Mobilità

Psa-Fca, come sfreccia il titolo Stellantis

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E’ nata Stellantis (col pallino della governance in mano a Psa). Il titolo ha debuttato in Borsa Italiana. Ecco dettagli e commenti

 

Stellantis sfreccia in Borsa. Nella giornata del 18 gennaio 2021, Borsa Italiana, a Milano, ed Euronext, a Parigi, hanno dato il benvenuto al quarto gruppo automobilistico, nato il 16 gennaio 2021 dalla fusione societaria tra Fca e Psa.

Nominato, nei giorni scorsi, anche il consiglio di amministrazione, la cui composizione ricorda che di fatto si tratta di un’acquisizione del gruppo italo-americano da parte della casa auto francese. Andiamo per gradi.

IL DEBUTTO IN BORSA DI STELLANTIS

Partiamo dalle novità. Oggi è il primo giorno di contrattazioni per le azioni Stellantis, che dopo il matrimonio fra Fca e Psa hanno debuttato a Milano e Parigi. Il tradizionale rito del debutto, il suono della campanella, è stato officiato, per via telematica, dal presidente John Elkann nel capoluogo lombardo e dall’amministratore delegato Carlos Tavares nella capitale francese.

Fissato per domani, 19 gennaio, il debutto a New York.

COME VA IN BORSA

Il titolo sfreccia. Alle 15.50, Stellantis, a Milano, guadagna il 7,59% a 13,53 euro.

IL COMMENTO DI ELKANN

“Questo storico primo giorno di negoziazione delle azioni Stellantis segna l’inizio di un’era di straordinarie opportunità per il nostro gruppo”, – ha commentato John Elkann. “Sono tempi impegnativi e allo stesso tempo entusiasmanti nel nostro settore, con cambiamenti rapidi, più che in qualsiasi altro momento dalla sua fondazione, oltre un secolo fa. Stellantis inizia il suo percorso essendo già uno dei principali protagonisti nel campo della mobilità: un gruppo capace di vantare un ricco patrimonio industriale, che affonda le proprie radici in oltre 200 anni di attività e che comprende molti dei marchi più prestigiosi del nostro settore”.

Stellantis possiede “la leadership, le risorse, la diversità e il know-how con cui costruire qualcosa di veramente unico e grande, fornendo ai nostri clienti veicoli e servizi per la mobilità originali, sicuri, pratici, innovativi e sostenibili”, ha aggiunto Elkann.

STELLANTIS: IL CDA

Proprio John Elkann è il Presidente della nuova società, con Carlos Tavares che è chief executive officer di Stellantis. Nei giorni scorsi è stato nominato il Consiglio di amministrazione, composto anche da nove amministratori non esecutivi: Robert Peugeot (vice presidente), Henri de Castries (senior independent director, in qualità di Voorzitter ai sensi della legge olandese), Andrea Agnelli, Fiona Clare Cicconi, Nicolas Dufourcq, Ann Frances Godbehere, Wan Ling Martello, Jacques de Saint-Exupéry e Kevin Scott.

L’ACQUISIZIONE DA PARTE DI PSA

E basta poco, guardando il Cda, per fare i conti. Psa, che comprende i brand Peugeot, Citroën e DS, ha la maggioranza del consiglio di amministrazione: su 11 amministratori, sei sono stati nominati da PSA (tra azionisti, dirigenti e personale).

Uno sbilanciamento che sembra ricordare che di fatto è un’acquisizione di Fca da parte del gruppo francese, come si legge nel prospetto di fusione.“Sulla base della valutazione degli indicatori ai sensi del principio contabile IFRS 3 e della considerazione di tutti i fatti e le circostanze pertinenti”, afferma il documento, “FCA e la direzione di PSA hanno stabilito che Peugeot SA è l’acquirente a fini contabili”.

GOVERNO: IL GRANDE ASSENTE?

E se di acquisizione si tratta, preoccupa il futuro degli stabilimenti italiani e dei centri di ricerca e sviluppo di Fca, mentre il Governo italiano “è il grande assente” nell’operazione, scrive Romano Prodi.

D’altronde “Caisse des Depots, attraverso Bpi, è azionista della nuova società con circa il 6% e il suo ceo siede nel consiglio”, ha sottolineato in una intervista a Corriere Economia Pierpaolo Di Stefano, ceo Cdp Equity. “E’ evidente che una presenza di questo tipo serve anche a preservare la filiera automotive e il suo indotto, che investe in tecno-logie e competenze, e le risorse umane che devono essere tutelate. Pensi soltanto alle forniture di componentistica. E questo ci deve far riflettere che la competizione economica non è solo tra aziende ma tra sistemi paese. Questa è la sfida più grande per noi italiani: la capacità di fare sistema”.

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