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Perché Ferrovie tampona Atlantia su Alitalia

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Cosa succede sul dossier Alitalia tra Ferrovie, Delta e Atlantia e Lufthansa

 

Lei, lui, l’altra. E l’altra ancora. Il salvataggio di Alitalia, la cui offerta dovrebbe arrivare entro il 15 ottobre, diventa questione davvero intricata. E come nelle migliori soap opere d’amore, tutto può ancora succedere: Ferrovie potrebbe scegliere Lufthansa? Ma anche con Atlantia la relazione tentenna: Ferrovie Italiane non ha accolto con entusiasmo la lettera in cui la famiglia Benetton (che controlla Atlantia) criticava il piano Fs-Delta. Andiamo per gradi.

FERROVIE GUARDA A LUFTHANSA

Partiamo dai fatti. Ferrovie, pronta a entrare nella Nuova Alitalia con Delta (10%) ed Atlantia (37,5%), guarda a un nuovo partner. È Lufthansa che qualche giorno fa, approfittando delle difficoltà nella trattativa tra Fs-Delta e Atlantia ha scritto a Ferrovie per candidarsi come partner commerciale, dunque non come azionista.

FS CHIEDE IMPEGNO AZIONARIO

Nella lettera di risposta che Fs ha inviato alla compagnia aerea tedesca, la società del Tesoro ha chiesto, come riporta il Sole 24 Ore, di indicare gli impegni che vuole assumersi nella nuova possibile cordata Fs- Lufthansa ed Atlantia.

Nella lettera inviata a Carsten Spohr, amministratore delegato del gruppo tedesco, il numero uno di Fs, Gianfranco Battisti, scrive che prenderà in esame un eventuale coinvolgimento del vettore tedesco solo se sarà disponibile ad una partecipazione azionaria nella Nuova Alitalia, per condividere con Fs il rischio dell’investimento “equity”.

DELTA MESSA ALL’ANGOLO?

L’opzione Delta non è ancora messa all’angolo. Tutto dipenderà dalla proposta che arriverà da Berlino. L’americana intende partecipare alla cordata organizzata da Fs per salvare Alitalia, con una partecipazione del 10%. Ulteriori sforzi (si chiedeva il 12-15% nei giorni scorsi) per ora non sono ammessi.

LA QUESTIONE ATLANTIA

L’impegno azionario di Delta sarebbe anche al centro (in apparenza) di una lettera che Atlantia ha inviato il 2 ottobre al ministero dello Sviluppo economico retto da Stefano Patuanelli (M5s). Atlantia, nella missiva, esordisce con pesanti critiche al piano industriale Alitalia predisposto dai potenziali partner, Fs e Delta, sostenendo che “consente (…) al più un rischioso piano di salvataggio con esiti limitati nel tempo ed è ben lungi da costituire una piattaforma di rilancio della compagnia aerea (…)”, ricostruisce il Sole 24 Ore.

“Per la suddetta data non sarà per noi possibile aderire all’auspicato consorzio che formulerebbe l’eventuale offerta formale stanti, tra l’altro, le rilevantissime tematiche di contesto tuttora non risolte”, ha aggiunto Atlantia, che in pratica dice di esser pronta a sfilarsi dalla cordata in assenza di un piano adeguato.

IL VERO NODO ATLANTIA

In realtà, Atlantia avrebbe detto al ministero che se non cesserà la “situazione di incertezza” sulla concessione di Autostrade per l’Italia, la famiglia Benetton non ci sarà per un “eventuale intervento” nel salvataggio di Alitalia.

UN AUTOGOL

“E’ legittimo esprimere dubbi sul piano industriale e sul ruolo di Delta ma quella lettera è stata davvero inusitata, un vero autogol”, ha commentato a Start Magazine un addetto ai lavori al corrente del dossier.

LA RISPOSTA FURIBONDA DI FERROVIE

E proprio quella lettera “inusitata” avrebbe fatto infuriare Ferrovie dello Stato, che con un’altra lettera ha risposto alle critiche di Atlantia, criticando invece il piano della famiglia Benetton.

Secondo Ferrovie, riporta il Sole 24 Ore, la proposta di piano Atlantia, che prevede una crescita del 10% annuo sul Nord America rispetto al 5% del piano Fs-Delta, comporta “l’assenza di una crescita prospettica, la ridotta dimensione dell’azienda” e un network “fortemente sbilanciato sul lungo raggio, ed in particolare sul Nord America, ma non viene tuttavia sufficientemente alimentato da un network di breve-medio raggio”.

La crescita del 10% annuo sul Nord America, fanno sapere da Ferrovie, è “ampiamente superiore alla crescita della domanda attesa” e “implica una forte riduzione dell’offerta di lungo raggio su altri mercati di elevato potenziale prospettico, soprattutto in Asia”.

LA QUESTIONE LINATE

E ancora. Per Fs sarebbe da bocciare anche la “riduzione dell’offerta internazionale da Linate”. Le scelte di Atlantia evidenziano, per la società al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze,  una scarsa fiducia nella capacità competitiva di Alitalia e nella redditività attesa dell’investimento.

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