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DiDi tornerà presto in Cina?

Didi

Stando alle rivelazioni di Reuters, DiDi potrebbe lanciare di nuovo le sue app in Cina, dopo l’indagine aperta nei suoi confronti in merito alla raccolta e all’utilizzo dei dati personali. Tutti i dettagli

 

La società cinese di trasporto privato DiDi Global (offre un servizio simile a quello Uber) si sta preparando a lanciare nuovamente le sue applicazioni in Cina entro la fine dell’anno, contando sul fatto che le indagini sulla cybersicurezza che Pechino sta effettuando nei suoi confronti si concluderanno presto: a dicembre, più nello specifico. Lo hanno detto tre fonti anonime all’agenzia Reuters.

Una delle fonti ha dichiarato che la società ha già messo da parte 10 miliardi di yuan (circa 1,6 miliardi di dollari) per il pagamento di un’eventuale multa.

DiDi ha smentito l’articolo di Reuters.

L’ANTEFATTO, IN BREVE

A luglio la CAC, l’agenzia cinese che si occupa di supervisionare e regolamentare Internet nel paese, ha ordinato la rimozione di venticinque app di DiDi dagli store. L’ordine arrivò a pochi giorni di distanza (era il 30 giugno) dalla quotazione della società alla borsa di New York, negli Stati Uniti. DiDi fu anche obbligata a interrompere le registrazioni dei dati dei nuovi utenti, per ragioni di sicurezza nazionale e interesse pubblico.

LE AZIONI

Dopo la pubblicazione della notizia di Reuters, le azioni di DiDi alla borsa di New York sono cresciute fino al 6,7 per cento, per poi però calare nuovamente.

In generale, dal lancio dell’indagine della CAC le azioni di DiDi hanno perso molto, e la sua valutazione è arrivata a 43 miliardi di dollari.

I NUMERI DI DIDI

In Cina DiDi possiede circa 377 milioni di utenti attivi all’anno ed effettua 25 milioni di corse al giorno. Oltre al servizio di trasporto, la società ha sviluppato diverse altre applicazioni che offrono servizi di consegna e anche finanziari.

LA NUOVA LEGGE SUI DATI IN CINA

A luglio la CAC sostenne che DiDi avesse raccolto i dati personali degli utenti in maniera illegale. DiDi rispose sospendendo le registrazioni di nuovi utenti e annunciando cambiamenti delle sue politiche per aderire alla nuova legge sulla protezione dei dati personali, entrata in vigore il 1 novembre.

Tra questi cambiamenti – spiega Reuters – c’è un’informativa aggiornata e più lunga che gli utenti dovranno visionare e approvare, nella quale viene spiegato quali dati personali saranno raccolti e in che modo verranno utilizzati.

Le autorità cinesi non hanno colpito solo DiDi, ma l’industria tecnologica più nel complesso, ordinando alle aziende di raccogliere dati e utilizzarli solo per scopi “ragionevoli”, di migliorare i sistemi di stoccaggio e di garantire la loro sicurezza negli eventuali trasferimenti all’estero.

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