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Come il Pnrr farà decollare 8 Zone economiche speciali del Sud

Pnrr Sud

Entro fine anno dovranno essere dettagliati i progetti per investire 630 milioni in otto Zone economiche speciali in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. L’analisi di Enrico Martial

Entro fine anno dovranno essere dettagliati i singoli progetti per investire entro giugno 2026 i 630 milioni di euro in otto “Zone economiche speciali”, le ZES, collocate in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Sul modello di altre sparse per il mondo, le ZES sono state create nel 2017 (con il DL n.91, convertito con la legge 123/2017) sui porti, retroporti, aeroporti e linee ferroviarie, come base infrastrutturale per lo sviluppo regionale e nazionale. Le ZES giungono a integrazione di una lunga serie di interventi, per mezzo dei fondi strutturali o nazionali, e godono di crediti di imposta – che da 50 mln di euro sono saliti ora a 100 mln – e di varie semplificazioni burocratiche.

Se in alcuni casi il PNRR prevede interventi ancora di base, come il collegamento tra il porto e il retroporto a Trapani, in altri l’attività è già forte. Per esempio, al Porto di Gioia Tauro (nella ZES Calabria) che nel 2020 ha movimentato 3,193 mln di TEU (per confronto, i porti Genova 2,5 mln di TEU) a marzo 2021 è stato finalmente aperto lo scalo intermodale con la ferrovia. Nella zona di Termoli (ZES Molise) è prevista la Gigafactory per le batterie di Stellantis.

Gli interventi del PNRR sono di collegamento “ultimo miglio” tra aree industriali, rete ferroviaria e corridoi europei, e poi riguardano la logistica, gli interventi su energia, rinnovabili e ambiente, sulle banchine, sull’accessibilità e la sicurezza.

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A questo “Investimento” di 630 milioni di euro si unisce una “riforma” – nello stile del PNRR nella forma assunta con l’avvicendamento tra i presidenti Giuseppe Conte e Mario Draghi – sui poteri dei Commissari delle Zone Economiche Speciali. Pur con scadenza a fine 2021, è già stata adottata con il DL Semplificazioni del 31 maggio scorso, ed è quindi un impegno in meno per il governo, a cui il PNRR impone numerosi adempimenti entro fine anno, ricordati con una lettera ai ministeri dal sottosegretario Roberto Garofoli il 10 agosto scorso.

La riforma aumenta i poteri degli otto Commissari straordinari, che possono fare da stazione appaltante e rilasciare una “autorizzazione unica”, sia pure al termine di una conferenza dei servizi. Vengono ora sostenuti dal personale dell’Agenzia per la coesione, quella che governa i fondi strutturali. La relazione diventa più stretta quindi con lo Stato, a cui spetta la loro nomina, rispetto al ruolo delle Regioni, a cui viene ancora riconosciuta la necessità dell’intesa.

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