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Mosse e mossette di Aston Martin per tentare di salvarsi dalla crisi

I dazi di Trump fanno uscire di strada il costruttore inglese di automobili premium, in crisi da tempo. Perdita ante imposte a 417,07 milioni di euro, fatturato crollato del 21 per cento, l'utile lordo del 37%. Il costruttore britannico pronto a mettere alla porta il 20% dei dipendenti. Fa rumore l'iniezione di liquidità attraverso un'operazione che coinvolge la propria squadra di Formula 1

Nei film di 007 le Aston Martin sono quasi indistruttibili e proseguono malconce fino alla meta. Nella realtà la gloriosa Casa britannica, in crisi da tempo, pare faticare decisamente di più. Anche perché questa volta non se la deve vedere con un villain qualunque della Spectre, bensì con il presidente statunitense in persona che, armato di dazi, ha disseminato la strada davanti al cofano delle Aston di insidiosi ostacoli.

IL DIFFICILE 2025 DI ASTON MARTIN

Aston Martin ancora a inizio ottobre aveva lanciato un allarme sui volumi tagliando la guidance e soprattutto dichiarando di non prevedere più di generare un flusso di cassa libero positivo nella seconda metà dell’anno ottenendo in tutta risposta una forte sbandata borsistica (persi 11 punti percentuali come reazione immediata). Da allora il titolo non è più tornato in carreggiata: negli ultimi sei mesi ha perso per strada oltre il 27 per cento del suo valore.

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Secondo le ultime comunicazioni, il costruttore inglese di automobili premium prevede di chiudere il 2025 con vendite in calo dalle previste 6mila (e più) unità a 5.448. Per Aston Martin l’aumento della perdita netta è stato del del 52% a 493,2 milioni di sterline (566 milioni di euro). Inoltre, ha registrato una perdita ante imposte in aumento a 363,9 milioni di sterline (417,07 milioni di euro), rispetto alla perdita ante imposte di 289,1 milioni di sterline dell’anno precedente.

Il fatturato è crollato del 21% a 1,26 miliardi di sterline, restando ben al di sotto delle previsioni degli analisti che lo volevano a 1,335 miliardi di sterline. L’utile lordo registrato dal costruttore di auto sportive è stato di 369,8 milioni di sterline, con una inchiodata del 37% e un margine sceso di 750 punti base al 29,4%. L’azienda però aveva precedentemente stimato un margine di circa il 29,5%. La perdita rettificata prima di interessi e imposte è di 189,2 milioni di sterline, rispetto a quella di 82,8 milioni di sterline del 2024. La perdita operativa è aumentata a 259,2 milioni di sterline dai 99,5 milioni di sterline un anno fa.

COLPA DEI DAZI USA

Il gruppo indica tra le cause “uno scenario altamente sfidante» e «numerosi fattori esterni tra cui l’aumento dei dazi Usa”. Si spera nelle conseguenze positive delle azioni poste in essere nel corso dei 12 mesi appena archiviati volte a ridurre le spese che fanno prevedere una riduzione dei costi del 16% a 262 milioni di sterline (299,75 milioni di euro). Ma quel che è peggio è che le esigenze di portafoglio hanno costretto anche ad aggiornare le misure straordinarie riducendo del 20% della forza lavoro (resteranno a casa circa 600 lavoratori sui quasi 3.000 dipendenti del gruppo) e a tagliare gli investimenti, che passeranno dai 401 milioni di sterline previsti (circa 458,78 milioni di euro) a 341 milioni (circa 390,14 milioni di euro).

QUELL’AUMENTO DI CAPITALE TRA LA CASA E LA SCUDERIA DI F1

Nell’immediato una boccata d’ossigeno arriverà dai 50 milioni di sterline concordati per lo sfruttamento dell’uso esclusivo perpetuo del nome Aston Martin da parte dell’Aston Martin Aramco F1 team gestito dalla Amr GP Holding che pagherà una royalty alla Aston Martin Lagonda quotata in Borsa. Una operazione che la testata di settore italiana Quattroruote definisce “salto mortale finanziario” sottolineando come “i debiti aumentano e i grandi investimenti messi in campo per rivoluzionare la gamma non hanno ancora portato i risultati attesi.”

“A far da collante tra le due società – sottolinea invece la Gazzetta dello Sport – è Lawrence Stroll, magnate canadese padre del pilota di F1 (in forze proprio all’Aston Martin), che tramite il Yew Tree Consortium detiene il 32,65% di Aston Martin Lagonda e che gode anche della maggioranza dei diritti di voto di Amr GP Holding. Fino all’estate 2025 Aston Martin Lagonda possedeva una quota di minoranza del team di F1 (il 4,6%), prima di venderla per circa 110 milioni di sterline proprio al Yew Tree Consortium.[…] L’operazione, naturalmente, gode del benestare del presidente e direttore esecutivo di Aston Martin Lawrence Stroll”.

Resta da vedere se le prodezze alla guida permettano di avere salva la vita anche quando al volante delle Aston Martin non si trova James Bond.

 

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