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Perché la Francia tampona Bruxelles sull’elettrico

Francia Difesa

L’auto elettrica rischia di ridisegnare il mercato: l’Ue deve fronteggiare le misure protezionistiche Usa e la baldanza cinese, per questo la Francia sprona Bruxelles per misure comuni a sostegno dell’industria

“Dobbiamo svegliarci”. Non usa mezzi termini il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, in un’intervista rilasciata a Les Echos. “L’Europa deve preparare una risposta forte e agire molto rapidamente. Gli americani stanno comprando americano e stanno portando avanti una strategia di aiuti pubblici molto aggressiva. I cinesi stanno chiudendo il mercato. Non possiamo essere l’unico spazio – il più virtuoso dal punto di vista climatico – a ritenere che non ci possano essere delle preferenze europee”.

Il Salone dell’auto di Parigi ben fotografa la desertificazione europea – tante, difatti, le defezioni di case storiche – e al tempo stesso immortala l’arrembaggio in atto cinese: diversi i marchi made in China che si preparano a debuttare nel Vecchio continente. Per questo Macron parla della necessità di intavolare “un forte sostegno all’industria automobilistica”, sulla falsariga delle recenti misure introdotte negli Stati Uniti e dunque di stampo protezionistico (ne abbiamo parlato qui) “un’occasione”, dice l’inquilino dell’Eliseo “per rilanciare” l’industria dell’auto e raggiungere gli “obiettivi climatici”.

La medesima agitazione traspare dalle dichiarazioni del ministro all’Economia Bruno Le Maire che, in merito alle politiche protezionistiche USA e alle mosse aggressive cinesi, fissa un’agenda: “O si riesce a far cambiare loro idea o non c’è ragione perché la Francia e l’Europa non facciano altrettanto. Per il bene dell’ambiente e dell’economia”. “Non possiamo perdere neppure un giorno, perché ogni giorno perso è un mercato perso, e i mercati persi sono quelli più difficili da riconquistare”, ha concluso con termini perentori il ministro.

La Francia, ora che la Germania ha le gomme sgonfie per via della Russia che le ha chiuso i rubinetti del gas (per questo VW sta già pensando di riallocare la produttività in altri Paesi) intende sfornare 1 milione di elettriche nel 2027 e 2 milioni entro il 2030, grazie a politiche di sostegno della domanda, come l’aumento da 6 mila a 7 mila euro del bonus ecologico, “per la metà delle famiglie, le più modeste” e un leasing a 100 euro al mese, già annunciato da Macron: “stiamo lavorando ai dettagli tecnici di questo provvedimento, soprattutto per definire i tempi”).

Lo Stato c’è. L’industria automobilistica, pare, pure, almeno a giudicare dalle dichiarazioni roboanti di Carlos Tavares che ha confermato come Stellantis sia una realtà sempre più francese e meno italiana: “Il nostro impegno per la carbon neutrality nel 2038, prima di tutti i nostri concorrenti, va a beneficio della Francia dove siamo e continueremo a essere senza dubbio il player di riferimento commerciale e industriale con 12 modelli elettrici prodotti con orgoglio e passione dai nostri dipendenti nelle nostre 12 fabbriche di assemblaggio e componenti”, ha dichiarato il numero 1 del Gruppo.

“Scegliendo di produrre le future Peugeot e-308 ed e-408 nel nostro sito di Mulhouse, Stellantis conferma che sta dando a ciascuno dei suoi siti industriali francesi un futuro per l'”era del post-combustione”, grazie a un approccio lungimirante basato sulla co-costruzione con le nostre parti sociali.” Gli ha fatto eco il ceo di Valeo, Christophe Perrat, che ha detto: “Dobbiamo accelerare la produzione di auto elettriche in Europa, in modo da ottenere quelle economie di scala che ci consentano di competere con i produttori cinesi, che sull’elettrico hanno puntato prima di noi e che possono contare su un enorme mercato domestico”.

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