L’Italia dovrà decidere entro la fine di maggio se ricorrere ai prestiti europei nell’ambito del programma Security Action for Europe (Safe) per finanziare spese in difesa e sicurezza.
È quanto ha indicato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a margine del seminario del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente della Nato alla Camera, sollecitato sulle prospettive di spesa pubblica per la Difesa alla luce della mancata uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione Ue per deficit che ha rimesso al centro del confronto politico il nodo delle risorse per la Difesa e della compatibilità con i vincoli di finanza pubblica.
Roma ha già richiesto 14,9 miliardi di euro nell’ambito dello strumento europeo Safe, mentre il governo continua a confrontarsi sugli impegni Nato e sull’aumento progressivo della spesa militare.
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IL DOSSIER SAFE E LA SCADENZA DI FINE MAGGIO
Crosetto ha spiegato che “L’Italia quest’anno dovrebbe aderire al meccanismo Safe, dobbiamo dare risposta entro fine maggio”. Il ministro ha precisato che la decisione finale dovrà arrivare dal Tesoro retto dal ministro Giancarlo Giorgetti.
Lo scorso 17 febbraio, i ministri delle finanze dell’Ue hanno approvato i piani nazionali di altri otto Stati membri, compreso il nostro Paese, per un totale di 74 miliardi di euro di finanziamenti, dunque circa la metà dei 150 miliardi di euro disponibili dal programma Safe. Con il via libera definitivo dell’Ecofin ai prestiti agevolati per la difesa, l’Italia beneficerà di un intervento di circa 14,9 miliardi di euro.
Ma sul ricorso ai fondi europei per difesa e sicurezza, Crosetto ha ribadito che “Dobbiamo dare risposta entro fine maggio e dovrebbe darla il ministero dell’Economia e delle Finanze”.
GLI IMPEGNI ITALIANI SULLA SPESA PER LA DIFESA
Crosetto ha ricordato che, allo stato attuale, gli impegni assunti dall’Italia restano quelli approvati dal Parlamento: un incremento della spesa per la Difesa dello 0,15% del Pil quest’anno e due aumenti consecutivi dello 0,20% nei due anni successivi.
“Questo è quello su cui sono fermo io come impegni parlamentari presi dall’Italia”, ha dichiarato il ministro, precisando però che le decisioni definitive spettino ad altri livelli dell’esecutivo e al Parlamento.
L’ULTIMA PAROLA SPETTA AL PARLAMENTO
Alla domanda su come conciliare nuove spese per la Difesa e prudenza economica, Crosetto ha risposto: “Chieda a Giancarlo Giorgetti, attendo le sue decisioni. Come io devo tener conto delle esigenze di difesa, lui deve tener conto delle esigenze economiche. Ognuno fa il suo lavoro, poi il Parlamento decide”.
RIGUARDO AI RAPPORTI TRANSATLANTICI
Dopodiché il ministro della Difesa ha affrontato anche il tema degli impegni italiani nella Nato e delle critiche mosse dall’amministrazione statunitense targata Trump sul ruolo dell’Italia nelle guerre in corso.
Crosetto ha escluso la necessità di una missione a Washington, spiegando che il confronto avverrà nel prossimo vertice Nato ad Ankara: “Non c’è bisogno che vada a Washington perché c’è Ankara a breve dove tutta la Nato si riunirà, ci sarà anche Trump, e quindi li’ ogni Paese dovra’ relazionare e spiegare quale sia il suo impegno all’interno della Nato nei prossimi anni».
LA QUESTIONE DELLE BASI NATO
Sulla possibilità che gli Stati Uniti riducano la presenza delle basi Nato in Europa, il ministro ha ribadito il ruolo strategico dell’Alleanza Atlantica. “Le basi Nato in Italia o in qualunque parte del mondo non sono delle basi al servizio della nazione in cui risiedono”, ha dichiarato Crosetto, aggiungendo che si tratta di strutture “che servono alla Nato, cioè a tutti gli alleati, quindi in egual modo all’Italia, agli Stati Uniti, alla Germania, a tutti quelli che ne fanno parte. Per cui non penso sia interesse di nessuno in questo momento indebolire l’organizzazione di difesa più potente che esista al mondo, proprio nel momento in cui il mondo è più instabile. Quindi primo interesse degli Stati Uniti secondo me e’ tenerle aperte”.
LA REPLICA A TRUMP SULL’IRAN
Crosetto ha anche replicato alle dichiarazioni del presidente americano secondo cui l’Italia non sarebbe stata al fianco degli Stati Uniti nella guerra con l’Iran.
“Non ho capito cosa vuol dire perché noi ci siamo stati come tutte le altre nazioni del mondo. Nessuno ci ha chiesto di far parte di questa guerra, nessuno sapeva che sarebbe scoppiata questa guerra con l’Iran. Mi pare che ci siamo comportati bene”, ha affermato il ministro.
IL FUTURO DEL MICHELANGELO DOME DI LEONARDO
Infine, nel corso dell’incontro, Crosetto ha affrontato anche il progetto Michelangelo Dome. Il sistema multi-dominio interconnesso basato sull’intelligenza artificiale, considerato centrale nella nuova strategia di Leonardo, annunciato lo scorso novembre dall’ormai ex ad del gruppo Roberto Cingolani. Proprio il progetto Michelangelo Dome è stato indicato tra gli elementi al centro delle ricostruzioni circolate sulla stampa riguardo alla mancata riconferma di Roberto Cingolani alla guida di Leonardo. Secondo tali indiscrezioni, avrebbero pesato il deterioramento dei rapporti con la presidente del Consiglio e divergenze sulla linea industriale del gruppo, in particolare proprio sullo sviluppo del progetto Michelangelo Dome.
Oggi il titolare della Difesa Crosetto ha dichiarato a Radiocor che “L’Italia è interessata ad avere un Dome, non so se Leonardo ne abbia uno da offrire”. Negli ultimi mesi il tema degli scudi di difesa aerea e missilistica è tornato al centro delle strategie europee di sicurezza, con governi e industrie della difesa impegnati nello sviluppo di nuovi sistemi integrati per la protezione dello spazio aereo e delle infrastrutture critiche. In questo contesto, il sistema multidominio annunciato da Cingolani non è l’unico programma in questa direzione. Anche Thales sta lavorando infatti allo SkyDefender.
Alla domanda sulla possibilità che il progetto Michelangelo vada avanti, Crosetto ha risposto: “Questo va chiesto all’amministratore delegato” del gruppo ex Finmeccanica. La scorsa settimana l’assemblea degli azionisti di Leonardo ha nominato infatti Lorenzo Mariani come nuovo ad al posto di Roberto Cingolani. Spetterà al nuovo vertice definire il futuro del progetto.







