Mobilità

Alitalia, tutti i buchi dell’intesa tra Ferrovie, Tesoro, Atlantia e Delta (con la letterina di Lufthansa…)

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Tutte le ultime novità sul dossier Alitalia con i trambusti tra Ferrovie, Tesoro, Atlantia e Delta (e la letterina di Lufthansa…). Fatti, numeri, indiscrezioni, commenti e analisi. 

Invece di sciogliersi, i nodi sul futuro di Alitalia si complicano. Dal governo si sparge ottimismo ma i tempi stringono e nulla è ancora definitivo davvero su cordata e piano industriale.

Ecco le ultime novità, con la prospettiva che lo Stato sborsi nuove risorse visto che la cassa della compagnia langue e non si esclude la necessità di un altro prestito del Tesoro. Mentre da Lufthansa è arrivata una letterina (anti Delta?) in cui la compagnia tedesca una partnership con la Nuova Alitalia (qui tutti i dettagli).

CHE COSA HA DETTO PATUANELLI SU ALITALIA

“Ci sono le condizioni affinché entro il 15 di ottobre si possa giungere una proposta vincolante da parte del consorzio acquirente” per Alitalia” ma serve “responsabilità da parte di tutti”, ha detto ieri il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (M5s) al termine di una giornata che ha visto un’accelerazione nel tentativo di rispettare la scadenza prevista del 15 ottobre e nella quale il premier Conte ha anche incontrato i vertici di Atlantia.

GLI SBUFFI TRA FERROVIE E ATLANTIA

I nodi sono ancora diversi e tutt’altro che risolti. Restano infatti ancora da appianare – ad esempio – le divergenze tra Fs e la holding dei Benetton venute alla luce dopo la lettera della capogruppo Atlantia che ha fatto imbufalire non poco Fs, Delta, governo e advisor.

L’ANALISI FINANZIARIA DI ALITALIA

Da sciogliere c’è anche la questione della cassa: indipendentemente dall’eventualità di un’ulteriore proroga, si valuta la possibilità di un nuovo prestito ponte, che potrebbe aggirarsi intorno ai 250-350 milioni di euro. Si confermano dunque di fatto con queste indiscrezioni le analisi puntute dell’esperto Gaetano Intrieri sui numeri sbandierati dai commissari Alitalia e sulle necessità finanziarie della compagnia (qui l’ultimo approfondimento su Start).

LA CASSA LANGUE?

Nel governo si ragiona sull’erogazione di una somma vicina ai 300 milioni di euro per “ricaricare” la cassa della compagnia. I 900 milioni iniettati dal governo Gentiloni nel 2017 sono ormai stati consumati dalle perdite, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “La liquidità residua dovrebbe esaurirsi in dicembre, dicono fonti vicine al dossier. Va precisato che la liquidità dichiarata dai commissari(adesso sarebbero meno di 300 milioni) è gonfiata dagli anticipi incassati da Alitalia – si stimano circa 300 milioni – per i biglietti venduti per i voli per i prossimi mesi. Questi soldi però sono un debito verso i clienti. Le comunicazioni dei commissari sulla cassa non fanno piena trasparenza, perché non dicono qual è l’indebitamento finanziario netto della compagnia”.

LO SCENARIO BRUXELLESE

Resta da capire se i soldi in cassa basteranno a gestire l’operatività della compagnia anche nel periodo transitorio: a fine agosto la liquidità era di 360 milioni e bisogna considerare che 150 milioni sono gli interessi sul prestito che vanno restituiti al Mef. Se si decidesse di concedere un nuovo prestito, si punta a legarlo alla presentazione della proposta vincolante, in modo da non incappare nel niet della Commissione europea.

I TEMPI IN BILICO

Quando manca una settimana al termine per l’offerta vincolante e il piano industriale da parte della cordata composta da Fs, Atlantia, Delta e Mef, si punterebbe – secondo quanto si apprende – a far rispettare la scadenza del 15 ottobre con la presentazione dell’offerta vincolante, concedendo però altri 10-15 giorni per la firma vera e propria dell’operazione. A quel punto da novembre partirebbero la trattativa sindacale e l’iter autorizzativo all’Antitrust, per arrivare a chiudere formalmente l’operazione intorno a marzo.

CHE FA DAVVERO DELTA?

Ora però gli sguardi sono concentrati sulle mosse di Delta: aumenterà o no la quota nella futura compagine azionaria di Alitalia fino al 15-20% come chiede Atlantia e non solo? Gli americani al momento sono attestati su questa posizione: partecipazione al 10-12%, con un esborso massimo dunque di circa 120 milioni di euro, magari per salire nei prossimi 5 anni.

SCAZZI ATLANTIA-DELTA

C’è un altro fattore di tensione. “Atlantia – scrive oggi il Corriere della Sera – chiede di aumentare del 10% la quota di ricavi verso gli Usa, elevandoAlitalia al rango di Air France-Klm nella prossima joint venture (dove ci sarà pure Virgin Atlantic). Ma per Delta la bozza di accordo separato con Alitalia permette agli italiani di incrementare la capacità ben oltre quel valore, e senza dover passare attraverso l’ok dei franco-olandesi”.

I TIMORI DEI DIPENDENTI

Preoccupano intanto i lavoratori i numeri che circolano sul piano industriale: nella flotta verrebbero messi a terra subito 3 aeromobili di lungo raggio (con la chiusura delle rotte per Johannesburg e Santiago del Cile), ma a fine piano ne verrebbe aggiunto solo uno; per il personale si stimano 2.800 esuberi; non sarebbe previsto il break even dopo i 4 anni del piano.

NODO CAPO AZIENDA E SCIOPERI

Sul tavolo resta aperto anche il dossier sulla governance, con la ricerca dell’amministratore delegato della nuova Alitalia, il cui nome dovrebbe essere comunicato insieme al piano industriale. Intanto oggi è in programma lo sciopero del personale navigante, che ha costretto la compagnia a cancellare circa 200 voli.

I TWEET COMMENTOSI DEL PROF. GIURICIN

 

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