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La Nato accelera sull’anti-drone. Ecco la risposta di Elt

La Nato è pronta a investire oltre 40 miliardi di dollari in cinque anni per rafforzare le capacità di contrasto ai droni. In questo scenario l'italiana Elt Group punta su Adrian, il sistema già impiegato dalla Marina Militare per la difesa anti-drone in ambito navale.

La Nato accelera sul rafforzamento delle capacità contro i droni con un piano da oltre 40 miliardi di dollari in cinque anni per soluzioni anti-droni.

L’iniziativa riflette le lezioni emerse dai conflitti recenti e dall’esperienza operativa maturata anche dalla Marina Militare italiana nel Mar Rosso.

L’evoluzione della minaccia è infatti particolarmente evidente in ambito navale, dove droni a basso costo possono essere impiegati sia per la sorveglianza sia per attacchi contro unità militari o mercantili. In questo scenario la difesa richiede sistemi capaci di integrare sorveglianza, identificazione e risposta rapida.

Tra le aziende impegnate nello sviluppo di queste capacità figura anche l’italiana Elt Group.

Tutti i dettagli.

LA NATO ACCELERA SULLA DIFESA ANTI-DRONE

In occasione del Forum sull’industria della difesa del Vertice Nato ad Ankara, gli Alleati hanno annunciato un investimento di oltre 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone nei prossimi cinque anni. L’obiettivo è anche quello di quintuplicare il numero di operatori di droni entro la fine del 2027.

Per agevolare un rapido approvvigionamento, l’Alleanza atlantica istituirà un mercato anti-drone che garantirà la disponibilità di sistemi testati e compatibili con gli standard Nato, si legge in una nota.

LE LEZIONI DELLA MARINA MILITARE NEL MAR ROSSO

L’importanza di adattare rapidamente le capacità di contrasto ai droni era stata evidenziata anche dall’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, capo di Stato maggiore della Marina Militare, nel corso dell’audizione dello scorso 22 aprile davanti alla Commissione Difesa della Camera per illustrare le linee generali del proprio incarico.

Riferendosi all’esperienza maturata durante la missione europea Aspides – la missione Ue volta a proteggere la navigazione mercantile nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nel Golfo Persico – l’ammiraglio aveva spiegato che “Durante l’attività di scorta del traffico mercantile abbiamo dovuto reagire contro dei droni. Allora inizialmente abbiamo utilizzato il sistema che per noi era quello più sicuro e quello più certo di abbattere il drone, che era il missile. Però il missile costa mediamente 1.2 milioni di euro, il drone ne costa 20.000. Se uno comincia a pensare sulla sostenibilità, dice no, c’è qualcosa che non va”.

Pertanto, ha proseguito il capo di Stato maggiore della Marina: “abbiamo cominciato ad adeguarci con i sistemi che già avevamo e che non avevamo mai utilizzato in quella minaccia, i cannoni. E devo dire che nel percorrere dei giorni abbiamo utilizzato i cannoni in modo molto efficace, risparmiando il missile. Questo è quello che le marine e la Marina italiana fanno. Noi cerchiamo di adattarci sempre di più alla minaccia”.

CAMBIA LA MINACCIA NEL DOMINIO MARITTIMO

La crescente diffusione di piattaforme senza pilota sta modificando infatti gli equilibri operativi, soprattutto in ambiente marittimo, dove droni sempre più economici e diversificati possono essere impiegati sia per missioni di sorveglianza sia per azioni offensive.

Per la protezione delle unità navali diventano quindi essenziali capacità che assicurino continuità della sorveglianza, rapidità di reazione e difesa di assetti strategici. La natura asimmetrica della minaccia richiede inoltre il superamento di sistemi isolati a favore di architetture integrate, multispettrali e interoperabili, in grado di operare anche in ambienti complessi e caratterizzati dalla presenza di traffico civile.

LA RISPOSTA DI ELT GROUP PER LA DIFESA NAVALE

In questo contesto, Elt Group, azienda romana attiva nel settore Electronic Warfare (controllata al 35,4% dalla famiglia Benigni e partecipata da Leonardo al 31,3% e dalla francese Thales al 33,3%) sta rafforzando la propria offerta nel settore della difesa navale attraverso soluzioni di counter-unmanned aerial systems (C-UAS) progettate per proteggere le unità in mare dalle minacce rappresentate dai droni.

Al centro dell’offerta figura la versione navale di Adrian, il Drone Warfare Management System sviluppato dall’azienda e già impiegato dalla Marina Militare su unità di prima linea, tra cui le fregate Fremm e le Multipurpose Combat Ship.

La versione di Adrian per il dominio marittimo integra in un’unica architettura sensori, effettori e funzioni di comando e controllo, supportando tutte le fasi della difesa anti-drone: dalla rilevazione all’identificazione fino alla gestione del contrasto.

IL RUOLO DELLO SPETTRO ELETTROMAGNETICO

Inoltre, secondo Elt alla base dell’efficacia delle sue capacità anti-drone vi è la padronanza dello spettro elettromagnetico, dominio sempre più centrale e conteso. Comunicazioni, navigazione, trasmissione dei dati e controllo dei sistemi unmanned dipendono infatti dalla gestione di questo dominio.

La capacità di monitorare e analizzare lo spettro consente di individuare le minacce, comprenderne il comportamento e supportare il processo decisionale attraverso l’integrazione dei dati provenienti da radar, sensori optronici ed elettronici, supportando il decisore con informazioni tempestive e fruibili ed evitando la saturazione del sistema di difesa.

NECESSITÀ DI UNA RISPOSTA INTEGRATA

Infine, le soluzioni C-UAS di Elt combinano sensoristica avanzata, sorveglianza elettromagnetica e funzioni evolute di comando e controllo, con l’obiettivo di coprire l’intero ciclo della difesa anti-drone.

“L’evoluzione della minaccia drone, in particolare in ambiente navale, richiede oggi un salto di qualità nella capacità di osservare, comprendere e governare il dominio elettromagnetico” ha osservato Domitilla Benigni, ceo di Elt Group precisando che “Disporre di un’architettura integrata, completa e multispettrale significa mettere a sistema tecnologie, sensori e processi decisionali per garantire una protezione efficace degli assetti e della missione. La versione navale di Adrian ha proprio questo obiettivo: offrire una risposta concreta, evoluta e già disponibile per i più complessi scenari operativi contemporanei”.

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