Mobilità

Ecco la guerra sull’Anas tra Simoncini e Armani, tutti i dettagli

di

anas

Continuano le bordate attraverso i giornali tra vecchi e nuovi vertici di Anas. La lettera dell’ex numero uno Armani svelata dal Corsera e l’intervista dell’attuale capo azienda Simoncini al Sole 24 Ore. Vendette e boomerang?

Stilettate via stampa tra vecchi e nuovi vertici di Anas.

Mentre ci sono in ballo dossier delicatissimi sulle questioni stradali e autostradali – dal dossier Aspi (Atlantia) sulle scrivanie del governo al nodo manutenzioni di Anas – proprio i vertici (passati e attuali) della società statale per le strade giochicchiano con la stampa a suon di bordate camuffate da dati. E questo mentre l’attuale governo ha sempre in mente di sostituire (qui le ultime indiscrezioni di Start) l’attuale amministratore delegato, Massimo Simoncini, nominato durante il governo Conte 1 su indicazione del Movimento 5 Stelle.

Proprio Simonini oggi, in un’intervista al Sole 24 Ore, dice: “Negli ultimi due anni abbiamo ricevuto di ritorno da province e regioni oltre settemila chilometri di rete stradale disastrata, senza pedaggio e senza che ci restituissero il personale. Figuriamoci se ci mette pensiero acquisire 3mila chilometri di rete con un pedaggio e settemila persone per gestirla. Detto questo, noi siamo neutri e aspettiamo le decisioni del governo, per poi decidere, a nostra volta, se mantenere in vita o mettere in liquidazione la società Anas Concessioni Autostradali (Aca) che Armani aveva costituito proprio per proporsi come concessionario. Noi gestiamo già 1.300 chilometri di raccordi e autostrade, tutti senza pedaggio per gli utenti”.

Perché Simoncini ricorda che il suo predecessore, Gianni Armani, costituì la società Anas Concessioni Autostradali (Aca) per “proporsi come concessionario”? Lo fa – secondo quanto si mormora nei corridoio della società statale – per una sorta di vendetta per quello che lo stesso Armani ha spifferato al ministero delle Infrastrutture criticando di fatto l’attuale gestione di Anas e il suo successore.

Che cosa è successo? Vediamo.

Nel caso di revoca della concessione di Aspi – ipotesi che tra l’altro pare stia tramontando – sarebbe Anas la candidata naturale per ereditare le funzioni di Autostrade. Ma Armani, l’ex amministratore delegato di Anas, ha sostenuto di fatto che l’azienda non sarebbe in grado di far fronte a questa responsabilità, secondo quanto è emerso di recente dall’approfondimento di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera.

LE LETTERA DI ARMANI

Secondo quanto rivelato nei giorni scorsi da Gabanelli su Dataroom del Corriere della Sera, Armani, ex amministratore delegato di Anas, dimessosi su spinta dell’ex ministro grillino dei Trasporti Danilo Toninelli che non condivideva l’idea di una fusione Fs-Anas, ha inviato solo poche settimane fa un documento e una lettera alla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd), informandola che era venuto in possesso dei dati sull’attività di sorveglianza. Dati che dimostrerebbero che per Anas l’eredità di Autostrade per l’Italia, del gruppo Atlantia, sarebbe pesante. (qui la ricostruzione di Start).

LA QUESTIONE PONTI

Il documento prende in esame tutti i dati delle ispezioni effettuate nel corso dell’anno appena concluso, dai ponti alla pavimentazione. Nel corso del 2019, i ponti da sorvegliare obbligatoriamente erano 4991, ma ne sono stati ispezionati da personale qualificato solo 1419, ovvero il 28% del totale, una percentuale addirittura più bassa di quella del 2018, quando erano state verificate il 56% delle infrastrutture. Anas, riporta Dataroom, “potrebbe non conoscere le condizioni in cui si trova il 72% delle sue strutture più delicate”. Un siluro indiretto a Simoncini (“amministratore delegato della società dal 21 dicembre 2018, cresciuto in azienda da quando vinse il concorso per dirigenti nel 1994 fino alla fine del 2018 quando, nella gestione Armani, era proprio responsabile dei ponti”, ricorda oggi il Sole 24 Ore).

LE ISPEZIONI TRIMESTRALI

Percentuali più alte, relativamente, sono quelle delle ispezioni trimestrali effettuate “a vista” dai cantonieri: sono state validate, nel corso 2019, il 69% delle opere. Nel 2018 erano state l’88%. “Questi sono i numeri registrati dal sistema Bms, che monitora lo stato di sicurezza delle opere e programma gli interventi di manutenzione straordinaria. È stato varato nell’ottobre del 2017 dopo il crollo del cavalcavia di Annone. Fino ad allora, Anas non aveva infatti alcun sistema di monitoraggio”, ha scritto Gabanelli.

DA REGIONE A REGIONE

La situazione, a dire il vero varia da regione a regione. In Piemonte e Friuli Venezia Giulia non state effettuate le dovute verifiche, mentre nelle Marche è stata verificata una sola opera su 271. Bene, invece, i controlli in Ligura, Anas ha effettuato verifiche su 201 ponti, quando avrebbe dovuto ispezionarne solo 18. L’eccesso di zelo di Anas non si è ripetuto sul fronte della pavimentazione. Nel 2019 i chilometri di carreggiata dove effettuare verifiche sono passati da 26.373 a oltre 29 mila, per il passaggio di diverse strade provinciali ad Anas, eppure non è stata effettuata nessuna ispezione sulla pavimentazione. Bloccato, per il 2019, risulta anche il sistema Pms, nato per garantire una manutenzione tempestiva e puntuale delle strade.

VENDETTA O BOOMERANG?

I pessimi dati di gestione, secondo l’ex capo azienda di Anas Armani, dovrebbero far riflettere chi vorrebbe revocare la concessione autostradale al gruppo Atlantia per darla, eventualmente, ad Anas. Vendetta o boomerang quello di Armani verso Simoncini? Di sicuro oggi Simoncini ha voluto vendicarsi con quelle affermazioni al Sole.

I subbugli in casa di Anas, dunque, continuano. Appuntamento al prossimo tamponamento tra vecchi, nuovi e magari prossimi manager. Con buona pace dell’aplomb.

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