Mobilità

Ecco come si muoverà Fca di Marchionne su diesel e auto elettriche

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fca

L’analisi di Carlo D’Onofrio e Augusto Bisegna sui prossimi passi di Fiat Chrysler (Fca)
Da Sergio Marchionne i sindacati si aspettano risposte chiare, a partire dagli stabilimenti più in sofferenza. In cima alle loro preoccupazioni ci sono Pomigliano, il polo produttivo torinese e lo stabilimento Maserati di Modena. Per quanto riguarda la fabbrica campana, il rallentamento del mercato italiano nel primo trimestre dell’anno ha fatto lievitare l’utilizzo dei contratti di solidarietà. L’uscita di scena della Panda tra il 2019 e il 2020, dopo l’annuncio di Marchionne, può essere data per certa, e non è detto che sia un male. A Pomigliano potrebbe arrivare infatti un Suv di piccola taglia  a marchio Jeep, ma è probabile che gli venga affiancato un gemello targato Alfa Romeo. In questo caso sarebbe davvero ipotizzabile il rientro di tutti i 4700 lavoratori. I dubbi si appuntano piuttosto sui tempi dell’operazione, visto che gli ammortizzatori sociali sono in scadenza e che per la messa in produzione di un nuovo modello i tempi non sono certo brevi .

A Mirafiori i sindacati giocano da tempo in difesa. Ad aprile hanno chiuso un accordo che prevede in temporaneo trasferimento di 1000 lavoratori a Grugliasco, dove svolgeranno attività di formazione, e un programma di uscite volontarie e incentivate. Il loro rientro nello stabilimento torinese è legato proprio al piano industriale, che dovrebbe portare, stando ai rumors, in dote un nuovo Suv, probabilmente con marchio Alfa, da affiancare alla Maserati Levante.

L’ultimo anno non è stato facile nemmeno per Grugliasco, dove si producono Quattroporte e Ghibli. Maserati ha dovuto fronteggiare con la cassa integrazione un rallentamento delle vendite in buona parte dovuto alle restrizioni all’import varate dal governo cinese. Un brutto colpo per il Tridente, che piazza sul mercato del Drago il 30% della sua produzione, e un colpo ancora più duro per Alfa Romeo, che sulla Cina aveva scommesso forte e che invece l’anno scorso è rimasta praticamente ferma alla casella zero. Bisognerà verificare adesso quale sarà l’impatto dell’ammorbidimento dei dazi deciso da Pechino (dal 25 al 15%) e se l’annuncio, destinato a produrre i suoi effetti dal 1 luglio, non sarà spazzato via dalla nuova controversia sorta nel frattempo con l’amministrazione Trump proprio sull’industria dell’auto. Il presidente Usa ha infatti aggiunto le vetture straniere alla lista dei beni da colpire con i dazi (in questo caso del 25%). Per inciso, anche questa misura potrebbe avere dei riflessi sui conti di Fca e sugli stabilimenti italiani, visto che alcuni dei modelli che essi producono hanno negli Usa uno dei principali mercati di sbocco.

Strettamente connesso al tema dell’occupazione è quello dell’innovazione tecnologica. A fine febbraio il Financial Times ha scritto che il piano industriale bandirà a partire dal 2022 i motori diesel. Fca non ha smentito e, anzi, pochi giorni dopo, parlando al Salone di Ginevra, Marchionne ha di fatto confermato le indiscrezioni riportate dal quotidiano della City, senza però sbilanciarsi sulla data. Se così fosse, il Lingotto si allineerebbe all’indirizzo fatto già proprio da molti costruttori, che puntano con sempre maggior determinazione sull’auto elettrica, una soluzione che peraltro almeno fino a pochi mesi fa non entusiasmava affatto Marchionne, che pare però essersi convertito. Tuttavia le difficoltà che ancora si registrano  (batterie, reperibilità e costi delle materie prime, rete di rifornimento) indurranno probabilmente Fca ad orientarsi nei prossimi anni su un mix fatto di ibrido ed elettrico nel quale, almeno inizialmente, il primo potrebbe fare la parte del leone. In ogni caso si tratta di una rivoluzione copernicana. Una rivoluzione che finirà per interessare anche le fabbriche italiane.

Nel breve periodo le conseguenze dell’abbandono del diesel dovrebbero rivelarsi ridotte per lo stabilimento Vm di Cento, nel quale si producono motori a gasolio di grande cilindrata destinati al mercato americano, dove vengono montati su veicoli commerciali (Dodge Ram 1500), e a Maserati. Diverso il discorso per Termoli, lo stabilimento molisano dal quale escono, tra gli altri, i motori di  Giulia e Stelvio L’addio al diesel potrebbe essere però compensato dalla produzione dei nuovi propulsori con cui saranno equipaggiati i modelli Afa Romeo previsti da piano industriale. In ogni caso – a garantirlo è stato proprio Marchionne – i 3mila dipendenti dei due stabilimenti non corrono rischi:  “Verranno riutilizzati nel nostro sistema industriale di Fca”. Cento e Termoli non vedranno modificata la loro mission industriale ma saranno riorientati alla produzione di “motori a benzina con una parte elettrica”.

Inutile però a questo punto perdersi dietro a congetture e illazioni. Ancora poche ore e sapremo che cosa ha in serbo Marchionne per il suo gran finale.

(2.fine)

(la prima parte dell’approfondimento si può leggere qui)

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