Mobilità

Alitalia, ecco perché Ferrovie e governo sono imbestialiti con Atlantia

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Tutte le ultime turbolenze sul dossier Alitalia fra governo, Ferrovie, Delta e Atlantia (Benetton).

Governo e Ferrovie furibondi con Atlantia sul dossier Alitalia.

E’ questa la vera situazione al momento dopo la lettera che a sorpresa i vertici della holding del gruppo Benetton hanno inviato il 2 ottobre al ministero dello Sviluppo economico retto da Stefano Patuanelli (M5s).

Perché esecutivo e gruppo Ferrovie sono furibondi? Dice a Start un addetto ai lavori al corrente del dossier: “E’ legittimo esprimere dubbi sul piano industriale e sul ruolo di Delta ma quella lettera è stata davvero inusitata, un vero autogol”.

Ma che cosa c’è scritto nella missiva di Atlantia? Se non cesserà la «situazione di incertezza» sulla concessione di Autostrade per l’Italia Atlantia non potrà impegnarsi per un «eventuale intervento» nel salvataggio di Alitalia. È questa la preoccupazione fondamentale messa nero su bianco espressa dalla controllata dalla famiglia Benetton.

Nella missiva di due pagine Atlantia esordisce con pesanti critiche al piano industriale Alitalia predisposto dai potenziali partner, Fs e Delta, che «consente (…) al più un rischioso piano di salvataggio con esiti limitati nel tempo ed è ben lungi da costituire una piattaforma di rilancio della compagnia aerea (…)», ricostruisce il Sole 24 Ore oggi. Riferendosi al termine del 15 ottobre per l’offerta su Alitalia, Atlantia dice al ministro: «Per la suddetta data non sarà per noi possibile aderire all’auspicato consorzio che formulerebbe l’eventuale offerta formale stanti, tra l’altro, le rilevantissime tematiche di contesto tuttora non risolte».

In sostanza Atlantia ha annunciato al governo che è pronta a sfilarsi dal salvataggio Alitalia in mancanza di un piano serio per il rilancio. E soprattutto, per la prima volta, la holding dei Benetton mette nero su bianco il nesso tra il rinnovo o l’eventuale cancellazione della concessione per Autostrade da parte del governo e la sua partecipazione al capitale della compagnia con il 35%.

“Il permanere di una situazione di incertezza in merito ad Autostrade per l’Italia o ancor più l’avvio di un provvedimento di caducazione (revoca della concessione, ndr), non ci consentirebbero, per senso di responsabilità riconducibile sia alle risorse finanziarie necessarie che alla tutela degli interessi dei nostri circa 40 mila azionisti italiani ed esteri, dei circa 31 mila dipendenti del gruppo e di tutti gli stakeholders, di impegnarsi in un’operazione onerosa di complessa gestione ed elevato rischio”, si legge nella lettera firmata dal presidente di Atlantia Fabio Cerchiai e dal direttore generale Giancarlo Guenzi.

Guenzi è stato nominato il 17 settembre quando si è dimesso con lauta buonuscita l’amministratore, Giovanni Castellucci, “il quale aveva escluso che la partecipazione al salvataggio di Alitalia fosse un baratto per avere salva la redditizia concessione su 3mila km di autostrade. Adesso per la prima volta in sede ufficiale Atlantia ammette il collegamento tra i due dossier”, ha chiosato il Sole 24 Ore.La concessione ha validità fino al 2038. Ma – ha detto il premier Giuseppe Conte il primo ottobre – «è in corso il procedimento per la caducazione della concessione, all’esito del quale non faremo sconti ai privati e perseguiremo l’interesse pubblico».

Una mossa – quella del gruppo controllato da Edizione della famiglia Benetton – che non è affatto piaciuta al governo: ieri, in serata, ha fatto trapelare una “irritazione comune nell’esecutivo” dopo un vertice a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e i ministri interessati, compreso il leader 5S Luigi Di Maio.

Anche il viceministro pentastellato, Stefano Buffagni, non ha affatto gradito e nel pomeriggio spiegava: “Non sottostiamo ai ricatti di nessuno. Credo che bisogna lavorare per far funzionare le cose”.

Il gruppo dei Benetton punta di fatto il dito contro Delta, come scritto da Start nei giorni scorsi: Atlantia afferma che le «esperienze di successo che hanno portato al rilancio di compagnie europee in difficoltà gravi» hanno seguito «un percorso diverso caratterizzato da un intervento incisivo di lungo termine di un partner industriale (quello che Delta non sembra interessata a prendere in considerazione)».

Nell’incontro di ieri – ha scritto il Sole 24 Ore – “è stato deciso che i partner potenziali stileranno un elenco delle criticità, i problemi irrisolti, da affrontare prima della presentazione dell’offerta vincolante, da inviare al governo come «white paper» (lo ha proposto Antonino Turicchi, del Mef)”.

Ma quali sono questi problemi? Dossier esuberi, il momento in cui la Newco potrà essere operativa (passerebbero tre-quattro mesi), la richiesta di potenziamento delle rotte transatlantiche e un maggior spazio per Alitalia nel rapporto con Delta e nella joint venture Blue Skies (si attende la prossima settimana una risposta di Delta) e – sottolinea anche il Sole – come far fronte al «buco» di cassa di Alitalia previsto tra fine anno”.

Una conferma indiretta – quella del “buco” – che rimanda all’analisi dell’esperto Gaetano Intrieri pubblicata nei giorni scorsi da Start.

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