Mobilità

Come vanno i conti della cinese Didi, pronta per l’Ipo a New York

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Didi sharing economy

Didi, la principale app cinese di taxi, ha presentato un’offerta pubblica iniziale (Ipo) a New York. Fatti, numeri e commenti

 

Didi Chuxing, la risposta cinese a Uber, ha presentato istanza di quotazione per l’Ipo sui listini di New York, tra Nyse o Nasdaq.

Malgrado le tensioni tra Usa e Cina, la società con sede a Pechino punta a un’operazione che potrebbe essere tra le più grandi del 2021.

Didi non è solo conosciuta come l’Uber cinese, ma in realtà ha battuto Uber nel paese asiatico e ha rilevato la sua attività lì, sottolinea Axios.

La popolare app di trasporto domina il mercato cinese delle corse private dopo aver piegato nel 2016 la concorrenza dell’americana Uber rilevandone gli asset locali.

Giovedì Didi ha presentato alle autorità di regolamentazione Usa la domanda di Ipo che valuta la compagnia circa 100 miliardi di dollari. Potrebbe essere anche di più una volta rivelati i dettagli delle vendite di azioni.

A quella valutazione, la quotazione di Didi sarebbe la più grande offerta di azioni cinesi negli Stati Uniti da quando Alibaba ha raccolto 25 miliardi di dollari nel 2014, sottolinea Reuters.

La quotazione, presentata col nome commerciale Xiaoju Kuaizhi Inc, potrebbe essere una delle più grandi al mondo quest’anno, puntando — secondo alcuni report — alla raccolta fino a 10 miliardi.

L’operazione a Wall Street è seguita da Goldman Sachs, Morgan Stanley e JpMorgan.

Tutti i dettagli.

COS’È DIDI

L’app Didi, disponibili in 15 Paesi tra cui Russia e Australia, è stata fondata nel 2012 da Cheng Wei, ex dirigente del colosso dell’e-commerce Alibaba.

Proprio come Uber Technologies Inc. negli Stati Uniti, Didi gestisce un’app per smartphone in cui gli utenti possono chiamare le corse, oltre a taxi regolari e servizi di carpooling.

CHE HA BATTUTTO UBER IN CINA

Come dicevamo, Didi è noto per aver buttato Uber fuori dalla Cina. La competizione si è conclusa infatti nel 2016 quando Uber ha fuso la sua unità cinese con Didi in cambio di una partecipazione nella società di Pechino.

SOFTBANK, TENCENT E UBER DIETRO L’APP

Uber detiene attualmente una quota del 12,8% in Didi, il che la rende il secondo azionista esterno della società. Didi ha tra i suoi azionisti principali il fondo d’investimento giapponese Softbank con il 21,5%, Tencent (6,8%) e Alibaba.

TUTTI I NUMERI

La società, la cui flotta comprende oltre 15 milioni di conducenti per un totale di 500 milioni di utenti, mira ad avere 800 milioni di utenti attivi mensili a livello globale e a completare 100 milioni di ordini al giorno entro il 2022, inclusi ordini di condivisione di corse, biciclette e consegna di cibo.

Circa l’1,6% delle entrate dell’azienda proviene da operazioni internazionali, poiché Didi si è espansa in paesi come Russia e Sudafrica. Non solo, la società ha investito anche veicoli elettrici e nella ricerca sulla guida autonoma.

COME VANNO I CONTI

Dai documenti è emerso che l’azienda cinese ha subito una perdita di 1,6 miliardi di dollari nel 2020 a causa delle restrizioni per la pandemia Covid-19, scoppiata in Cina alla fine del 2019.

Tuttavia, nei primi tre mesi del 2021, l’utile si è attestato a 800 milioni. “Società che forniscono servizi analoghi come Uber e Lyft non hanno mai avuto utili da quando si sono quotati a Wall Street” ha sottolineato Il Sole 24 Ore.

LE PRESSIONI REGOLATORIE IN CINA

Le autorità di regolamentazione dei trasporti in Cina, tuttavia, hanno fatto pressioni su Didi per migliorare gli standard di sicurezza dopo due casi di femminicidio nel 2018 che hanno coinvolto i conducenti Didi.

Il mese scorso, le autorità hanno convocato i dirigenti di Didi e di altre nove società di trasporto merci per emettere avvisi sui loro dati e sulle pratiche tariffarie. Nei documenti, Didi ha affermato di aver affrontato molteplici rischi legati alla sua struttura aziendale cinese.

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