trattati accordi, e non di una scelta politica.
“È legato al rispetto degli accordi che costituisce anche una scelta politica, nel senso che il governo italiano avrebbe potuto dare il suo assenso, appunto con una richiesta presentata nei tempi dovuti, ma ha deciso di non farlo. Quindi è stata una decisione politica, presa dal nostro governo, dal ministro Crosetto, dal primo ministro, quindi assolutamente in linea con quello che è il comportamento fra paesi sovrani”.
Ma decisioni di questo tipo devono sempre essere comunicate ufficialmente o possono non essere divulgate/confermate?
“Non si tratta di informazioni che sono normalmente rese pubbliche. Esistono canali di comunicazione a livello diplomatico e militare che vengono utilizzati come per molte altre questioni. Il fatto che in questo caso sia stata resa pubblica rappresenta quindi un elemento in più”.
Il Corriere della Sera ha scritto: “Esiste anche una versione con sfumature diverse: e cioè che il governo abbia chiuso un occhio per troppi giorni, fino a quando non è stato deciso, a tavolino, di non farlo più. In alcuni ambienti, anche diplomatici, è un’ipotesi accreditata”. Ma stamattina il ministro Crosetto ha smentito nettamente via X.
“Qui qualcuno fa delle ipotesi, lancia delle idee senza avere la minima evidenza di una realtà. Io sono rimasto abbastanza sorpreso di questa illazione del Corriere della Sera. In base a che cosa viene fatta? Soltanto per agitare le acque? Benissimo ha fatto Crosetto a dire che non è vero. Questo è quello che oggettivamente è scritto nella storia. Poi uno può farsi tutti i film che vuole”.
Sempre secondo quanto ricostruito dalla stampa sul caso della base di Sigonella, emerge una possibile contraddizione. Da un lato si sostiene che gli Stati Uniti non avessero richiesto alcuna autorizzazione preventiva, dall’altro si parla di una richiesta poi respinta dal ministro. Come si spiega questa discrepanza?
“Quello che leggo è che è stata fatta una richiesta mentre i velivoli erano già per aria, quindi senza avere neanche il minimo tempo ragionevole per poterla esaminare politicamente. Quindi si tratta di una richiesta che era morta in partenza. Altri scenari non li conosco, non ho evidenze”.
Generale, se la richiesta, come parrebbe, fosse arrivata quando i velivoli erano già in volo, si potrebbe interpretare come una pressione nei confronti del nostro Paese?
“Forse come una pressione no, ma come un dare per scontato che ci sarebbe stato un assenso, il che si è rivelato non vero”.
In conclusione, dunque, questo diniego da parte dell’Italia va letto come un passaggio tecnico obbligato oppure come un segnale politico preciso nei confronti degli alleati?
“Tutte e due le cose: da un lato ci sono regole e procedure che non sono state rispettate; dall’altro c’è anche un aspetto politico, ossia la volontà di segnalare in modo chiaro ed esplicito agli Stati Uniti che non intendiamo essere coinvolti in un conflitto voluto esclusivamente da Trump e dalla Casa Bianca”.







