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Perché Honda e Nissan tirano il freno in Occidente

Nissan riduce la produzione nel suo stabilimento principale in Europa, a Sunderland, e si appresta a tagliare nel Vecchio continente 900 posizioni, per lo più in Spagna mentre Honda congela tutti i piani da quasi 10 miliardi di euro per la costruzione di una gigafactory di auto elettriche in Canada. Entrambi i marchi giapponesi si trovano alle prese con una forte crisi dovuta non solo ai dazi ma anche alla concorrenza cinese. Per questo le due Case sono costrette a risparmiare il più possibile

Brutte notizie per il Canada che sognava da tempo di diventare uno dei principali hub per la mobilità elettrica e invece si ritrova a inseguire costruttori esteri (non avendone di autoctoni) diretti altrove, sia per evitare gli strali di Donald Trump, sia perché l’auto alla spina al momento non sembra più essere il cavallo su cui puntare.

Dopo Stellantis, pure Honda ha infatti comunicato di avere congelato le sue attività canadesi e non è nemmeno il solo marchio nipponico che, travolto dalla crisi, sta tirando i cordoni della borsa in Occidente: allargando lo zoom fino a ricomprendere altre latitudini, Nissan sta già affilando la mannaia dei tagli per farla piombare sullo storico stabilimento inglese di Sunderland e nel resto del Vecchio continente. Ma procediamo con ordine.

NISSAN TAGLIA IN EUROPA

Partendo dalle questioni più vicine a casa nostra, Nissan, intenzionata a ottimizzare le risorse dopo la grande sbandata dello scorso anno, nell’ultimo periodo com’è noto ha già fatto coriandoli dei suoi piani sull’auto elettrica americana per puntare tutto su Suv e pick-up tradizionali, ma all’Europa si appresta a servire soluzioni assai più drastiche dal momento che la Casa nipponica ha finalizzato un piano per chiudere ben due linee di produzione nella sua fabbrica di Sunderland, nel Regno Unito, tagliando pure quasi un migliaio di posti in tutto il Vecchio continente.

PRODUZIONE DIMEZZATA IN DIECI ANNI

Nel mirino dei risparmi dunque lo storico stabilimento inglese che dal 1986 rappresenta il fulcro delle sue attività europee. Non un fulmine a ciel sereno, comunque, se si considera che nell’ultimo decennio la produzione britannica è passata dalle 507.430 auto del 2016 alle 273.174 del 2025 e con questa lena è ormai prossima al dimezzamento.

NISSAN CEDE ALCUNE LINEE INGLESI AI CINESI?

Secondo indiscrezioni che rimbalzano da qualche tempo, i giapponesi starebbero proponendo ad alcuni marchi cinesi (si parla di Chery e Dongfeng) una peculiare coabitazione: l’affitto delle linee britanniche che si avviano al disuso così da salvaguardare l’occupazione e soprattutto garantirsi un ritorno economico.

Da parte loro i marchi del Dragone avrebbero il vantaggio di insediarsi in “insediamenti pronti all’uso”, piazzati strategicamente vicino alle grandi linee di comunicazione e con una mano d’opera rodata. Insomma, una soluzione win-win per entrambe le parti che ricorda peraltro quella che, sempre secondo indiscrezioni, Stellantis vorrebbe attuare per i suoi impianti sotto-sfruttati qui in Europa (si vocifera sia il destino di Cassino, per esempio).

VERSO IL TAGLIO DI 900 POSTI DI LAVORO

Ma purtroppo la manovra compiuta da Nissan non si limiterà alle linee britanniche: sotto la scure dei tagli anche circa 900 posti di lavoro dislocati in tutto il Vecchio Continente, su un totale di circa 9.300 dipendenti attuali. A quanto si apprende, la Casa nipponica partirà dai ruoli amministrativi e dal personale logistico, mansioni che tra AI e robot oggigiorno possono essere più facilmente di altre automatizzate.

Secondo il Wall Street Journal il colpo peggiore sarà assorbito dalla Spagna, dove sul tavolo ci sarebbe una proposta da discutere con le sigle sindacali e col mondo della politica di riduzione delle dimensioni del magazzino ricambi di Barcellona (sopravvissuto a stento ai forti tagli del 2020) che potrebbe lasciare a casa 500 addetti. Sarà difficile spuntare per gli europei situazioni più favorevoli se si considera che il contesto economico lo scorso anno ha spinto Nissan a vendere la propria sede globale di Yokohama per 643 milioni di dollari per poi restarci in affitto.

HONDA SI RITIRA DALLE SPIAGGE CANADESI…

Parlando di crisi nera e di gesti eclatanti, Honda, i cui vertici si sono tagliati lo stipendio (versione moderna e tradizionale del seppuku dei samurai) e hanno deciso a malincuore di buttare nel cestino prestigiose collaborazioni con Sony, non è stata finora da meno.

E nei suoi piani di risparmi intende coinvolgere la forza lavoro stanziata in Canada. La seconda casa automobilistica giapponese per volumi di vendita tempo fa aveva annunciato un investimento da 15 miliardi di dollari canadesi, pari a circa 9,4 miliardi di euro, per la realizzazione di una gigafactory deputata alla produzione di auto elettriche e di batterie.

UN PROGETTO COLPITO DA UN PRECEDENTE RINVIO

Il progetto che nel 2024 era però stato rinviato dal 2028 alla fine della decade, ora è stato ufficialmente messo nel congelatore in attesa di tempi migliori. Troppe le incognite legate sia alla effettiva convenienza e sostenibilità di una produzione così massiccia di auto elettriche, sia soprattutto ai dazi di Donald Trump, dato che la gigafactory che Honda voleva stabilire in Canada era destinata a servire anche gli Stati Uniti.

Non si dimentichi poi che Honda, nell’ultimo periodo, rivedendo in profondità i propri piani di elettrificazione della gamma, ha cancellato lo sviluppo di tre modelli elettrici destinati al mercato nordamericano (Trump, si sa, non ama le auto a batteria e ha subito cestinato gli incentivi voluti da Biden che trainavano la domanda), mentre sul fronte finanziario prevede di registrare una perdita netta compresa tra 420 e 690 miliardi di yen -(circa 3,75 miliardi di euro) nell’ultimo esercizio.

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