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Germania senza gas? E Volkswagen sgasa altrove

Volkswagen

Volkswagen sta pensando di spostare parte delle sue attività produttive al di fuori dei Paesi europei che maggiormente patiranno la crisi energetica scatenata da Putin. Ecco quali nazioni potrebbero beneficiare del riassetto industriale

Dopo la crisi del chip, che ha costretto diverse Case automobilistiche a rivoluzionare la produzione e i progetti delle auto in via di sviluppo, si affaccia la crisi del gas. Non sappiamo che inverno sarà e l’improvviso abbassamento delle temperature non lascia certo molto spazio all’ottimismo. Per questo molte industrie, almeno le più strutturate, stanno già mettendo in conto di delocalizzare altrove la produzione, consapevoli che potrebbe arrivare il momento in cui i governi di mezza Europa dovranno scegliere se staccare il gas agli impianti energivori o alla popolazione. Volkswagen, pur avendo ribadito di aver approntato “i migliori preparativi possibili” è tra queste.

COME SI MUOVE VOLKSWAGEN

“Tra le ipotesi di medio termine, ci stiamo concentrando su una maggiore localizzazione delle forniture, su un trasferimento della capacità produttiva e su soluzioni prettamente tecniche”, ha spiegato il responsabile acquisti, Geng Wu, in un nota ripresa dalla Bloomberg. Wu ha ammesso che le soluzioni emergenziali allo studio ai piani alti sono “simili a quelle diventate già pratica comune nel contesto delle sfide legate alla carenza di semiconduttori e ad altre recenti interruzioni della catena di approvvigionamento”. C’è però una differenza: mentre le Case automobilistiche hanno atteso parecchio prima di rivoluzionare catene produttive e filiere per colpa dell’assenza dei semiconduttori, qui i bagagli sembrerebbero già pronti e il rischio è quello di essere comunque in ritardo.

GLI STABILIMENTI A RISCHIO

Naturalmente, un Gruppo importante come quello tedesco non ha bisogno di fare traslochi: con 122 impianti sparsi ai quattro angoli del globo, basta riorganizzare forniture e componentistica. Quasi certamente, però, dimagriranno i lavori in patria, dove VW ha circa 30 impianti (28, per la precisione), da Zwickau a Dresda, passando per Osnabruck, Emden, Hanover e ovviamente Wolfsburg. Probabilmente lo stesso discorso si farà per gli stabilimenti di Ingolstadt e Neckarsulm che producono Audi, mentre bisognerà capire se pure Porsche sarà interessata.

E poi ci sono quelli in Europa dell’Est, In Ungheria, a Gyor, in Repubblica Ceca a Kvasiny e Mlada Boleslav, dove viene realizzata la Skoda e il maxi stabilimento di Bratislava, in Slovacchia. Tutti questi impianti, trovandosi in Paesi legati alle forniture russe, rischiano di essere accomunati dal medesimo destino. Il responsabile delle relazioni esterne Thomas Steg ha già avanzato le istanze di Volkswagen: “I politici devono frenare l’attuale boom incontrollato dei prezzi del gas e dell’elettricità. Altrimenti, le piccole e medie imprese, in particolare quelle ad alta intensità energetica, avranno grossi problemi e dovranno ridurre o fermare la produzione”.

Se la locomotiva tedesca rischia di non sbuffare più, a corto di gas (non basteranno le forniture di Usa, Canada, Norvegia e Olanda a sostituire i flussi dei Nord Stream 1 e 2 e infatti il cancelliere Olaf Scholz è già a caccia di nuovi fornitori), la delocalizzazione potrebbe favorire altri impianti, quelli finora considerati periferici. Andando per logica, sono esclusi per ovvie ragioni quelli dell’area asiatica (più di 30) sia perché troppo distanti, sia perché focalizzati soprattutto sull’elettrico, così come quelli USA. Quindi la scelta ricadrà obbligatoriamente in Europa, tra Sud Europa (soprattutto in Spagna, che oltre a poter contare su scorte di gas proprie, non ha il clima continentale tedesco) e Nord Europa, dove le temperature sono più rigide ma il gas non è un problema.

COSA NE SARA’ DEL PIANO ELETTRICO?

Sul fronte elettrico, il marchio tedesco non investe solo in Cina: non dimentichiamo infatti che Volkswagen prevede di costruire sei impianti di batterie in Europa entro il 2030, a partire da Salzgitter. Resta da capire se l’attuale crisi energetica rischia di cambiare i piani o, semplicemente, rallentarli. La risposta al momento parrebbe che si continuerà a lavorare all’elettrificazione del marchio di buona lena: PowerCo, l’unità batterie di Volkswagen, ha difatti appena annunciato una joint venture tutta europea con la belga Umicore da 3 miliardi di euro. Umicore rifornirà le fabbriche europee di celle per batterie di PowerCo a partire dal 2025, a partire dallo stabilimento Volkswagen di Salzgitter.

La joint venture punterà a una capacità annua di 40 gigawattora (GWh) nel 2026, con l’obiettivo di raggiungere 160 GWh – sufficienti ad alimentare circa 2,2 milioni di veicoli completamente elettrici – entro la fine del decennio. Entrambi i partner si divideranno equamente costi, investimenti e profitti.

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