Gli Stati Uniti hanno vietato le importazioni di nuovi robot e di inverter cinesi con l’obiettivo di proteggere la filiera industriale dell’intelligenza artificiale dal rischio di furti di dati, di attacchi informatici e di interruzioni delle operazioni. I cosiddetti “robot intelligenti”, sia umanoidi che quadrupedi, sembrano infatti destinati a venire impiegati sempre più spesso nelle fabbriche. Gli inverter, invece – dei dispositivi elettronici indispensabili per collegare alla rete elettrica i pannelli solari o le batterie -, svolgono spesso un ruolo fondamentale nell’alimentazione dei data center: le principali società americane di intelligenza artificiale stanno spendendo cifre gigantesche per costruire queste infrastrutture e accrescere le loro capacità di calcolo.
Il divieto di importazione potrebbe anche servire a stimolare la produzione di robot e inverter direttamente negli Stati Uniti: il rimpatrio della manifattura è uno degli obiettivi principali dell’amministrazione di Donald Trump.
I ROBOT CINESI SONO UN RISCHIO PER LA SICUREZZA NAZIONALE AMERICANA?
Secondo la Commissione federale per le comunicazioni, un’agenzia governativa, i robot e gli inverter cinesi “potrebbero creare delle vulnerabilità nella filiera in grado di compromettere la sicurezza economica e nazionale degli Stati Uniti e potrebbero costituire un rischio per la sicurezza informatica che minaccerebbe le infrastrutture critiche americane”. L’amministrazione Trump sembra voler evitare il ripetersi di una situazione simile a quella delle terre rare, un gruppo di minerali critici per la difesa, la tecnologia e l’energia di cui la Cina controlla il mercato globale con una quota dell’80 per cento circa.
Ma l’offensiva contro le tecnologie cinesi è più ampia. Ad esempio, qualche giorno fa il segretario del Tesoro Scott Bessent ha dichiarato di stare valutando l’imposizione di sanzioni sulle aziende cinesi di intelligenza artificiale accusate di aver rubato proprietà intellettuali americane. Il Congresso, poi, sta discutendo una legge per vietare l’importazione e la vendita delle automobili cinesi e dei loro componenti: anche in questo caso, Washington teme che le tecnologie cinesi per i “veicoli connessi” possano facilitare la raccolta di dati sensibili sulle infrastrutture statunitensi o sugli spostamenti dei cittadini.
ROBOT: IL CASO UNITREE
Anche sui robot, gli americani temono che possano raccogliere informazioni su processi manifatturieri avanzati, estrarre dati sensibili e inviarli a Pechino, o anche che possano venire controllati da remoto per effettuare dei sabotaggi.
L’azienda cinese più colpita dal divieto di importazione statunitense sarà probabilmente Unitree, una delle maggiori costruttrici di robot umanoidi a livello globale, controllando poco meno di un quinto di tutto il mercato. La società, peraltro, è già stata inserita dal dipartimento della Difesa americano in una lista di soggetti considerati vicini alle forze armate della Cina.
Unitree ha recentemente avviato una collaborazione con Nvidia – la più importante azienda di processori per l’intelligenza artificiale al mondo: ha sede in California – sull’utilizzo dei microchip Blackwell nel “cervello” dei suoi robot. Trattandosi di una partnership politicamente sensibile, Nvidia ha voluto sottolineare che i dati raccolti dai robot di Unitree rimarranno negli Stati Uniti e che i clienti principali dell’azienda sono enti accademici e di ricerca americani.
IL PROBLEMA CON GLI INVERTER
Quanto agli inverter, la Cina ne è la maggiore produttrice al mondo: le due aziende più rilevanti in questo mercato sono Sungrow Power Supply e Huawei, già nota per le apparecchiature per il 5G.
Anche la Commissione europea ha previsto delle restrizioni all’uso di inverter cinesi, temendo che questi dispositivi possano venire sfruttati da Pechino per sottrarre dati sensibili oppure per disattivare gli impianti energetici e causare dei blackout. Già un anno fa le autorità statunitensi avevano trovato degli apparecchi di comunicazione sospetti (cioè non segnalati nelle documentazioni tecniche) all’interno di alcuni inverter di produzione cinese.






