Secondo il Wall Street Journal, la casa automobilistica Tesla sta valutando diverse opzioni per distaccarsi dalle sue attività in Cina – tra cui la vendita della divisione, lo scorporo o addirittura la chiusura – in vista di una possibile fusione con SpaceX, la società aerospaziale guidata sempre da Elon Musk.
LE SINTONIE TRA TESLA E SPACEX
Tesla è nota soprattutto per i veicoli elettrici e in misura minore per gli impianti energetici, ma sta evolvendo in una società tecnologica focalizzata sui sistemi di guida autonoma e sui robot. Mentre SpaceX, al di là dei razzi e delle astronavi, si occupa anche di intelligenza artificiale, avendo acquisito la startup xAi di Musk (rinominata SpaceXAi).
Esistono delle sintonie, dunque, e infatti le due aziende già collaborano: per esempio, dal 2023 a oggi Tesla ha venduto a SpaceX (e a xAi) veicoli e batterie per un valore di circa 890 milioni di dollari. Tesla, inoltre, possiede una piccola quota di SpaceX e lavora assieme a quest’ultima al progetto Terafab sulla fabbricazione di microchip. Il chatbot di intelligenza artificiale Grok sviluppato da xAi, poi, è presente su alcuni modelli della casa automobilistica.
LA REAZIONE DI MUSK
Elon Musk – che, come accennato, è amministratore delegato sia di Tesla che di SpaceX – ha negato la ricostruzione del Wall Street Journal, definendola una “assurda fake news“. Similmente, un portavoce di Tesla in Cina ha detto a Bloomberg che si tratta di “informazioni false”.
PERCHÉ IL DISTACCO DALLA CINA È NECESSARIO, IN VISTA DI UNA FUSIONE
Tuttavia, qualora ci fossero davvero dei piani per la fusione, le attività cinesi di Tesla potrebbero complicare l’operazione perché SpaceX è una rilevantissima appaltatrice nel comparto statunitense della difesa: si occupa di lanciare in orbita carichi classificati (come satelliti di ricognizione) e di fornire la connessione a Internet nelle zone di guerra, tra le altre cose, oltre a partecipare al programma Artemis della Nasa per riportare gli umani sulla Luna.
Secondo il Wall Street Journal, i contratti governativi sono valsi quasi il 21 per cento delle entrate di SpaceX nel 2025. In aggiunta al loro valore economico, si tratta di attività sensibili perché direttamente connesse alla sicurezza nazionale americana. In questo senso, le operazioni di Tesla in Cina potrebbero rappresentare un motivo di preoccupazione per il governo degli Stati Uniti, che peraltro si è già mosso per vietare le importazioni di robot dalla Cina, mentre il Congresso sta discutendo una legge per bandire l’importazione delle automobili cinesi, temendo che possano raccogliere dati sulle infrastrutture o sugli spostamenti dei cittadini.
Allo stesso modo, anche il governo di Pechino potrebbe voler impedire che un’azienda del complesso industriale-militare americano come SpaceX abbia diretta influenza sulle attività di Tesla in Cina.
COSA HA FATTO MUSK FINORA
A proposito della relazioni tra Washington e Pechino, il Wall Street Journal ha scritto che negli ultimi anni Elon Musk ha chiesto ai dirigenti di Tesla di creare una separazione netta e strutturale tra le attività americane e cinesi per cercare di evitare che una degenerazione delle tensioni politiche possa danneggiare l’azienda, impedendole magari di accedere alle forniture di componenti critici, come i microchip o i materiali per le batterie.
QUANTO PESA LA CINA PER TESLA
La Cina è molto rilevante per i conti di Tesla, avendo rappresentato all’incirca il 18 per cento delle vendite totali nel primo semestre del 2026: il mercato cinese è il secondo più ampio per l’azienda, dopo quello statunitense.
Inoltre, il sito di Shanghai è il più grande e con la maggior produzione dell’azienda: vale da solo più della metà dell’interezza dei veicoli consegnati a livello globale, oltre ad essere un polo manifatturiero di batterie per lo stoccaggio energetico. La Cina è poi un hub cruciale anche per la robotica: è vero che i robotaxi e i robot umanoidi della linea Optimus vengono sviluppati in Cina, ma molti dei loro componenti fisici arrivano dalla Cina.






