Caro direttore,
la nota della presidenza del Consiglio e il post del ministro della Difesa Guido Crosetto, seppure molto convincenti, cercano di derubricare a questione meramente tecnica una decisione dall’elevata valenza politica.
Mi riferisco ovviamente al fatto che l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella per l’atterraggio di bombardieri per la guerra contro l’Iran.
Per inquadrare fattualmente la questione ricorriamo all’Ansa:
L’episodio, avvenuto qualche giorno fa, è riportato dal Corriere della sera e confermato da fonti informate. Il diniego del ministro della Difesa Guido Crosetto è partito quando si è appreso del piano di volo di alcuni asset aerei Usa, che prevedeva di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno però aveva chiesto alcuna autorizzazione né aveva consultato i vertici militari italiani: il piano era stato infatti comunicato mentre gli aerei erano già in volo e dalle verifiche è emerso che non si tratta di voli normali o logistici e quindi non sono compresi nel trattato con il nostro Paese. La richiesta Usa, poi negata dall’Italia, per l’utilizzo della base di Sigonella riguardava alcuni giorni fa l’atterraggio di bombardieri. Lo si apprende da fonti informate. Non essendo previsto dai trattati, il ministro della Difesa Crosetto ha negato l’autorizzazione per l’atterraggio del velivolo.
Un lancio, quella della prima agenzia stampa italiana, in verità non chiarissimo. Perché da un lato si dice che non era stata chiesta un’autorizzazione, ma poi si parla di “richiesta Usa”. Nell’un caso o nell’altro, che ci sia stato un diniego è un fatto, dunque c’è stata una decisione discrezionale: quindi non un atto tecnico, ma politico.
Un fatto ad alta connotazione politica come lo è stata anche la nota della presidenza del Consiglio di critica ad Israele sul caso Pizzaballa.
Un uno-due diplomatico-militare dalle nette implicazioni geopolitiche che, assieme al repulisti innescato da Meloni dopo il referendum, delineano un’impostazione governativa con alcune torsioni significative rispetto alla postura dell’esecutivo fino ad alcuni giorni fa, come peraltro si nota in ambienti molto vicini al centrodestra.
Dopo il referendum si è abbandonata un’impostazione garantista per disarcionare un alto dirigente ministeriale (Bartolozzi), un sottosegretario (Delmastro) e un ministro (Santanchè), chiaramente come segnale agli italiani dopo la sconfitta al referendum sulla riforma del Csm.
E sui casi Pizzaballa e Sigonella emerge una connotazione governativa che emenda o supera o integra un allineamento – evidente avuto fino a pochi giorni fa da parte del governo – alle politiche americane e israeliane.
I prossimi giorni si incaricheranno di confermare o meno questa novità che sta emergendo. E si osserverà se questi indubbi segnali che ci sono stati potranno essere propedeutici per un diverso rapporto con le opposizioni per trovare un terreno comune di azione, a partire dalla riforma elettorale.
Vedremo.
Michelangelo Colombo







