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Fusione Fca-Psa: scenari, rischi e opportunità. Parla Bertone

Stellantis Cda

Che cosa cambierà non solo per l’Italia con la fusione tra Psa e Fca? Conversazione con Ugo Bertone, giornalista, editorialista ed esperto del settore auto

 

È il grande giorno di Stellantis. Il 4 gennaio sono convocate le assemblee straordinarie degli azionisti: si tengono in remoto a causa dell’epidemia, a Parigi alle 11 per Psa e ad Amsterdam alle 14,30 per Fca.

Dopo le due riunioni mancheranno soltanto le formalità per la quotazione di Stellantis alle Borse di Parigi, Milano e New York.

Sta nascendo il quarto costruttore automobilistico mondiale con 8,1 milioni di auto vendute, 400 mila dipendenti e oltre 180 miliardi di euro di fatturato.

Numeri che resteranno gli stessi anche dopo le nozze? Start Magazine ne ha parlato con Ugo Bertone, giornalista, editorialista ed esperto del settore auto.

Prende forma la fusione tra Fca e Psa. Una fusione non proprio paritetica come è stato annunciato…

Non è una fusione paritetica, non serve fare provincialismo. È meglio essere parte di qualcosa di più forte che essere nulla. Il presidente uscente di Peugeot in una intervista sulla stampa francese parla di una fusione tra due culture: quella francese e quella anglo-americana. È così che è percepita Fca.

Nessun riferimento all’Italia?

Nessuno. L’Italia ha un numero di stabilimenti frutto di una gestione riuscita, nulla più. Il nostro Paese non ha e non può avere più un ruolo da protagonista nel settore auto. E allora meglio una fusione non paritetica che nulla. Quella di Fca è una mossa necessaria.

Cosa cambia con l’acquisizione di Fca da parte di Psa?

Fca potrà captare da Psa tutta la tecnologia che non aveva per contrastare i cambiamenti climatici ed abbattere le emissioni. Ricordiamo che per le sue emissioni ancora troppo alte, Fca ha acquistato crediti da Tesla, pagando 2 miliardi di dollari.

E a livello di occupazione?

Il fatto che in consiglio di amministrazione Fca sarà in minoranza – ci sarà un 5+5, con Carlo Tavares che vale per entrambi i gruppi – non ci darà uno svantaggio. Non pensiamo che un uomo in più in consiglio significhi un operaio in più.

Quali i cambiamenti che dobbiamo attenderci?

Il mercato sta cambiando. E in questi mesi sarà difficile vendere un numero maggiore di auto, bisognerà puntare a guadagnare di più da ogni singolo modello. Bisogna intraprendere una strada rigorosissima in fatto di emissioni, come chiede l’Ue, ma non solo…

A cosa altro sono chiamate Fca e Psa?

Servirà semplificare la struttura, le piattaforme di produzione, tagliare il tagliabile, ottimizzare gli investimenti e utilizzare al massimo gli stabilimenti. E qui dobbiamo ricordarci che la Francia non concede regali, ma anche che la stessa Fca, solo qualche giorno fa, ha investito in Polonia.

Quindi?

È cambiato il paradigma, non si ragiona più per Stati. E gli stabilimenti sono cambiati, devono puntare sulla qualità e sull’elettrico, devono mettere in pratica la transizione energetica. Non sarà facile. I paesi più ricchi stanno investendo nell’elettrico, l’Italia punta ad una transizione che tiene conto anche delle altre tecnologie.

Quello appena chiuso è un anno difficile per il settore. Quale futuro?

Sì, l’auto esce da un anno terribile e il 2021 sarà solo un anno di recupero. Un anno di lavoro per una futura ripresa.

Ci saranno nuove fusioni?

Non mi aspetto grandi cambiamenti nel 2021. Possibili fusioni? Forse Ford è sempre più nell’orbita di Volkswagen. Molto, comunque, dipenderà anche dal dopo Brexit. I giapponesi vogliono diluire i loro investimenti nel Regno Unito, qualcuno li sostituirà? Forse.

Torniamo ad Exor. Cosa ne sarà di Ferrari?

Exor, una volta che si libera della gestione di Fca, dovrà decidere cosa ne sarà di Ferrari. Ci sarà una successione dinastica? Arriverà Andrea Agnelli? Ha un impegno già in Juventus. Ferrari potrebbe essere non solo una casa auto, ma un brand che opera nel lusso. Non mi stupirei che l’azienda potrebbe attrarre le capitali del lusso francese.

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