Mobilità

Magneti Marelli, ecco come Fca ha mollato a Calsonic Kansei (Kkr)

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magneti marelli

Ecco i primi dettagli sulla vendita di Magneti Marelli a Calsonic Kansei. Gli obiettivi del gruppo Fca con la dismissione. Le mire della società giapponese controllata dal fondo americano Kkr e il futuro dell’azienda italiana. Numeri, fatti, commenti e scenari

Magneti Marelli, il gioiellino di Fca, è stato venduto ai giapponesi. Meglio, a Calsonic Kansei, una società del Sol Levante controllata dal fondo americano Kkr.

ECCO I DETTAGLI SULLA VENDITA DI MAGNETI MARELLI DA PARTE DI FCA

L’annuncio è arrivato alle 7 di questa mattina, prima dell’apertura delle Borse, dal Lingotto. Dopo mesi di rumors, Fca ha dunque deciso di rinunciare al controllo della società di componentistica vendendola per 6,2 miliardi di euro.

I NUMERI DELL’OPERAZIONE

La vendita, garantisce il comunicato, non avrà impatti sui livelli occupazionali: i dipendenti sono 43.000 nel mondo di cui 9.981 in Italia.

CHE COSA SUCCEDERA’ ORA A MAGNETI MARELLI CON CALSONIC KANSEI

La nuova Marelli Calsonic Kansei avrà un fatturato di 15,2 miliardi di euro, avrà complessivamente 200 impianti produttivi nel mondo e centri di ricerca e sviluppo in Europa, Giappone e America.

COSA FA MAGNETI MARELLI

Magneti Marelli, che fa parte del gruppo Fca, è un fornitore di prodotti, soluzioni e sistemi ad alta tecnologia per il mondo automotive. La sede centrale è in Italia, a Corbetta, in provincia di Milano. Il gruppo è presente in modo capillare in 20 Paesi (Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Turchia, USA, Messico, Brasile, Argentina, Cina, Giappone, India e Malesia) e  fornisce tutti i maggiori car makers in Europa, Nord e Sud America e Asia.

Nel 2016 ha registrato 7,9 miliardi di euro di fatturato, con 43.000 addetti, 85 unità produttive, 15 centri R&D.

COSA FA CALSONIC KANSEI

Calsonic Kansei, come ha ricostruito nei giorni scorsi Start Magazine, è stata fondata nel 1938 e lo scorso anno è stata venduta da Nissan al fondo di private equity Kkr.

La società produce principalmente moduli per abitacoli, sistemi elettronici e di climatizzazione e vanta un fatturato di 8 miliardi e 897 milioni di dollari: rifornisce, tra gli altri, Audi, Bmw, Ford, Renault, Suzuki, Saab, Volkswagen e Land Rove.

Anche la società giapponese, come quella italiana, ha una presenza radicata nel mondo: è presente in 15 Paesi, tra cui Giappone, Corea del Sud, Thailandia, India, Cina, Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile e altri. Detiene 79 impianti produttivi e 14 centri di ricerca e sviluppo.

LA PARTE PIU’ APPETIBILE DI MAGNETI

La parte più appetibile di Marelli è quella del lighting ma sono molto avanzate anche le produzione di sensori, decisivi nella produzione delle auto senza guidatore. Per queste ragioni si riteneva che il Lingotto intendesse mantenere il controllo della società distribuendola tra i soci come era accaduto per la Ferrari. Questa era stata l’intenzione di Sergio Marchionne, confermata anche a giugno al capital market day di Balocco.

LE PAROLE DI MANLEY SULLA VENDITA DI MAGNETI MARELLI A CALSONIC KANSEI

Una delle prime scelte di Mike Manley è stata invece quella di optare per la vendita, che certamente porterà più denari nelle casse di Fca ma farà perdere al gruppo il controllo. “Dopo aver esaminato attentamente una serie di opzioni per consentire a Magneti marelli di esprimere tutto il suo potenziale – ha spiegato Manley – la combinazione con Calson Kansei si è rivelata un’opportunità ideale per accelerare la crescita futura di Marelli. Le attività così combinate continueranno ad essere uno dei partner commerciali più importanti di Fca”. Infatti, spiega l’ad del Lingotto, “Fca ha sottoscritto un accordo di fornitura pluriennale con Marelli Ck per mantenere l’operatività di Marelli in Italia e sostenere la presenza industriale e i livelli occupazionali”.

COSA PENSA GIULIO SAPELLI DELLA VENDITA?

Lo storico ed economista Giulio Sapelli, intervistato da Lorenzo Bernardi per Start Magazine, era preoccupato giorni fa per le trattative in corso: “Si tratta di un’eccellenza tecnologica, e il fatto che Fca la voglia cedere pare contraddittorio rispetto alle sue strategie aziendali. Il gruppo non riesce a raggiungere la soglia di break even di 6 milioni di auto l’anno, che le permetterebbe di stabilizzarsi come uno dei leader a livello mondiale. Ci ha provato con General Motors, ci è quasi riuscita con Chrysler, eppure la storia di Fca dimostra che quell’obiettivo ancora non è stato raggiunto. Fiat-Chrysler non basta, sono alla ricerca costante di una crescita, magari di un accordo di fusione con qualche grande gruppo. In quest’ottica l’asset di Magneti Marelli avrebbe dovuto essere usato per la valorizzazione di Fca”.

L’AVVISO DI GUIDO CROSETTO

A guardare con sospetto ad eventuale vendita di Magneti Marelli è stato, nelle scorse settimane, Guido Crosetto, coordinatore di Fratelli d’Italia e presidente dell’Aiad (associazione delle imprese della difesa): “Tutti a parlare di Versace, che è certamente un grande marchio italiano e nessuno si accorge di Magneti Marelli, piena di tecnologia, con 10.000 dipendenti in Italia e tre volte tanto nel mondo. Avvisate il Governo”, aveva twittato il politico.

Magneti Marelli è “una realtà che investe in tecnologia e ricerca avanzata. Nell’ambito della collaborazione fra Fca e Google per lo sviluppo dell’auto elettrica a guida autonoma sarebbe utilissima. E non la penso così solo io. Mi risulta che Calenda la pensi come me e che avesse studiato un intervento tramite Cassa Depositi e Prestiti per far restare Magneti Marelli in Italia”, aveva aggiunto Crosetto, esplicitando le motivazioni della sua diffidenza sulla vendita.

L’OPINIONE DI GIUSEPPE SABELLA

Che questa vendita possa rappresentare davvero una grave perdita dell’Itali se lo è chiesto anche Giuseppe Sabella, direttore di Think-in ed esperto di Industria 4.0: “La vendita di tale asset, la cui cessione potrebbe essere avallata dal nuovo ad di Fca Mike Manley, era già stata valutata anni fa. Ma era stata bloccata proprio da Marchionne: Lucky Sergio non voleva perdere Magneti Marelli, perché aveva chiaro che con quei motori ci aveva fatto la rivoluzione. E che gli stessi motori gli servivano per l’obiettivo vero di Fca: il consolidamento”, ha scritto Sabella in un articolo pubblicato su Start.

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