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Come stanno cambiando le armi nella guerra Russia-Ucraina. Parla Gilli

Dai carri armati ai droni: cosa succede tra Russia e Ucraina dal punto di vista militare. Conversazione di Stefano Feltri di Appunti con Andrea Gilli, esperto di strategia militare, insegna all’Università di St Andrews in Scozia e lavora con l’Institute for European Policymaking della Bocconi.

Andrea Gilli è un esperto di strategia militare, insegna all’Università di St Andrews in Scozia e lavora con l’Institute for European Policymaking della Bocconi. All’inizio dell’invasione si discuteva della ritrovata importanza dei carri armati, dati per superati dopo le guerre del Novecento; poi sono arrivati i droni. Quanto è cambiato il modo di combattere questa guerra rispetto al primo giorno?

A mio modo di vedere, in Ucraina si sono succeduti due tipi di guerra. C’è una prima fase, che va da febbraio 2022 fino all’autunno dello stesso anno: è una guerra di manovra, cioè di movimento.

In questa fase, prima le forze russe invadono il Paese e conquistano una parte significativa del territorio; poi le forze ucraine riescono a reagire con movimenti relativamente rapidi e a liberare parte delle aree occupate.

Dopo il 2022 si impone invece una guerra di attrito, nella quale ci si muove molto meno, anche per via della crescente letalità del campo di battaglia: qualunque attore — un soldato, un carro armato o qualunque altro mezzo — è più facilmente identificabile e quindi neutralizzabile, principalmente con mezzi “cinetici”.

È dentro questo cambiamento che si collocano sia il ruolo dei carri armati sia quello dei droni.

I carri armati sono stati importanti nella prima fase, ma nella seconda — la guerra d’attrito — hanno perso importanza, anche perché i droni li hanno resi più vulnerabili.

Il sostegno americano è progressivamente venuto meno e oggi l’Ucraina continua a combattere grazie al supporto dell’Europa. Che conseguenze ha questo sul campo?

Il venir meno del sostegno americano ha avuto, a mio modo di vedere, tre effetti principali. In primo luogo, l’Ucraina ha dovuto fare i conti con meno equipaggiamento e meno munizionamento: un vincolo che ha comunque eroso le sue capacità di difesa e di contrattacco. In parallelo, si è ridotto anche il supporto di intelligence.

In secondo luogo, questa dinamica ha certamente inciso sulla motivazione e sul morale delle truppe ucraine, che si sono sentite abbandonate — per certi versi tradite — e hanno dovuto prendere coscienza del fatto che la loro battaglia sarebbe stata più difficile.

In terzo luogo, il cambio di passo americano ha avuto effetti sul morale russo, e quindi anche su strategie e tattiche russe, che ne sono risultate rinvigorite.

Sappiamo che, man mano che gli Stati Uniti riducevano i rifornimenti all’Ucraina, aumentavano gli attacchi russi, soprattutto contro la popolazione civile.

Non c’è un collegamento diretto in senso stretto, ma le due dinamiche sono comunque connesse.

In uno studio recente, con Giovanni Cabroni, per IEP Bocconi parlate dell’importanza dei satelliti e dei cavi sottomarini per la sicurezza dell’Europa. In queste ultime settimane si è parlato molto del blocco di Starlink alla Russia, che a sua volta era stato decisivo per l’Ucraina. Cosa abbiamo imparato su cavi e satelliti in questi quattro anni?

Per quanto riguarda cavi e satelliti, in questi quattro anni abbiamo ricavato alcune lezioni importanti.

Primo: è evidente come la sicurezza europea non dipenda solo dal campo di battaglia, ma anche dalla capacità dei Paesi europei di neutralizzare sfide e minacce geograficamente distribuite e tecnologicamente differenziate.

Si va dai carri armati ai missili, ai droni; dai team di forze speciali che possono sabotare i cavi sottomarini, fino alle capacità missilistiche di gruppi terroristici e agli attacchi cyber.

Secondo: è emerso come alcune tecnologie — in particolare Starlink — possano essere decisive sul campo. Nel caso ucraino, hanno permesso alle forze di comunicare rapidamente a livello tattico e quindi di coordinare movimenti e impiego del fuoco.

Terzo: è altrettanto evidente che queste nuove capacità non sono affatto facili da sviluppare né poco costose. E qui si arriva a un’ulteriore implicazione: la relativa arretratezza europea in alcuni di questi ambiti rende particolarmente difficile per l’Europa influenzare il campo di battaglia o, comunque, sostituire gli Stati Uniti.

Da questo punto di vista, il ruolo di Starlink è particolarmente rilevante.

Infine, una considerazione conclusiva: NATO e Unione europea stanno iniziando a guardare a questo insieme di minacce in modo più olistico, con un approccio d’insieme, per sviluppare risposte che siano coerenti e solide.

(Estratto da Appunti)

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