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Perché la Cina tampona Didi e non solo

DIDI

Nuova stretta delle autorità di Pechino sulle piattaforme di ride sharing come Didi, Meituan e Amap per metodi marketing e concorrenza feroce

Nuovi guai per Didi, la Uber cinese, e altre 10 piattaforme di ride-hailing in Cina.

Ieri le autorità cinesi di regolamentazione hanno convocato undici piattaforme — tra cui i colossi Didi, Meituan, la divisione condivisione dei viaggi di Alibaba, Amap e Caocao, un’unità della casa automobilistica Geely — per problemi di concorrenza sleale e condizioni dei dipendenti.

Il ministero dei Trasporti, con la Cyberspace Administration of China (che sovrintende su Internet), il ministero dell’Industria e dell’Information Technology, il ministero della Pubblica sicurezza e l’Amministrazione statale per la supervisione del mercato (l’Antitrust) hanno accusato le piattaforme per i metodi di marketing usati, di “concorrenza feroce” e “operazioni illegali”, si legge in una nota del ministero dei Trasporti sull’incontro tenuto mercoledì.

Pertanto, i regolatori cinesi hanno ordinato ai servizi di prenotazione delle auto di rettificare i casi di cattiva condotta entro dicembre, ampliando il controllo su un settore che impiega milioni di persone.

La Cina negli ultimi mesi ha rafforzato il controllo delle sue più grandi aziende tecnologiche in settori che vanno dall’e-commerce all’intrattenimento, avviando indagini antitrust e introducendo una regolamentazione rigorosa.

E i titoli tech cinesi continuano a risentirne in Borsa.

L’annuncio ha scosso infatti gli investitori tecnologici giovedì, con il titolo quotato a Hong Kong di Meituan che ha perso alcuni dei suoi guadagni precedenti e ha guadagnato solo lo 0,63% rispetto al giorno precedente a mezzogiorno.

Inoltre Didi, il più grande gruppo cinese di sharing mobility, si sta preparando per i risultati di un’indagine delle authority senza precedenti sulla sicurezza dei suoi dati.

Tutti i dettagli.

GLI ACCERTAMENTI DELLE AUTORITÀ DI PECHINO

Mercoledì i regolatori hanno notificato alle undici società di mobilità condivisa che il settore ha sofferto di comportamenti scorretti, tra cui il reclutamento di conducenti non qualificati e “spostamento dei rischi delle operazioni sui conducenti”, secondo la dichiarazione del ministero dei trasporti.

COSA DOVRANNO FARE DIDI & CO

Quindi le autorità hanno chiesto di elaborare piani per rivedere il trattamento di consumatori e lavoratori entro quattro mesi, dato che le società hanno “interrotto l’ordine di mercato fondato sulla concorrenza leale, pregiudicato la sicurezza e la stabilità del settore, e hanno danneggiato i diritti e gli interessi legittimi di conducenti e passeggeri”.

In più, c’è stata la sollecitazione a una revisione “dei propri problemi interni, correggendo con effetto immediato i comportamenti di non conformità e mantenere un ordine di mercato equo e competitivo”.

L’OBIETTIVO DEI REGOLATORI

Allo stesso tempo, la nuova stretta ha lo scopo “di creare un buon ambiente per lo sviluppo standardizzato e sano del mercato delle auto a chiamata”.

MENO COMMISSIONI E PIÙ TUTELA DEI DATI PERSONALI

Nello specifico, i regolatori sottolineano che le piattaforme di ride-hailing devono anche ridurre il taglio che prendono dalle transazioni e proteggere i dati personali dei passeggeri.

IL NUOVO CORSO DI XI

L’ultimo colpo al settore della mobilità condivisa segue una serie di recenti repressioni normative e che hanno coinvolto molte delle più grandi aziende tecnologiche cinesi e i loro fondatori. Il presidente Xi Jinping, nelle ultime settimane, ha segnalato un ampio spostamento verso la “prosperità comune”, interpretata dagli esperti come comprendente non solo la ridistribuzione della ricchezza, ma anche il miglioramento dei diritti di lavoratori e di consumatori.

ANCORA PROBLEMI PER DIDI

Ma per la Uber cinese i guai in Cina sono iniziati il giorno dopo il suo debutto a Wall Street.

I regolatori di Pechino hanno aperto un’indagine sulla sicurezza informatica di Didi il giorno dopo aver raccolto più di 4,4 miliardi di dollari in un’IPO di New York.

Secondo i rapporti dei media le autorità stanno valutando di vietare le Ipo all’estero di aziende tecnologiche che gestiscono grandi quantità di dati sensibili degli utenti.

Didi ha fatto il suo debutto a Wall Street lo scorso 30 giugno nella più grande offerta pubblica iniziale statunitense di una società cinese dal debutto di Alibaba nel 2014, raccogliendo circa 4,4 miliardi di dollari. Il titolo quel giorno è volato fino a +28,6%, per poi chiudere in rialzo di appena l’1%, a 14,14 dollari per azione, a fronte di una capitalizzazione pari a 67,8 miliardi di dollari.

Ma i problemi per la Uber cinese sono arrivati con la decisione delle autorità cinesi a inizio luglio di impedire a nuovi utenti di scaricare l’app, per la preoccupazione per la raccolta di dati personali degli utenti. Nella sessione del 6 luglio scorso, le quotazioni del gruppo sono crollate di ben oltre il 20% bruciando circa 15 miliardi di dollari di valore di mercato. Una settimana dopo, è arrivata la notizia relativa alla decisione del governo di Pechino di rimuovere l’App di Didi dal servizio di messaggistica di Tencent, WeChat, e da Alipay di Ant Group.

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