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Gigafactory Italvolt: lo svedese Carlstrom si elettrizza in Italia per puntare ai fondi Ue

Italvolt

Tutti i dettagli sul progetto della gigafactory Italvolt di batterie per auto elettriche lanciato dall’imprenditore svedese Lars Carlstrom a Scarmagno

Le batterie per le auto elettriche saranno il business dei prossimi anni. Logico quindi che a puntarci siano non solo le aziende già attive nel settore degli accumulatori, ma anche i costruttori auto e, non ultime, nuove imprese e startup. Obiettivo: soddisfare una domanda che nella sola Europa è stimata in crescita ad un ritmo del 24% all’anno e destinata a superare i 1.200 GWh nel 2035, secondo le stime riportate da Il Sole 24 Ore. Italvolt è quella che si potrebbe definire la risposta italiana alla sfida dell’elettrificazione, un progetto voluto dall’imprenditore svedese Lars Carlstrom che punta a realizzare sul sito della ex fabbrica Olivetti di Scarmagno – alle porte di Ivrea – una gigafactory in grado di produrre accumulatori per 45 GWh. Un progetto presentato nei primi mesi del 2021, che prevede un investimento complessivo da 3,4 miliardi di euro e che in questi giorni segna un passo fondamentale: l’acquisizione dell’area destinata ad ospitare lo stabilimento dalla Prelios Sgr, gestore immobiliare del Fondo Monteverdi.

300MILA MQ DI FABBRICA, PREVISTI 4.000 ADDETTI

Per il proprio stabilimento italiano Italvolt ha valutato diverse aree, la scelta di puntare sul sito di Scarmagno dipende sia dalla posizione geografica – ben collegata con le principali arterie stradali e ferroviarie – sia dalla possibilità di attingere ad una manodopera, quella piemontese, storicamente attiva nel settore automobilistico e in quello tecnologico. L’area acquistata da Italvolt, infatti, ha ospitato dal 1960 fino ai primi anni 2000 la fabbrica nella quale Olivetti ha prodotto computer e sistemi di calcolo. Poi il declino, la cessione di rami d’azienda e l’ingresso di imprese di diversa natura. Fino all’incendio che nel marzo 2013 ha danneggiato parte del complesso, determinandone l’abbandono. Il progetto di Italvolt prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento, il cui progetto è stato affidato alla divisione Architettura di Pininfarina. Comau, invece, importante azienda nel campo dell’automazione industriale, sarà il fornitore di soluzioni innovative, impianti e tecnologie, occupandosi anche della realizzazione del laboratorio di ricerca e sviluppo a disposizione di accademici e partner industriali impegnati nella mobilità elettrica. Il terreno da 1 milione di metri quadri sarà bonificato e riqualificato, una superficie di 300mila metri quadrati sarà destinata alla costruzione del nuovo impianto, mentre 20mila metri quadrati saranno riservati alla creazione di un centro Ricerca & Sviluppo sulle batterie a ioni di litio per i veicoli elettrici. Secondo quanto dichiarato dall’azienda lo scorso febbraio, il sito produttivo avrà una capacità iniziale di 45 GWh, destinata in seguito a salire fino a 70 GWh. La previsione è quella di occupare direttamente 4.000 addetti con ripercussioni positive anche sull’indotto, stimate in 10.000 lavoratori.

SAAB: IL SOGNO SFUMATO DI CARLSTROM

Installare una gigafactory in Italia è un progetto al limite fra il visionario e il temerario. A volerlo fortemente è Lars Carlstrom, manager svedese che dopo essersi fatto le ossa nel real estate ha provato in ben tre occasioni a rilevare Saab, glorioso marchio automobilistico scandinavo che dopo la gestione General Motors è stato avviato alla chiusura. Come riporta Forbes, il primo tentativo risale al 2009, con il coinvolgimento di personaggi come Hakan Samuelsson (poi divenuto presidente di Volvo) e Jan Nygren, ex ministro svedese ed ex senior advisor del ceo di Saab. Non avendo ottenuto risultati, Carlstrom ritenta l’assalto a Saab nel 2010 assieme all’allora patron della Formula 1 Bernie Ecclestone e al private equity lussemburghese Genii capital. Ma il fondo si ritira e l’offerta di acquisto non viene neppure presentata. Carlstrom tira dritto e coinvolge in un terzo tentativo Vladimir Antonov, controverso uomo d’affari russo coinvolto in un’inchiesta su una banca lituana e arrestato in Russia. L’infatuazione dell’imprenditore svedese per Saab prosegue nel 2012, quando si propone come consulente agli indiani di Mahindra & Mahindra, ancora un nulla di fatto ma nel 2016 il gruppo indiano rileva Pininfarina, che sarà partner di Italvolt nel progetto piemontese.

BRITISHVOLT: LA GEMELLA INGLESE DI ITALVOLT

La storia professionale di Carlstrom annovera un capitolo precedente ad Italvolt, scritto anch’esso nel perimetro della mobilità elettrica. In precedenza, il manager scandinavo aveva lanciato un progetto simile in Gran Bretagna articolato su due impianti: la Britishvolt e la Blyth, con investimenti stimati in circa 3 miliardi di euro. A dicembre 2020 si è dimesso da Ceo dell’iniziativa per le polemiche suscitate da una condanna per frode fiscale risalente a venticinque anni fa, come spiegato da La Stampa. Ad oggi, Carlstrom risulta ancora socio al 50% di Britishvolt, guidata ora da Orral Nadjari, cittadino svedese con residenza negli Emirati Arabi. Secondo quanto riporta il Guardian, la fabbrica di batterie di Britishvolt è in costruzione sul sito di una centrale elettrica a carbone dismessa a Blyth, nel Northumberland; inizialmente impiegherà 1.000 addetti, che saliranno a 3.000 una volta che l’impianto sarà a pieno regime. Sempre secondo il quotidiano britannico, Glencore – gigante minerario attivo nell’estrazione di cobalto e nichel, utilizzati nelle batterie elettriche – ha accettato di acquisire una partecipazione in Britishvolt, una partnership strategica mirata a fornire cobalto allo stabilimento inglese.

IL NODO DEI FONDI: SERVIRANNO QUASI TRE MILIARDI E MEZZO

Dal curriculum di Lars Carlstrom ne esce la figura di un imprenditore fortemente determinato a raggiungere i propri obiettivi. Il pallino per il mondo dell’auto lo ha portato a rincorrere progetti ambiziosi e quello di una gigafactory è anche molto costoso. Con Italvolt (e probabilmente anche con la sua partecipazione in Britishvolt) punta ad entrare a far parte della European Battery Alliance, il piano europeo per creare una catena del valore competitiva e sostenibile nella produzione di batterie, dalla quale l’Europa possa trarre vantaggio nel quadro dell’evoluzione tecnologica imposta dai veicoli elettrici. Il progetto europeo conta di produrre 7/8 milioni di batterie ogni anno entro il 2025, c’è dunque spazio per una fabbrica italiana. Ma dove trovare i quasi tre miliardi e mezzo di investimenti necessari? Servono investimenti privati, non mancano i fondi interessati, e la partecipazione delle banche. Saranno necessari anche fondi pubblici, con il Recovery Plan che prevede voci specifiche. E poi il ricorso ai capitali di rischio, attraverso una quotazione in borsa che potrebbe piacere agli investitori. Una partita che va ben oltre la semplice costruzione di una fabbrica, una partita che Carlstrom dovrà giocare meglio che in passato. Anche perché, l’idea di una gigactory italiana è venuta anche ad altri: il gruppo Seri intende aprire due impianti a Teverola, in provincia di Caserta, nell’area occupata in precedenza dall’impianto Whirlpool; e poi c’è Stellantis, che dopo Francia e Germania ha individuato lo stabilimento Fiat di Termoli quale terza fabbrica italiana di batterie. La competizione è aperta.

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