Spariti quasi 2500 pezzi di aerei e jet militari dalla base dell’Aeronautica Militare di Brindisi.
Mancano all’appello di registri e magazzini duemilacinquecento componenti strategiche dei cacciabombardieri Panavia Tornado e Amx, oltre che del velivolo da trasporto tattico C-130 Hercules, prodotto da Lockheed Martin, in dotazione all’Aeronautica Militare. Il valore complessivo dei pezzi mancanti è stimato in circa 17 milioni di euro.
Secondo quanto riportato da Repubblica, che per prima ha rivelato la notizia, per questa sparizione avvenuta tra il 2021 e il 2023 sarebbero indagate insieme dalla procura di Roma e dalla procura militare dieci persone tra generali e vertici della logistica dell’Aeronautica e dirigenti di Ge Avio. Quest’ultima è la società controllata dall’americana GE Aviation che si occupa della manutenzione degli aerei militari.
L’ipotesi di reato per tutti gli iscritti al registro degli indagati è il peculato, ovvero per l’appropriazione o la distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio.
Immediato l’intervento dell’Aeronautica Militare, che ha informato di aver garantito sin dall’inizio piena e immediata disponibilità all’Autorità giudiziaria civile e militare. Inoltre l’Arma Azzurra ha fatto sapere di aver istituito una commissione interna di accertamento tecnico per approfondire ulteriormente la situazione.
Tutti i dettagli.
L’INDAGINE IN CORSO
Le verifiche sono coordinate dalla procura di Roma insieme alla procura militare e si concentrano sulla filiera tecnica e amministrativa legata alla gestione dei materiali.
Secondo le i finora svolti dalle autorità giudiziarie, i pezzi sarebbero scomparsi tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi dove Ge Avio aveva per contratto il compito di manutenere gli aerei da guerra. Il materiale non risulta più nei magazzini e non compare nei registri come presente.
Un filone investigativo, ancora coperto dal massimo riserbo, ipotizza una possibile destinazione dei pezzi verso il Sud America, in particolare il Brasile. Al momento si tratta di uno scenario al vaglio degli inquirenti, che stanno esaminando documenti, registri di carico e scarico, certificazioni tecniche e catene di responsabilità per ricostruire i passaggi dei componenti scomparsi.
CHE FINE HANNO FATTO QUELLE COMPONENTI?
Come già detto, le autorità stanno ricostruendo che fine abbiano fatto le componenti avioniche dei cacciabombardieri Tornado e Amx e dell’aereo di trasporto tattico C-130, assenti sia dai registri che dai magazzini.
Secondo il rapporto di Repubblica, agli inquirenti i pezzi mancanti sarebbero stati presentati come ufficialmente “fuori uso” e quindi come pezzi usurati, da rottamare. Ma in realtà la certificazione di inutilizzabilità sarebbe arrivata quando il materiale era già sparito. Da qui i legittimi sospetti della procura “se si sia trattato di un’irregolarità amministrativa o di un’operazione ben più strutturata” evidenzia il quotidiano.
In questo secondo caso infatti, lo scenario sarebbe ben peggiore perché riguarderebbe l’esistenza “di un possibile mercato parallelo costruito spolpando aerei militari italiani”. Proprio per questo le autorità hanno disposto una superconsulenza tecnica così da verificare il reale valore e stato dei pezzi mancanti.
LA POSIZIONE DELL’AERONAUTICA MILITARE
In una nota ufficiale l’Aeronautica Militare ha dichiarato di aver “fornito sin dall’inizio la piena e immediata disponibilità all’Autorità giudiziaria Civile e Militare, con la quale sta fattivamente collaborando, mettendo a disposizione ogni elemento documentale e informativo utile a chiarire i fatti oggetto di verifica”.
In aggiunta, – prosegue la nota – la Forza Armata ha nominato una commissione interna di accertamento tecnico. La gestione dei materiali aeronautici e delle relative procedure logistiche – si legge ancora nella nota – avviene attraverso rigorosi protocolli tecnico-amministrativi e di tracciabilità conformi alla normativa nazionale e internazionale vigente. Eventuali anomalie o condotte individuali difformi, – qualora accertate nelle sedi competenti – e ogni eventuale responsabilità personale sarà trattata con assoluta fermezza, anche sotto il profilo disciplinare e amministrativo, nel pieno rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria. L’Aeronautica Militare – conclude il comunicato – continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda, confidando nel rapido accertamento dei fatti a tutela della propria onorabilità e del proprio personale che opera quotidianamente con professionalità e senso dello Stato al servizio del Paese”.
COSA FA GE AVIO A BRINDISI
Se l’Aeronautica Militare ha diramato la nota ufficiale, l’azienda coinvolta, Ge Avio, contattata da Repubblica, non ha voluto rispondere.
Lo stabilimento Avio Aero di Brindisi è storicamente dedicato alle attività di assemblaggio e manutenzione di motori aeronautici, soprattutto a supporto dell’Aeronautica militare italiana. Come raccontava nel 2015 l’Ansa, qui si assembla e si fa manutenzione del motore EJ200 dell’Eurofighter, ma anche di altri motori come lo Spey, montato sui velivoli AMX della Forza Aerea Brasiliana.
Sempre a Brindisi Avio Aero si occupa da anni della progettazione e realizzazione di componenti per turbine aeroderivate, ovvero che derivano tecnologicamente dai motori aerei ma utilizzate per applicazioni industriali e marine, della famiglia LM2500, installate a bordo di unità navali come le fregate Fremm o le navi Cavour e Orizzonte della Marina Militare Italiana.







