Se da un lato l’obiettivo fissato dalla Nato per le spese militari “del 5% è realistico”, dall’altra il rinvio dell’Italia ai prestiti Safe “non incide” sugli utili del gruppo, “né quest’anno né in previsione”.
Ne è convinto Lorenzo Mariani, ad di Leonardo, intervenendo ieri a margine del Forum sull’industria della difesa collaterale al summit Nato in corso ad Ankara.
Il numero uno del colosso della difesa e aerospazio italiano ha affrontato i temi dell’aumento della spesa per la difesa per il vecchio continente, del rinvio dell’adesione italiana allo strumento europeo Safe e del programma Gcap.
Parallelamente, Leonardo ha annunciato due importanti iniziative con l’Alleanza Atlantica: l’accordo del valore di circa 200 milioni di euro per il programma Protected Business Network per la trasformazione digitale della Nato insieme ad Accenture e la selezione, in consorzio con Thales, per realizzare un nuovo sistema di comunicazione destinato al Comando delle Forze Speciali Alleate.
Tutti i dettagli.
A PROPOSITO DELL’AUMENTO DELLA SPESA IN DIFESA…
Intervenendo al Forum sull’industria della difesa organizzato a margine del summit Nato di Ankara, Mariani ha commentato l’obiettivo fissato dall’Alleanza di aumentare gli investimenti in difesa fino al 5% del Pil, definendolo raggiungibile purché accompagnato da una tempistica sostenibile.
“L’obiettivo del 5% è realistico ma l’importante è la modulazione temporale, perché non tutti i paesi per diverse ragioni, che possono essere dal bilancio fino a ragioni sociali, sono in grado di fare questo percorso nei tempi che inizialmente l’America ha immaginato”, ha spiegato l’ad di Leonardo, ripreso da Repubblica.
…E DEL DISIMPEGNO AMERICANO
Allo stesso tempo secondo Mariani occorre vedere il problema della difesa europea “dall’altro lato”, occorre partire dalla constatazione che “esiste la necessità che l’alleanza non sia più puntellata soltanto dal contributo americano ma che è necessario il contributo europeo e di qui l’apertura di una verticalità in termini di prodotti tecnologici e di sovranità europea attraverso accordi di collaborazione”.
Non siamo in Europa all’anno zero: “Gli accordi di collaborazione ci sono tra paesi europei e questo è il vero punto: finora gli europei hanno speso in cose troppo parcellizzate e in alcuni settori non hanno sistemi adatti a colmare i gap definiti dalla Nato e su questi occorre investire tenendo conto che non sempre va inseguito il top di gamma”. Qualche esempio: sulla copertura antimissilistica si parla del Patriot americano, ma in Europa c’è il Samp/T realizzato da Eurosam (consorzio costituto dalle società Mbda Italia, Mbda Francia e Thales), sistema missilistico terra-aria a medio raggio. “Funziona benissimo” rileva Mariani, riporta Radiocor. Stessa cosa per l’F35 in relazione al caccia Rafale e all’Eurofighter.
L’APPROCCIO DI ROMA
Inoltre, l’amministratore delegato del gruppo ex Finmeccanica ha spiegato che il settore industriale ha accolto con favore l’approccio scelto dal governo italiano. “Nell’ambito dell’impegno a crescere, noi come industria abbiamo particolarmente apprezzato la crescita graduale, perché una crescita a gradino ci avrebbe messo in difficoltà. Non esistono gradini nelle produzioni industriali”.
Riferendosi all’Italia, Mariani ha osservato che il Paese “è in grado”, ma necessita “dei suoi tempi e soprattutto di una crescita graduale, accompagnato da una comunicazione che spieghi bene che la sicurezza è alla base veramente del vivere civile e del benessere di un Paese”. Ha quindi aggiunto che “una crescita graduale che porti oggi a un incremento moderato di mezzo punto, 0,7 ho sentito, e che soprattutto coinvolga anche gli aspetti di sicurezza e non soltanto quelli di pura difesa, consentendo anche a noi di trasmettere un messaggio socialmente più accettabile, questo secondo me è positivo”.
IL RINVIO DEL SAFE: L’IMPATTO SUI CONTI DI LEONARDO
Un altro tema affrontato dal numero uno di Leonardo ha riguardato la decisione del governo italiano di rinviare il ricorso ai prestiti del programma europeo Safe. Nei mesi scorsi il nostro paese aveva chiesto di essere ammesso a prestiti per complessivi 14,9 miliardi di euro all’Ue nell’ambito del programma Security Action for Europe (Safe) per finanziare spese in difesa e sicurezza. Il meccanismo prevede che l’Ue raccolga fondi sui mercati dei capitali e li metta a disposizione degli Stati membri sotto forma di prestiti a lungo termine, basati sui loro piani di investimento per l’industria europea della difesa. Ma al momento il governo di Roma ha preferito non aderire.
Secondo Mariani, la scelta non produrrà effetti sui risultati economici del gruppo. “Il Gruppo non ci rimette perché i programmi dove noi siamo impegnati oggi e dove abbiamo improntato la nostra crescita nell’arco del piano strategico sono programmi che poggiavano e poggiano sul bilancio ordinario della Difesa”.
L’amministratore delegato ha ribadito che il rinvio “non incide” sugli utili del gruppo, “né quest’anno né in previsione”, aggiungendo che “quello che osservo è che i programmi sono finanziati e noi stiamo continuando a lavorare su tutti quanti”.
DECISIONE ULTIMA SPETTA AL GOVERNO
Mariani ha inoltre ricondotto la scelta dell’esecutivo italiano al quadro della procedura d’infrazione europea: “Credo che il tema del Safe sia stato affrontato, al di là delle polemiche, in maniera razionale. Noi siamo un Paese che è in procedura di infrazione: uscire dalla procedura di infrazione è il logico approccio. Poi, una volta usciti, applicare la clausola di salvaguardia nazionale è una decisione un po’ tecnica e un po’ politica. Noi, come industria, la riceviamo”.
Quanto alle modalità di finanziamento della spesa per la difesa, Mariani ha sottolineato che “l’industria ha la flessibilità di adattarsi a diverse modalità di finanziamento”, precisando che il ricorso ai prestiti Safe oppure all’emissione di titoli di Stato rappresenta una decisione che compete esclusivamente al governo.
RISPETTO A UN POSSIBILE INGRESSO DI ANKARA NEL PROGRAMMA SAFE
Alla domanda se valutasse positivamente l’estensione alla Turchia della partecipazione a Safe, l’ad di Leonardo ha detto che “si possono valutare le inclusioni di tutti i paesi dell’alleanza, non è questo il tema. Il tema è che Safe nasce per federare di più l’Europa con programmi di collaborazione cosicché probabilmente ha senso prima federare l’Europa ‘core’ e poi estenderla a paesi che fanno parte dell’alleanza, sono comunque alleati importanti dei paesi europei ma non ne fanno parte. Quindi nulla contro la Turchia assolutamente, ma credo che la priorità vada data prima a consolidare i programmi con i quali si dà un impulso all’industria europea”, segnala ancora Radiocor.
IL SECONDO CONTRATTO INTERNAZIONALE DEL GCAP
Nel corso dell’intervento ad Ankara, Mariani si è soffermato anche sul Global Combat Air Programme (Gcap), programma per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che dovrà essere operativo nel 2035 sviluppato da Londra, Roma e Tokyo, ricordando la recente firma del secondo contratto internazionale congiunto a Edgewing, la joint venture industriale trinazionale costituita per guidare la progettazione e lo sviluppo del programma tra le aziende capofila (Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone).
“È dell’altro ieri la firma del primo grande contratto Gcap (Global Combat Air Programme) internazionale che rappresenta veramente, per come lo vediamo noi, un punto di non ritorno, perché a quel punto si stabilisce il principio che esiste un grande contratto che poi fa flow down sui tre lead system integrator, tra cui c’è Leonardo”.
L’ACCORDO CON LEONARDO E ACCENTURE PER LA TRASFORMAZIONE DIGITALE DELLA NATO
Sempre ieri, in occasione del Nato Summit Defense Industry Forum, Accenture ha firmato un accordo del valore di circa 200 milioni di euro con la Nato Communications and Information Agency (Ncia) nell’ambito del programma Protected Business Network (PBN), al quale Leonardo parteciperà come partner industriale nei prossimi sette anni.
Nell’ambito del progetto il gruppo di Piazza Monte Grappa implementerà un’architettura Zero Trust protetta dalla propria Global Cybersec Platform, piattaforma multi-agentica basata sull’intelligenza artificiale per la cyber defence, con l’obiettivo di garantire i piu’ elevati livelli di resilienza dell’infrastruttura digitale della Nato. L’accordo avvia la prima fase di implementazione di uno dei principali programmi di trasformazione digitale dell’Alleanza, approvato dal North Atlantic Council. “Nell’attuale scenario geopolitico, questo progetto rappresenta una tappa fondamentale per rafforzare la prontezza operativa, l’interoperabilità e la continuità delle missioni della Nato”, ha dichiarato l’ad e dg di Leonardo Mariani, sottolineando che il programma “consolida la leadership” del gruppo nella cybersecurity per le organizzazioni mission critical.
IL CONTRATTO CON THALES PER LE FORZE SPECIALI DELLA NATO
Infine, a inizio settimana sempre la Nato Communication and Information Agency (Ncia) ha selezionato il consorzio formato da Thales e Leonardo come fornitore di fiducia per realizzare un sistema di comunicazione e informazione dispiegabile sicuro, di nuova generazione, dedicato al Comando delle Forze Speciali Alleate (SOFCOM).
Il contratto rappresenta il primo progetto di un ampio programma Nato volto a fornire sistemi di comunicazione e informazione all’avanguardia al SOFCOM, al fine di rafforzare la resilienza dell’Alleanza nella guerra moderna. In qualità di fornitori del sistema, Thales e Leonardo stanno consegnando alla Nato i CIS dispiegabili di nuova generazione – che possono essere gestiti e aggiornati durante tutto il loro ciclo di vita, mentre la formazione e il supporto garantiranno una piena adozione da parte degli utenti sotto la responsabilità del Ncia. Oltre alla partnership franco-italiana, il Consorzio consegnerà questi sistemi alla Nato valorizzando anche gli asset industriali presenti nell’Alleanza, con tecnologie chiave provenienti dal Regno Unito e dalla Germania.



