Più che un caso diplomatico, il “no” del governo all’alleato statunitense in merito all’uso dell’aeroporto militare di Sigonella, in Sicilia, per i cacciabombardieri anti Iran sembra essere un caso mediatico.
IL “NON CASO” DI SIGONELLA
Il fatto è stato immediatamente minimizzato dagli stessi americani (il ministero della Guerra Usa a Repubblica avrebbe assicurato: “L’Italia fornisce attualmente sostegno, garantendo accesso, basi e diritti di sorvolo per le forze americane”) segno che la Casa Bianca al momento è assai più indispettita con Francia, Gran Bretagna e Spagna.
Non solo, come già riportato ieri, quanto avvenuto è stato ancor più velocemente ricondotto al mero rispetto di regole e procedure relativi ad accordi presi 72 anni fa tanto dal dicastero della Difesa quanto da Palazzo Chigi.
Insomma, questa nuova riedizione 2026 della crisi di Sigonella del 1985 probabilmente non finirà oggetto degli strali quotidiani di Donald Trump su Truth che pure non perde occasione per vomitare via social sugli alleati europei la sua delusione per il mancato supporto nella guerra voluta da Tel Aviv. Tuttavia la vicenda, per via del suo carattere eccezionale e inatteso, agita e non poco i giornali di destra e quantomeno anima un po’ le nostre rassegne quotidiane, ultimamente divenute fin troppo seriose.
LE VARIE DECLINAZIONI DI SOVRANISMI
L’equilibrio sovranista viene spesso messo a dura prova dal dubbio se mantenere una posizione troppo accondiscendente rispetto a un altro Stato, benché anch’esso a guida sovranista, non renda di fatto meno sovranisti. Non si fanno di simili filosofeggiamenti al Giornale, che a titoli cubitali titola: “No a Trump – Lo stop italiano su Sigonella spiazza la sinistra” (sebbene non si capisca che c’entri), mentre di spalla c’è un pezzo a firma Filippo Facci che analizza somiglianze e differenze storiche con il caso di 41 anni fa (“Quel niet di Craxi nella notte dell’85. Vince ancora la nostra sovranità”) mentre soprattutto troneggia l’editoriale di Tommaso Cerno, direttore del Giornale ed ex direttore del Tempo, che raggiunge l’apoteosi con un’ode dedicata a “Giorgia Washington”.
I “NO” ORA VANNO BENE AL GIORNALE
“Trump – si legge – fa benissimo ad affrontare l’Iran e la cupola del terrorismo internazionale: io – scrive Cerno proiettandosi a Palazzo Chigi – le basi le avrei concesse (come sempre ha fatto la sinistra quando era al governo e non aveva l’ossessione per Meloni). Ma sono certo che chi governa sia più saggio di me. Per cui mi domando di cosa dovrebbe riferire Meloni” in Parlamento “visto che ha fatto esattamente ciò che l’opposizione auspicava”, con buona pace del fatto che, in attesa della riforma costituzionale sul premierato, il nostro è ancora un assetto Parlamentare.
Ma Cerno va oltre: il no sull’uso di Sigonella ha “dimostrato al tempo stesso che gli insulti che provengono da sinistra (“Schiavi di Trump”, “Sudditi dell’America”), sono balle: nemmeno Trump ha avuto modo da dire sulla scelta di negare Sigonella che, come racconta Filippo Facci, costò invece a Craxi il gelo con Regan”. Ma “Meloni di “no” ne ha pronunciati più di uno: sia agli Usa, sia all’Europa”, tutti “no politici che hanno dato all’Italia maggior peso internazionale”.
L’unico “no” rimasto sul gozzo a Cerno è stato insomma quello arrivato con la recente chiamata referendaria.
(MAL)TEMPO
Sceglie il taglio basso invece il Tempo (il direttore Daniele Capezzone decide di non “aprire” il giornale sul caso Sigonella, al quale dedica il suo editoriale), che nel dare la notizia enfatizza le minimizzazioni arrivate ieri dal civico 123/A di via XX Settembre, sia da Palazzo Chigi: “Sigonella, no di Crosetto. Meloni: nessuna tensione” e occhiello misurato: “L’Italia nega l’uso della base per i bombardieri Usa. Il ministro della Difesa: “Non c’è sospensione all’uso dei siti”. Al corredo di ciò si segnala però il commento di Federico Punzi dal titolo perentorio: “Ora non si lasci campo libero alla narrazione anti-Trump”.
🇮🇹🇺🇲🗞️ Sigonella: una decisione di politica interna contro i nostri interessi nazionali; il progressivo distanziamento da Trump; un errore lasciare campo libero alla narrazione anti-trumpiana e propal della sinistra 😔.
Mio commento su @tempoweb 👇🏻
Grazie al direttore @Capezzone pic.twitter.com/zkNxce2kjQ— Federico Punzi (@jimmomo) April 1, 2026
“Una questione procedurale – annota Punzi che – si poteva evitare. Il rispetto formale degli accordi (ci mancherebbe non rispettarli) non cancella il timore che sia sottovalutata la portata politica”.
Anche perché non ci sarebbe, a detta del Tempo, alcun merito nel volersi rifare all’episodio originale, definito dal direttore Daniele Capezzone “la pagina più discutibile di Craxi”: “Gli Usa – si legge nell’editoriale – volevano prelevare i terroristi per portarli negli Stati Uniti. Ma Craxi disse no rivendicando il diritto dell’Italia a processarli qui. Seguirono ovazioni anche da sinistra. Risultato? I terroristi fuggirono e l’Italia mostrò un volto assai meno glorioso: un opaco doppio binario, a parole con Usa e Israele ma nei fatti con silenzi e complicità a favore del terrorismo mediorientale”.
Chiaro insomma l’avvertimento del quotidiano: meglio restare dichiaratamente atlantisti, tanto più se ad abitare la Casa Bianca c’è un presidente particolarmente umorale, scollandosi al contempo di dosso quelle dicerie che da quarant’anni a questa parte sostengono che l’Italia abbia evitato attentati terroristici dialogando sottobanco con le fazioni più pericolose del Medio Oriente.
PACTA SUNT SERVANDA
Titola invece sulla necessità di rispettare i patti, anche da parte americana, Il Secolo d’Italia: “Patti chiari” scrive a caratteri cubitali. Gabriele Alberti non ha dubbio: “Ci sono i trattati da rispettare. Palazzo Chigi e il ministro Crosetto sono stati chiarissimi”. Anziché leggere gli interventi dell’esecutivo come tentativi di minimizzare, per la testata “Il chiarimento giunto da Palazzo Chigi ha delineato le coordinate entro le quali il nostro governo ha agito e agirà in futuro: condivisione con il Parlamento delle decisioni e rispetto dei trattati internazionali”.
LIBERO DI NON ENFATIZZARE IL CASO SIGONELLA
La testata che solitamente dà maggiori soddisfazioni in rassegna, coi suoi titoli volutamente urlati, ovvero Libero, dedica l’apertura sì all’America ma per colpire i 5 Stelle (“Conte a tavola con l’amico di Trump – Mentre continua a tuonare contro il governo ‘troppo vicino agli Usa’, il leader M5s si incontra al ristorante con Paolo Zampolli, imprenditore vicinissimo a Donald”). Solo sotto fa riferimento al caso del giorno, ma in un titolo condiviso con i messaggi che arrivano dal Vaticano: “L’Italia nega l’uso di Sigonella agli americani. Il Papa: ‘La Casa Bianca cerchi la pace”.
Di spalla però il commento di Lodovico Festa traccia la via: “Legittimo criticare Washington, ma ricordiamoci chi è il nemico” richiamando alla memoria le decine di migliaia di giovani che chiedevano libertà e sono state invece trucidate dal regime degli ayatollah, motivo per il quale Washington e Tel Aviv sostengono di essere entrati in guerra con Teheran.
LA VERITÀ SU SIGONELLA
“Il governo nega Sigonella agli Usa – Niente base per i caccia diretti nel Golfo. Il Papa chiede a Donald di farla finita” è la lettura dei fatti a mezza pagina, sotto la fotonotizia sul tracollo nella Nazionale di calcio, de La Verità.
Sul sito si va oltre con l’interpretazione della vicenda: “Roma ferma gli americani a Sigonella. E stavolta il Pentagono ci dà ragione”.
L’EQUILIBRISMO DEL FOGLIO
Sembra invece barcamenarsi il Foglio che intende il “no a Trump” come uno “schiaffo” che “si fa carezza”. E sferza, parafrasando Karl Max, l’esecutivo: “Sigonella si ripete due volte: la prima come eroismo di Craxi, la seconda come post di Crosetto”. “Non siamo a disposizione di Trump”, si fa notare, “ma un atto di fierezza, di sovranità, si rovescia in un’emergenza diplomatica, di comunicazione”, benché al momento non se ne abbia affatto notizia. “Con Trump – l’avvertimento del quotidiano diretto da Claudio Cerasa – non sono tempi per esibizioni”.
La medesima posizione ballerina si rintraccia in un commento dal titolo “La vera domanda su Sigonella” e dal catenaccio eloquente: “L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base militare. A livello procedurale, il governo ha avuto le sue buone ragioni. Ma qui sta l’ambiguità: si denuncia l’Iran, si temono i suoi effetti regionali, energetici e militari. Poi però, quando il confronto diventa concreto, ci si rifugia nel linguaggio notarile delle procedure”. Insomma, Roma peccherebbe proprio come denunciato a più riprese da Trump (che però si riferiva genericamente alla Nato) di eccessiva pavidità e di intollerabile utilitarismo: vuole che qualcuno si occupi di Teheran senza essere messa in mezzo.
Il Foglio da tempo tiene a sottolineare che la linea del governo italiano non sia affatto succube di quella americana (si legga per esempio il pezzo del 9 marzo scorso “Perché i droni americani partiti da Sigonella non avevano bisogno del sì italiano”) e che quanto avvenuto sino a ora fosse supportato dalla lettera giuridica dei trattati. E lo fa anche nel pezzo in questione: “La storia di Sigonella, prima di diventare un simbolo politico, riguarda un fatto preciso. L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base militare perché il piano relativo ad alcuni bombardieri americani è stato comunicato quando gli aerei erano già in volo, senza consultazione preventiva con i vertici militari italiani. Per questo, su mandato del ministro della Difesa Guido Crosetto, è scattato il divieto di atterraggio. Su questo piano c’è poco da dire. Un governo serio non può accettare che un alleato consideri automatico ciò che automatico non è. Se gli accordi prevedono regole, quelle regole vanno rispettate.”
MA…
Ma “la diffidenza verso Trump non può diventare un alibi per evitare la domanda di fondo: l’Iran è o non è una minaccia strategica per l’occidente? E quando gli Stati Uniti decidono di colpire un attore che l’Europa da anni descrive come destabilizzante, pensiamo che stiano agendo contro i nostri interessi o anche a tutela dei nostri interessi? Qui sta l’ambiguità europea, e anche quella italiana. Si denuncia l’Iran, si temono i suoi effetti regionali, energetici e militari. Poi però, quando il confronto diventa concreto, ci si rifugia nel linguaggio notarile delle procedure. Le procedure contano, certo. Ma non possono diventare un modo elegante per evitare la sostanza. E la sostanza è questa: se davvero, come dicono Meloni e Crosetto, per autorizzare una missione del genere serve il Parlamento, la maggioranza avrebbe o no il coraggio di scegliere da che parte stare? Anche la neutralità, in certi casi, è una scelta”.
Insomma, la quasi totalità dei quotidiani sembra dire: bene gli eroismi di stampo sovranista, ma attenzione a fare i sovranisti con chi è più sovranista di te.













