Mobilità

Fca, che cosa succederà alle fabbriche italiane con il nuovo piano Marchionne

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L’approfondimento di Carlo D’Onofrio e Augusto Bisegna sugli effetti del piano Marchionne per Cassino, Grugliasco, Mirafiori e Pomigliano

La prudenza con cui il mercato ha accolto il piano industriale di Fca fa riscontro per una volta con quella dei sindacati. Al di là delle rassicurazioni generiche offerte da Marchionne (“non chiuderemo nessuna fabbrica e non manderemo a casa nessuno”) manca ancora un’indicazione chiara sull’allocazione dei nuovi modelli – nove sugli 11 previsti – che saranno assegnati agli stabilimenti italiani.

LE SCELTE DI MARCHIONNE E LA TEMPISTICA PER FCA

La scelta, ad annunciarlo è stato sempre Marchionne, sarà fatta entro l’estate. Sulla carta dovrebbe filare tutto liscio come l’olio. Sulla carta, però. La situazione delle fabbriche italiane si presenta infatti disomogenea. La strategia premium, già abbozzata con il piano precedente e assunta ora ad asse portante fino al 2022, richiede investimenti ingenti e tempi lunghi, che inevitabilmente produrranno conseguenze altrettanto disomogenee.

I NUOVI MODELLI PREVISTI PER ALFA ROMEO E MASERATI

I sei nuovi modelli previsti per Alfa Romeo e Maserati si accaseranno molto probabilmente tra Cassino, Grugliasco e Mirafiori. A Melfi potrebbe arrivare una Jeep, un Suv compatto da affiancare a Renegade. La vera incognita resta Pomigliano, il grande plant campano dove nel 2010 si aprì, con l’accordo sulla produttività e il successivo referendum, una frattura profondissima tra le sigle dei metalmeccanici; una frattura che a tutt’oggi non si è ricomposta, come dimostra anche la diversa lettura data del piano da Fim e Uilm, da un lato, e dalla Fiom dall’altro.

L’INCOGNITA POMIGLIANO, CASA DELLA PANDA

Pomigliano è la casa della Panda, di cui Marchionne aveva annunciato una nuova versione da realizzare in Polonia tra il 2019 e il 2020. Di questa “nuova” Panda nella presentazione ufficiale del piano non c’è traccia. La “vecchia” Panda, invece, è destinata a rimanere dov’è fino al 2022. I sindacati chiedono da anni un altromodello in grado di saturare lo stabilimento e riportare in fabbrica tutti i lavoratori così da archiviare definitivamente la cassa integrazione. È probabile, per non dire sicuro, che verranno accontentati. Ma è altrettanto sicuro che ci sarà un prezzo da pagare.

GLI INVESTIMENTI NECESSARI

Nonostante la medaglia d’oro per il Wcm, il sistema di organizzazione della produzione ricalcato sui principi del toyotismo, Pomigliano ha bisogno di investimenti consistenti (circa un miliardo, grosso modo l’equivalente di quanto Fiat impegnò nel 2010) per mettersi in condizione di accogliere una vettura premium. In questo caso, però, si dovrà fare i conti con un difficile incastro tra i tempi della cassa integrazione, che sarà rinnovata a breve fino al settembre dell’anno prossimo, e quelli, circa 18 mesi, necessari ad ingegnerizzare, come si dice in gergo, e poi a mettere in produzione il nuovo modello. Più la decisione di Fca tarda, più i tempi si disallineano.

LA PROSPETTIVA CASSA INTEGRAZIONE

Inoltre la cassa integrazione straordinaria per crisi complessa che sindacati e azienda si accingono a chiedere al ministero del Lavoro non potrà essere reiterata: ad impedirlo è la nuova normativa sugli ammortizzatori sociali varata con il Jobs Act. Peraltro nel caso di Pomigliano la concessione è possibile grazie ad una deroga introdotta proprio dal ministero del Lavoro con una circolare nel febbraio del 2018.

COME USCIRA’ DAL DIESEL

Resta poi da capire come Fca intende affrontare l’uscita di scena del diesel. Il nuovo indirizzo sposato dal piano industriale prevede entro il 2021 l’abbandono dei motori a gasolio, eccezion fatta per i veicoli commerciali. Spingono in questa direzione anche le nuove regole europee sulle emissioni. Non va nemmeno trascurato l’impatto degli standard Euro 7 che entreranno in vigore dal prossimo gennaio. Per la Panda, un’auto concepita dieci anni fa, potrebbe rivelarsi arduo adeguarsi ad alcuni di essi, per esempio alla chiusura del vano motore imposta a tutte le diesel.

LO SCENARIO E LE INCOGNITE

Il problema è che dire addio al diesel, significa dire addio al circa il 30% degli attuali volumi. La soluzione potrebbe essere trovata puntando con più decisione sugli altri tipi di motorizzazione già disponibili, soprattutto sul gpl e sul metano. La svolta sull’elettrico, stando al piano, nel segmento delle city car dovrebbe interessare infatti la sola 500.

I MODELLI E LE FABBRICHE

Il pathos dell’attesa, ovviamente, si avverte anche negli altri stabilimenti del Lingotto, che però hanno dalla loro, a differenza di Pomigliano, il vantaggio di non dover essere sottoposti a profondi interventi di ammodernamento. Insomma, se i modelli ancora mancano la fabbrica almeno c’è, come dice qualche addetto ai lavori.

FRA ALTA GAMMA E TECNOLOGIE

Insieme alla scelta di posizionarsi definitivamente nella fascia alta del mercato, l’altro cardine del piano è senz’altro la decisa svolta impressa da Marchionne sul fronte tecnologiche. Una svolta che supera le titubanze del passato e punta a chiudere il gap di investimenti e ricerca con i grandi costruttori tedeschi, con i quali Fca sarà sempre più in concorrenza nei prossimi anni.

FOCUS SU ELETTRICO PER ALFA ROMEO E MASERATI

Sia Alfa Romeo che Maserati si concentreranno sull’elettrico: per ogni nuovo modello ci sarà infatti una versione alimentata a batteria. Una scelta che non riguarda però solo i brand del lusso. Fca investirà in totale oltre 9 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei suoi veicoli.

L’obiettivo è avere entro il 2022 nella Regione Emea il 20% della flotta elettrificata, compresi i veicoli commerciali. In questo caso il ruolo di ammiraglia, per così dire, toccherà alla “piccola” della famiglia, la 500, nella quale Marchionne ravvisa tutte le qualità per divenire la prima vettura completamente elettrica che sarà prodotta da Fca a partire dalla seconda metà del 2020. Arriverà anche la versione Giardiniera,  revival di un modello degli anni ’60.

LA PROSPETTIVA DELLE AUTO SENZA PILOTA

Lo sforzo di innovazione tecnologica si estende alla connettività e all’auto senza pilota, su cui Fca si è mossa per tempo dando vita con Google al consorzio Waymo, che nell’arco del piano realizzerà 63mila vetture a guida autonoma.

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