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Chi non apprezza la possibile maxi fusione tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb

L'anglo-svedese AstraZeneca ha avviato colloqui con la statunitense Bristol Myers Squibb per una fusione da 400 miliardi di dollari. In caso di riuscita, si tratterebbe della più grande acquisizione mai realizzata nel settore farmaceutico. Ma Trump e l'antitrust Usa daranno la loro benedizione? La Borsa, per ora, no. Fatti, numeri e commenti

 

Una possibile operazione destinata a ridisegnare gli equilibri dell’industria farmaceutica mondiale è al centro di colloqui riservati tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb. Le discussioni, fa sapere il Financial Times, sono ancora in una fase preliminare e il loro esito resta incerto, ma l’eventuale fusione darebbe vita al quarto maggiore produttore di farmaci al mondo per capitalizzazione di mercato, con un valore vicino ai 400 miliardi di dollari.

Le due aziende, per il momento, non hanno confermato le indiscrezioni.

COLLOQUI IN CORSO

Secondo persone a conoscenza della vicenda, l’anglo-svedese AstraZeneca e la statunitense Bristol Myers Squibb hanno avviato discussioni preliminari su una possibile integrazione. I colloqui si sono svolti negli ultimi mesi, ma non è chiaro se siano ancora in corso né se porteranno effettivamente a un accordo. Le fonti precisano che le trattative potrebbero concludersi positivamente nel prossimo futuro, ma potrebbero anche subire ritardi o interrompersi senza un’intesa.

La struttura dell’eventuale operazione non è ancora stata definita, ma secondo il Financial Times potrebbe prevedere una combinazione di pagamento in contanti e scambio di azioni.

UN GRUPPO DA 400 MILIARDI DI DOLLARI

AstraZeneca, seconda società quotata più preziosa del Regno Unito, ha una capitalizzazione di circa 195,9 miliardi di sterline, pari a circa 264 miliardi di dollari, mentre Bristol Myers Squibb vale circa 133 miliardi di dollari. L’unione dei due gruppi darebbe vita a una società dal valore vicino ai 400 miliardi di dollari e alla quarta maggiore azienda farmaceutica al mondo per capitalizzazione di mercato.

Secondo Bloomberg, se l’operazione dovesse essere completata diventerebbe la più grande acquisizione mai realizzata nel settore farmaceutico, superando anche l’acquisto di Celgene da parte di Bristol Myers per 74 miliardi di dollari nel 2019.

ASTRAZENECA TRA REGNO UNITO, USA E CINA

Per AstraZeneca, guidata dall’amministratore delegato Pascal Soriot, un’eventuale fusione consentirebbe di rafforzare ulteriormente la presenza negli Stati Uniti, mercato dal quale il gruppo ricava già quasi la metà del proprio fatturato. L’azienda, tra l’altro, afferma il Ft, punta a raggiungere ricavi per 80 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto ai 58,7 miliardi registrati nel 2025, e mira inoltre a entrare nel redditizio mercato dei farmaci contro l’obesità con diversi prodotti in fase di sviluppo.

Negli ultimi anni il gruppo ha rafforzato la propria pipeline attraverso accordi di licensing in Cina e nel 2021 ha acquisito Alexion per 39 miliardi di dollari, la maggiore operazione della sua storia.

A giugno AstraZeneca ha inoltre completato una quotazione diretta a New York, trasferendo la quotazione delle proprie azioni americane al New York Stock Exchange pur mantenendo sede legale e quotazione principale a Londra. Tuttavia, una possibile acquisizione di Bristol Myers alimenterebbe i timori nel Regno Unito di un progressivo spostamento del baricentro delle principali aziende britanniche verso il mercato americano.

RISULTATI E BREVETTI IN SCADENZA DI BRISTOL MYERS SQUIBB

Bristol Myers Squibb, osserva Reuters, sta affrontando una fase di transizione in vista della perdita della protezione brevettuale di alcuni dei suoi principali prodotti. L’anticoagulante Eliquis e il farmaco oncologico Opdivo rappresentano insieme circa la metà delle vendite del gruppo e potrebbero perdere il brevetto entro il 2028.

La società ha comunque registrato risultati particolarmente solidi: nel secondo trimestre infatti, ricorda Bloomberg, ha raggiunto ricavi record per 13 miliardi di dollari grazie soprattutto alla crescita dei farmaci più recenti, tra cui Breyanzi, Opdualag e Camzyos. La scorsa settimana ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni di ricavi e utili per l’intero esercizio, sostenuta dalle vendite di Eliquis e delle nuove terapie. Tra i prodotti più promettenti figurano anche il trattamento per l’anemia Reblozyl e l’anticoagulante sperimentale milvexian.

IL PRECEDENTE PFIZER E LA GUIDA DI SORIOT

Come scrive Bloomberg, dal suo arrivo alla guida di AstraZeneca nel 2012, Soriot ha trasformato il gruppo in uno dei principali protagonisti mondiali dell’oncologia. Nel 2014 fu lui a respingere il tentativo di acquisizione da parte di Pfizer, un’offerta che valutava AstraZeneca quasi 70 miliardi di sterline e che portò anche all’intervento del governo britannico per il timore di perdere una delle aziende strategiche del Paese.

La scorsa settimana Soriot ha ribadito che AstraZeneca non ha bisogno di operazioni di fusione e acquisizione per raggiungere i propri obiettivi di crescita e in una precedente intervista a Bloomberg aveva inoltre spiegato il proprio approccio alle acquisizioni al di fuori delle aree terapeutiche presidiate dal gruppo: “Dico sempre di no, perché il rischio di fare la scelta sbagliata aumenta rapidamente quando ci si allontana dal proprio ambito di competenza”.

SOTTO LA LENTE DELL’ANTITRUST USA (E DI TRUMP)

Secondo Reuters, una fusione tra AstraZeneca e Bristol Myers comporterebbe un rilevante rischio regolatorio, soprattutto per il modo in cui potrebbe essere valutata dalle autorità antitrust statunitensi sotto l’amministrazione del presidente Donald Trump, che ha concentrato la propria attenzione sugli investimenti nel settore farmaceutico all’interno degli Stati Uniti e sull’espansione della capacità produttiva nel Paese. Inoltre, un’operazione di questo tipo vedrebbe una società con sede nel Regno Unito acquisire uno dei principali campioni farmaceutici americani.

Andre Barlow, avvocato specializzato in antitrust di DBM Law Group, ritiene che “la Federal Trade Commission sotto Trump sottoporrebbe questa fusione a un esame molto approfondito e, se dovessero emergere sovrapposizioni significative tra farmaci o programmi di sviluppo clinico avanzati, sarebbero necessarie importanti cessioni di attività”. L’avvocato ha ricordato che, nel 2019, quando Bristol Myers acquisì Celgene, la Ftc impose la cessione del farmaco Otezla, un’operazione da 13,4 miliardi di dollari.

Anche Evan Seigerman, analista di BMO Capital Markets, afferma che le sovrapposizioni rappresentino uno dei principali ostacoli. Secondo l’analista, “la significativa sovrapposizione tra i portafogli di farmaci oncologici delle due aziende potrebbe ridurre le probabilità di una fusione riuscita”. Seigerman ha ricordato che Opdivo di Bristol Myers e Imfinzi di AstraZeneca competono direttamente nel trattamento del tumore del polmone non a piccole cellule e ha osservato inoltre che, con entrambe le aziende ormai oltre i 100 miliardi di dollari di capitalizzazione, “riteniamo improbabile un’acquisizione diretta dell’una da parte dell’altra”.

SCETTICISMO E POSSIBILISMO DEGLI ANALISTI

Jared Holz, specialista del settore sanitario di Mizuho, è dell’idea che gli investitori potrebbero opporsi all’operazione. Secondo l’analista, AstraZeneca è destinata a registrare una crescita dell’utile per azione superiore al 10% annuo nei prossimi cinque anni, mentre quello di Bristol Myers potrebbe diminuire fino alla fine del decennio.

“Gli investitori sosterranno che AstraZeneca non ha bisogno di Bristol Myers, mentre è vero il contrario e, a meno che non emergano enormi sinergie capaci di compensare il calo di ricavi e utili, questa fusione è difficile da giustificare”, ha scritto Holz.

L’analista ha però osservato che “se c’è mai stato un momento favorevole per un’operazione di questo tipo, probabilmente è proprio questo”, richiamando l’atteggiamento relativamente aperto dell’amministrazione Trump nei confronti delle operazioni di fusione e acquisizione, che ha contribuito a riportare i volumi di M&A negli Stati Uniti su livelli vicini ai massimi storici.

LA BORSA NON PERDONA

Intanto però le indiscrezioni sulla possibile fusione hanno pesato sull’andamento del titolo AstraZeneca alla Borsa di Londra. Nella seduta odierna, riferisce Teleborsa, il gruppo farmaceutico britannico è risultato il peggior titolo del FTSE 100, con un ribasso del 6,27% a 118,4 sterline.

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