Mobilità

Nuova Fiat Punto: tricolore ben visibile ma fatta in Polonia su pianale francese

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Nuova Fiat Punto

Nuova Fiat Punto di Fca: fatti, scenari e polemiche

Alla luce delle indiscrezioni, la scelta di pubblicare un rendering con un tricolore italiano ben visibile sulla mascherina (o almeno nella zona in cui solitamente trova posto la mascherina), appare quasi beffarda. Un umorismo che non mancherà di far mugugnare parecchio gli operai degli stabilimenti italiani, come non mancherà di creare malumori la notizia, ancora ufficiosa, secondo cui la Nuova Fiat Punto, forse la prima a nascere sotto l’egida Stellantis (il gruppo che sorgerà dalla fusione con Psa), sarà prodotta in Polonia su pianale francese. L’Italia vede così ridurre in maniera significativa il proprio apporto all’interno del progetto in via di sviluppo.

LA NUOVA FIAT PUNTO SARÀ POLACCA?

A quanto pare, gli stabilimenti del nostro Paese al momento non sono tenuti in grande considerazione nel riordino generale delle competenze e delle produzioni che Fca e Psa stanno mettendo in atto in vista della nascita di Stellantis. Metterli in sesto, adattandoli alle esigenze produttive moderne, è un lavoro che abbisognerebbe di troppo tempo e forse anche di troppi soldi. Per il momento si preferisce guardare altrove. Più congeniale, forse, lo stabilimento polacco di Tichy, dove attualmente vengono realizzate la Fiat 500 e la Lancia Ypsilon.

E L’ITALIA RESTA A GUARDARE

C’è poi il tema della piattaforma su cui verrà costruita. Se Fca-Stellantis produrranno la Nuova Fiat Punto elettrica in Polonia, allora non si userà l’architettura italiana. Quegli stabilimenti rientrano infatti in quel piano, rivelato a inizio estate, secondo cui le utilitarie prodotte in Polonia adotteranno la nuova base francese “Cmp” e non più le Fca proprietarie. La Nuova Fiat Punto sarà insomma costruita sulla medesima architettura modulare della Peugeot 208 e della Opel Corsa, aspetto che ne riduce ulteriormente l’italianità.

LA LETTERA CHE FA TREMARE L’INDOTTO ITALIANO

Forse, alla luce di queste indiscrezioni, la politica italiana potrebbe finalmente interessarsi al nuovo corso, sempre meno italiano, di Fca, intervenendo prima che sia troppo tardi. Non aveva infatti certo fatto il rumore che ci si sarebbe aspettato la notizia, approfondita da Start e anticipata dall’edizione torinese del Corriere, secondo cui il gruppo guidato da Mike Manley sarebbe pronto a dire addio ai fornitori italiani, nell’ottica di una razionalizzazione delle spese in vista della nascita del venturo gruppo Stellantis frutto della fusione con la francese Psa.

A RISCHIO UNA RETE DI 58MILA OPERAI

Non ha fatto rumore nonostante l’indotto italiano del gruppo controllato da Exor sia un’intricata ragnatela di fornitori e sub fornitori estesa a 58.000 operai che lavorano in circa 1.000 imprese differenti e con un volume d’affari pari, più o meno, a 18 miliardi di euro. Secondo uno studio pubblicato 2 anni fa dal Sole 24 Ore, infatti, fino al 75-80% dei componenti e sistemi di un veicolo Fiat è progettato e prodotto da ditte esterne – comunque presenti sul territorio nazionale – per poi essere assemblato negli stabilimenti del Gruppo. Dire loro addio significherebbe sganciare su di un Paese già debilitato dalla crisi economica post pandemica un ulteriore problema occupazionale dalle ricadute difficilmente immaginabili.

E I NUOVI MODELLI FCA?

Ma la Nuova Fiat Punto non sarebbe il solo modello in progettazione. Presto dovrebbero essere rivelate, secondo indiscrezioni, una Fiat Panda totalmente rinnovata e, soprattutto, la vociferata Nuova Fiat Uno (se ne parla da almeno 5 anni). Entrambe dovrebbero essere (anche) elettriche, fatto che lascia supporre possano essere prodotte altrove.  Una terza vettura, la Nuova Fiat Tipo, ormai prossima alla presentazione e al debutto, è già stata destinata agli stabilimenti turchi.

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