Mobilità

Fca, che cosa significa la vendita di Magneti Marelli per l’Italia. Parlano Crosetto e Sapelli

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magneti marelli

“Sarà cruciale capire dove rimarrà il cervello strategico di Magneti Marelli. Vista così, mi sembra più che altro un’operazione finalizzata alla copertura di un debito, e sarebbe una vittoria dell’economia giapponese e sicuramente una sconfitta per l’Italia”. Parola di Giulio Sapelli, storico ed economista, saggista attendo alla rilevanza strategica delle aziende italiane.

Sapelli ha commentato con Start Magazine le ultime notizie che riguardano la controllata del gruppo Fca. Ecco dettagli, commenti e analisi.

CHE COSA SUCCEDERA’ A MAGNETI MARELLI (FCA)

Magneti Marelli sembra pronta a prendere la via per il Sol Levante. Numerose indiscrezioni di stampa anticipano che nei prossimi giorni dovrebbe essere firmata una lettera di intenti per l’acquisizione dell’azienda del gruppo Fca da parte di Calsonic Kansei, società controllata dal fondo di private equity Kkr con sede a New York. Si parla di un’operazione da 5,5 miliardi che prevede il passaggio di proprietà di buona parte degli asset di Magneti Marelli, anche se non si sa ancora con precisione quali. La vendita dell’azienda, gravata da una situazione debitoria, è oggetto di discussione già da anni, ma nelle ultime settimane le trattative hanno subito un’accelerazione.

COSA FA MAGNETI MARELLI

L’azienda, che ha quasi un secolo di storia, attualmente ha la sua sede centrale a Corbetta, in provincia di Milano. I numeri del 2016 riportavano un fatturato da 7,9 miliardi di euro, 43mila addetti (di cui circa 10mila in Italia), 85 unità produttive e 15 centri ricerca e sviluppo. L’azienda è presente in 20 paesi, dall’Italia alla Francia alla Germania, passando per Stati Uniti, Braile, Cina, India e Giappone. Risulta fra i fornitori delle principali case automobilistiche e produce componenti per quadri di bordo, sistemi di illuminazione, cambio, sospensioni, moduli plastici eccetera. E’ attiva anche nella tecnologia delle auto ibride ed elettriche

LE POLEMICHE SULLA CESSIONE

Se l’operazione di vendita andasse in porto, c’è chi pensa che l’Italia perderebbe un asset strategico fondamentale. Per esempio Guido Crosetto, coordinatore di Fratelli d’Italia e presidente dell’Aiad (associazione delle imprese della difesa), che a fine settembre ha lanciato l’allarme. «Tutti a parlare di Versace, che è certamente un grande marchio italiano e nessuno si accorge di Magneti Marelli, piena di tecnologia, con 10.000 dipendenti in Italia e tre volte tanto nel mondo. Avvisate il Governo» ha twittato.

L’azienda, per Crosetto, non è strategica solo per questioni occupazionali: “Si tratta di una realtà che investe in tecnologia e ricerca avanzata. Nell’ambito della collaborazione fra Fca e Google per lo sviluppo dell’auto elettrica a guida autonoma sarebbe utilissima – approfondisce Crosetto -. E non la penso così solo io. Mi risulta che Calenda la pensi come me e che avesse studiato un intervento tramite Cassa Depositi e Prestiti per far restare Magneti Marelli in Italia”. E questo Governo? “Neppure se n’è accorto”.

L’OPINIONE DI GIULIO SAPELLI

Fra chi condivide le preoccupazioni sul possibile trasferimento di Magneti Marelli c’è anche Giulio Sapelli, storico ed economista: “Si tratta di un’eccellenza tecnologica, e il fatto che Fca la voglia cedere pare contraddittorio rispetto alle sue strategie aziendali. Il gruppo non riesce a raggiungere la soglia di break even di 6 milioni di auto l’anno, che le permetterebbe di stabilizzarsi come uno dei leader a livello mondiale. Ci ha provato con General Motors, ci è quasi riuscita con Chrysler, eppure la storia di Fca dimostra che quell’obiettivo ancora non è stato raggiunto. Fiat-Chrysler non basta, sono alla ricerca costante di una crescita, magari di un accordo di fusione con qualche grande gruppo. In quest’ottica l’asset di Magneti Marelli avrebbe dovuto essere usato per la valorizzazione di Fca”.

Aggiunge Sapelli: “Aspettiamo di sapere le condizioni dell’accordo, ma sarà cruciale capire dove rimarrà il cervello strategico di Magneti Marelli. Vista così, mi sembra più che altro un’operazione finalizzata alla copertura di un debito, e sarebbe una vittoria dell’economia giapponese e sicuramente una sconfitta per l’Italia”.

Lo storico ed economista è scettico su un intervento, anche solo di moral suasion, da parte dell’esecutivo: “Il governo anche volendo non potrebbe fare molto per condizionare l’operazione: “Se fossimo in una situazione normale forse ci sarebbe un margine, ma nel contesto attuale di scontro con la tecnocrazia europea, e con la necessità di convincere gli investitori a sostenere il nostro debito, qualunque mossa del legislatore mi parrebbe inopportuna”.

(LE ULTIME NOTIZIE SULLA VENDITA DI MAGNETI MARELLI)

(COME CAMBIERA’ IL GRUPPO FCA CON MANLEY)

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