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Tutti i problemi americani per Didi

Multa Didi

Avvio di un’indagine della Sec negli Usa su Didi Global per la sua Ipo statunitense. Fatti, numeri e commenti

 

Ancora guai per Didi, la Uber cinese.

La Securities and Exchange Commission (Sec) degli Stati Uniti (l’autorità di vigilanza della Borsa) sta indagando sull’Ipo di Didi Global Inc. a New York nel 2021. Al debutto al Nasdaq la società di ride hailing ha raccolto 4,4 miliardi di dollari. Tuttavia, il titolo è crollato pochi giorno dopo a causa delle rivelazioni di un’indagine cinese sull’app Didi riguardo la sicurezza dei dati.

Sulla scia della notizia dell’indagine della Sec, il titolo di Didi è crollato del 7% nell’after-hour. Le azioni di Didi sono diminuite di oltre l’85% dalla sua Ipo, riducendo il valore della partecipazione del Vision Fund di SoftBank, il suo maggiore azionista, di quasi 10 miliardi di dollari, sottolinea il Ft.

Il colosso cinese del ride hailing, già costretto nei mesi seguenti il debutto a Wall Street a procedere con il delisting, ha dichiarato che sta collaborando con le autorità e non ha fornito altri dettagli.

Gli azionisti di Didi voteranno sul suo delisting dal Nyse in un’assemblea straordinaria il 23 maggio.

Tutti i dettagli.

L’INDAGINE DELLA SEC

L’indagine della Sec si aggiunge all’incertezza che circonda Didi, un tempo la startup più celebre in Cina, mentre si prepara a lasciare le borse di New York su ordine di Pechino.

“Dopo la nostra offerta pubblica iniziale negli Stati Uniti, la Sec ci ha contattato e ha chiesto informazioni in merito all’offerta”, ha dichiarato la società. “Stiamo collaborando all’indagine, nel rispetto rigoroso delle leggi e dei regolamenti della RPC applicabili. Non possiamo prevedere i tempi, l’esito o le conseguenze di tale indagine”.

LA PIÙ GRANDE IPO DI UNA SOCIETÀ CINESE DAL DEBUTTO DI ALIBABA

Didi ha fatto il suo debutto a Wall Street lo scorso 30 giugno nella più grande offerta pubblica iniziale statunitense di una società cinese dal debutto di Alibaba nel 2014, raccogliendo circa 4,4 miliardi di dollari. Il titolo quel giorno è volato fino a +28,6%, per poi chiudere in rialzo di appena l’1%, a 14,14 dollari per azione, a fronte di una capitalizzazione pari a 67,8 miliardi di dollari.

IL GIRO DI VITE DELLE AUTORITÀ CINESI

Ma i problemi per la Uber cinese sono arrivati con la decisione delle autorità cinesi — due giorni dopo la quotazione a Wall Street — di impedire a nuovi utenti di scaricare l’app, per la preoccupazione per la raccolta di dati personali degli utenti. Nella sessione del 6 luglio scorso, le quotazioni del gruppo sono crollate di ben oltre il 20% bruciando circa 15 miliardi di dollari di valore di mercato.

Successivamente la Cyberspace Administration of China, l’agenzia di sicurezza cinese per la regolamentazione, censura e supervisione di Internet ha accusato Didi di aver infranto le leggi sulla privacy e di aver posto rischi per la sicurezza informatica. Le mosse delle autorità cinesi state anche ampiamente viste come una punizione per la decisione della società di quotarsi all’estero invece che in Cina, segnala la Cnn.

Ciò ha provocato una raffica di azioni normative contro la gig-economy e le società Internet in Cina, culminate nella decisione di costringere Didi a ritirarsi dal listino da New York e scambiare invece a Hong Kong.

NE RISENTONO I CONTI

Inoltre, la repressione normativa ha colpito l’attività domestica di Didi. La società ha registrato una perdita di 4,7 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2021. Le sue entrate sono diminuite dell’1,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima.

IL RITIRO DA WALL STREET

Sotto la pressione delle autorità di regolamentazione cinesi, Didi ha annunciato a dicembre che avrebbe avviato il processo di delisting dal Nyse e sarebbe passato a Hong Kong.

La società terrà un’assemblea degli azionisti il ​​23 maggio a Pechino per votare sul piano di delisting.

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