Mobilità

Alitalia, tutti gli sbuffi di Buffagni e Atlantia contro Delta

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Che cosa sta succedendo al dossier Alitalia tra Ferrovie, Atlantia, Delta e ministero dello Sviluppo economico

Ancora turbolenze per Alitalia. A meno di due settimane dal termine ultimo per presentare l’offerta definitiva e il contratto per salvare l’ex compagnia di bandiera (15 ottobre), tutto è ancora in bilico. Mentre Ferrovie e Atlantia fanno pressing perché l’americana Delta aumenti la sua quota di partecipazione in cordata con le aziende e il Tesoro, per Alitalia si riaffaccia la possibilità di dover cedere al piano B, quello della tedesca Lufthansa.

Le prossime saranno ore cruciali. Andiamo per gradi.

LA (NUOVA) CORDATA

La cordata pubblico-privato per salvare Alitalia, secondo quanto preventivato inizialmente, vede la partecipazione dell’americana Delta al 10%, di Ferrovie ed Atlantia al 37,5% (ciascuno) e il Mef al 15%.

Ora governo e soci italiani chiedono all’Americana Delta uno sforzo in più: prendere il 15% della cordata. La richiesta, però, non sembra piacere oltreoceano e la compagnia Usa, al momento, potrebbe ritoccare solo al 12% la propria partecipazione nella società che rilancerà Alitalia, per un investimento totale di 120 milioni.

CHE COSA HA DETTO BUFFAGNI

E proprio con l’obiettivo di convincere Delta a mettere qualcosa in più sul piatto, il viceministro allo Sviluppo Economico, Stefano Buffagni, a margine di un evento a Milano nei giorni scorsi ha affermato che “se Delta Air Lines acquisterà soltanto il 10% di Alitalia non potrà dettare la linea sul futuro della compagnia”.

“Se tu hai il 10% probabilmente non ci credi a fondo e quindi di conseguenza nei piani di governance e nei piani industriale è giusto che si facciano le valutazioni sulla base di come sarà la compagine sociale”, ha aggiunto Buffagni, uomo di punta del Movimento 5 Stelle.

LA LETTERA DI ATLANTIA

A puntare i piedi perché Delta possa avere almeno il 12% della cordata salva-Alitalia è anche Atlantia, la holding dei Benetton che controlla gli Aeroporti di Roma (Adr), oltre che Aspi (Autostrade per l’Italia).

Come riporta Il Messaggero, in una lettera inviata ieri a Stefano Patuanelli, il dg di Atlantia Giancarlo Guenzi avrebbe sollecitato il Mise a convincere la compagnia aerea Usa ad aumentare le sue quote di partecipazione in Alitalia.

Per risollevare il vettore, spiega Atlantia, serve un partner incisivo e di lungo termine di che creda nel rilancio. La partecipazione al 10% di Delta non sembra dare questa impressione ed Atlantia: nella lettera la holding dei Benetton avvisa il governo che, a queste condizioni, Alitalia non potrà essere rilanciata. A dimostrazione dell’impegno di lungo periodo, Delta, secondo il pensiero di Atlantia (di intesa, probabilmente, con Ferrovie) dovrebbe da subito aumentare la partecipazione del 10% fino a un 15-20%. E se Delta non cede, Atlantia, che ha dubbi sul piano industriale come ha scritto nella lettera, potrebbe sfilarsi.

LO SCENARIO LUFTHANSA

Ma se la cordata dovesse saltare, per Alitalia si profila la possibilità di ripiegare sul piano B, Lufthansa. Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, infatti, la compagnia tedesca non avrebbe perso il suo interesse verso la compagnia.

“C’è sempre interesse per un’Alitalia ristrutturata, per la quale abbiamo avanzato proposte adeguate. La nostra propensione non è cambiata. In ogni caso deve essere chiaro che il mercato italiano è molto importante per noi, e cresceremo anche se le nostre proposte non avranno successi, per esempio grazie ad Air Dolomiti”, ha detto una fonte della compagnia tedesca a MF-Milano Finanza.

SINDACATI SUL PIEDE DI GUERRA

Il piano B, però, non piace ai sindacati: la tedesca, infatti, è pronta a tagliare gli esuberi e a ridurre la flotta degli aeromobili dagli attuali 117 a 74. E un rafforzamento di Lufthansa non sarebbe ben gradito nemmeno dalla stessa Delta. Anzi, c’è chi – fra gli addetti ai lavori – ritiene che Delta si dice disposta a entrare con una quota minima in Alitalia proprio per evitare che Lufthansa rilevi Alitalia.

COME SONO I VERI CONTI DI ALITALIA

Nel frattempo gli esperti si interrogano sui reali conti di Alitalia. Il commissario Stefano Paleari avrebbe detto che la cassa, a fine agosto, sarebbe pari a 360 milioni di euro, ma secondo quanto ha fatto notare Gaetano Intrieri, economista ed esperto del settore aeronautico, “la posizione finanziaria netta di Alitalia nella migliore delle ipotesi si può determinare per un importo pari a – 250 milioni di euro ed una consistenza di cassa che ripeto in nessuna ipotesi, anche nella più ottimistica può superare i 160 milioni di euro”.

“L’amministrazione straordinaria di Alitalia – ha anche aggiunto Intrieri – è costata all’incirca 1 miliardo e 280 milioni di euro. Tale importo viene ad essere determinato dalla seguente sommatoria: 80 milioni sono relativi alla consistenza della cassa quando l’amministrazione straordinaria ha avuto inizio, circa 50 milioni sono le sopravvenienze incassate da Etihad, 900 milioni è il prestito erogato dallo Stato e infine la posizione finanziaria netta negativa per 250 milioni di euro, evito in questa sede di contabilizzare gli interessi sul prestito concesso dallo Stato che così come la quota capitale non verranno mai restituiti ai contribuenti italiani”.

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