Mobilità

Fca rottamerà l’indotto italiano a favore della Francia?

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Fca ha chiesto all’indotto italiano di interrompere tutte le attività di ricerca, sviluppo e produzione per le auto più piccole del brand, che da ora in poi verranno costruite con il “modello francese” di Psa

La vecchia battaglia perché FIAT resti in Italia, pericolo peraltro scongiurato a più riprese in questi ultimi anni, potrebbe tornare a prendere vigore con il matrimonio con Psa. Anche se, questa volta, a rischio non sono gli stabilimenti principali, ma tutto l’indotto italiano. Si parla di una serie di piccole e medie imprese tutte italiane, esterne a Fca, ma che hanno sempre e solo vissuto delle commesse di Fca. Cucite addosso a FIAT, insomma, come un abito sartoriale, a seconda delle direttive che arrivavano dalla dirigenza torinese, per il Lingotto hanno progettato e sviluppato componenti micro e macroscopici (per esempio, parti dei tergicristalli, le sospensioni o le manopole delle portiere) e sulla base delle consegne hanno stabilito il calendario lavorativo, i turni e acquistato materiali per la produzione e macchinari per la fabbricazione. Si tratta insomma di una sorta di filiera nata e cresciuta grazie a Fca. Senza Fca, dovrebbe reinventarsi totalmente. Ma il gruppo automobilistico controllato da Exor, rivela oggi il Corriere, sta dicendo loro addio.

FCA SALUTA L’INDOTTO ITALIANO

Da quanto si apprende, infatti, Fca ha inviato una lettera in inglese ai fornitori italiani dichiarando di volere sospendere le attività con effetto immediato. Nello specifico Fca ha chiesto al proprio indotto italiano di interrompere immediatamente tutte le attività di ricerca, sviluppo e produzione per le auto più piccole del brand, che da ora in poi verranno costruite con il “modello francese”. E, temono i sindacati, dalle industrie francesi.

LA LETTERA DI FCA

Questa la lettera indirizzata all’indotto italiano riportata oggi dal quotidiano meneghino: «Caro fornitore, vogliamo comunicare alla sua società, per conto di Fca Italy e di Fca Poland, che il progetto relativo alla piattaforma del segmento B di Fiat Chrsyler, è stato interrotto a causa di un cambiamento tecnologico in corso. Pertanto vi chiediamo di cessare immediatamente ogni attività di ricerca, sviluppo e produzione onde evitare ulteriori costi e spese».

LA RAZIONALIZZAZIONE DEI COSTI VOLUTA DALLA FRANCIA

L’addio all’indotto italiano rientra, con ogni probabilità, all’interno di quel piano di ottimizzazione e razionalizzazione dei costi sbandierato da Carlos Tavares, futuro amministratore delegato del nascente gruppo Stellantis che racchiuderà ben 14 marchi. Effettivamente, se ciascuno dei 14 marchi continuasse ad avere distributori propri, con parti uniche, i costi resterebbero elevati. Se invece si andasse verso una uniformità delle parti (per esempio: tergicristalli tutti uguali, tanto per le Alfa Romeo quanto per le Chrysler e le Peugeot), sarebbe possibile ridurre fortemente i costi di produzione. Articolando il discorso: piattaforme (architetture), pianali, tecnologia, motori, parti in plastica e metallo andranno verso l’uniformità. I motori dell’Alfa perderanno il loro caratteristico rombo e inizieranno a “parlare” come tutti gli altri? Speriamo di no, ma il problema immediato è naturalmente un altro: quello occupazionale.

RISPARMI PER STELLANTIS, CRISI PER L’INDOTTO ITALIANO

Secondo Tavares, una buona razionalizzazione potrebbe comportare risparmi di gran lunga superiori a quei 3,7 miliardi di euro di costi in meno già ipotizzati quando la fusione tra FCA e PSA era agli inizi. A oggi la novità riguarda FCA Italy e FCA Poland, con l’impianto polacco di Thychy (dove si producono Peugeot 208, Citroen C3 e C4, Opel Corsa) che costruirà tutte le nuove utilitarie FCA su piattaforma PSA-CMP. L’indotto italiano è una intricata ragnatela di fornitori e sub fornitori estesa a 58.000 operai che lavorano in circa 1.000 imprese differenti e con un volume d’affari pari a circa 18 miliardi di euro. Secondo un risalente articolo del Sole 24 Ore, infatti, fino al 75-80% dei componenti e sistemi di un veicolo FIAT è progettato e prodotto dai fornitori per poi essere assemblato negli stabilimenti FIAT.

A RISCHIO DECINE DI MIGLIAIA DI POSTI

Non che le cose tra FIAT e l’indotto italiano siano mai andate troppo bene, come ricordava sempre il quotidiano di Confindustria: “Per ottenere sconti crescenti, infatti, FIAT prometteva volumi di produzione mai soddisfatti per il fallimento sul mercato di alcuni modelli chiave. Per i fornitori era un disastro: si trovavano, infatti, con una capacità produttiva installata in eccesso e con prezzi troppo bassi per ripagare gli investimenti fatti per FIAT”. Torino e i fornitori negli anni hanno litigato parecchio, ma il matrimonio è andato avanti lo stesso, almeno fino all’arrivo di PSA. E ora il divorzio rischia di essere tra i più dolorosi che la storia del mondo del lavoro italiano ricordi e, quel che è peggio, potrebbe arrivare in concomitanza con la crisi economica del Coronavirus. I ministri Stefano Patuanelli e Nunzia Catalfo sono avvisati…

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