Mobilità

Anas, l’ex capo azienda Armani critica Anas: vendetta o boomerang?

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Anas

Le ultime mosse a sorpresa di Gianni Armani, ex amministratore delegato di Anas

Continuano le tensioni all’interno della maggioranza sulla revoca delle concessioni autostradali. Se da una parte del governo (M5S) si levano molte voci che invocano la rescissione del contratto con Atlantia, dall’altra parte (Italia Viva) non si auspicano decisioni radicali.

Nel caso di revoca del contratto, è Anas la candidata naturale per ereditare le funzioni di Autostrade. Ma a sorpresa Gianni Armani, l’ex amministratore delegato di Anas, ha sostenuto che l’azienda non sarebbe in grado di far fronte a questa responsabilità.

LE LETTERA DI ARMANI

Secondo quanto rivelato da Milena Gabanelli su Dataroom del Corriere della Sera, Gianni Armani, ex amministratore delegato di Anas, dimessosi su spinta dell’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che non condivideva l’idea di una fusione Fs-Anas, ha inviato solo poche settimane fa un documento e una lettera alla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd), informandola che era venuto in possesso dei dati sull’attività di sorveglianza. Dati che dimostrerebbero che per Anas l’eredità di Autostrade per l’Italia, del gruppo Atlantia, sarebbe pesante

I DATI A DICEMBRE 2019

Il documento prende in esame tutti i dati delle ispezioni effettuate nel corso dell’anno appena concluso, dai ponti alla pavimentazione.

LA QUESTIONE PONTI

Nel corso del 2019, i ponti da sorvegliare obbligatoriamente erano 4991, ma ne sono stati ispezionati da personale qualificato solo 1419, ovvero il 28% del totale, una percentuale addirittura più bassa di quella del 2018, quando erano state verificate il 56% delle infrastrutture. Anas, riporta Dataroom, “potrebbe non conoscere le condizioni in cui si trova il 72% delle sue strutture più delicate”.

LE ISPEZIONI TRIMESTRALI

Percentuali più alte, relativamente, sono quelle delle ispezioni trimestrali effettuate “a vista” dai cantonieri: sono state validate, nel corso 2019, il 69% delle opere. Nel 2018 erano state l’88%. “Questi sono i numeri registrati dal sistema Bms, che monitora lo stato di sicurezza delle opere e programma gli interventi di manutenzione straordinaria. È stato varato nell’ottobre del 2017 dopo il crollo del cavalcavia di Annone. Fino ad allora, Anas non aveva infatti alcun sistema di monitoraggio”, denuncia la Gabanelli.

DA REGIONE A REGIONE

La situazione, a dire il vero varia da regione a regione. In Piemonte e Friuli Venezia Giulia non state effettuate le dovute verifiche, mentre nelle Marche è stata verificata una sola opera su 271. Bene, invece, i controlli in Ligura, Anas ha effettuato verifiche su 201 ponti, quando avrebbe dovuto ispezionarne solo 18.

LA PAVIMENTAZIONE

L’eccesso di zelo di Anas non si è ripetuto sul fronte della pavimentazione. Nel 2019 i chilometri di carreggiata dove effettuare verifiche sono passati da 26.373 a oltre 29 mila, per il passaggio di diverse strade provinciali ad Anas, eppure non è stata effettuata nessuna ispezione sulla pavimentazione.

Bloccato, per il 2019, risulta anche il sistema Pms, nato per garantire una manutenzione tempestiva e puntuale delle strade.

REVOCA AD AUTOSTRADE?

I pessimi dati di gestione, per Armani, dovrebbero far riflettere chi vorrebbe revocare le concessione autostradali al gruppo Atlantia per darle, con molta probabilità, ad Anas. A tifare per la revoca c’è il Movimento 5 Stelle, che fin dalle prime ore dopo il crollo del Ponte Morandi ha parlato di rescindere il contratto con Autostrade.

FRATELLI D’ITALIA TIFA PER LA REVOCA

Anche parte dell’opposizione si schiera con Luigi Di Maio. “Giusta la revoca delle concessioni: se Autostrade aveva milioni per assumere lo poteva fare prima”, ha detto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, commentando il piano strategico al 2023. “Il problema delle concessioni è che sono pozzi di petrolio su cui sono sedute alcune persone senza alcun merito: vanno ridiscusse”.

ITALIA VIVA CHIEDE STOP A REVOCA

Sul fronte opposto Italia Viva di Matteo Renzi, che si prepara a presentare un emendamento per cancellare l’articolo 35 del decreto Milleproroghe, ora in discussione alla Camera. “La revoca sta in piedi se hai la base giuridica, altrimenti stai facendo il più grande regalo ad Autostrade che chiederà 40 miliardi di risarcimento”, aveva chiosato Renzi qualche giorno fa.

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