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Dazi

Auto elettriche cinesi, tutte le differenze di approccio tra Usa e Ue

Gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 100 per cento sulle auto elettriche cinesi. A breve dovrebbe concludersi l'indagine europea, ma è improbabile che Bruxelles decida di applicare tariffe così elevate. L'Unione è spaccata tra Francia e Germania (molto esposta in Cina e vulnerabile alle mosse di Washington). Tutti i dettagli

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha deciso di quadruplicare i dazi sulle importazioni di veicoli elettrici dalla Cina, portandoli dal 27,5 per cento al 102,5 per cento. Prossimamente, tra giugno e luglio, l’Unione europea dovrebbe presentare le conclusioni della sua inchiesta anti-sovvenzioni sulle automobili elettriche cinesi, avviata lo scorso settembre, che potrebbe portare all’imposizione di tariffe. È improbabile, tuttavia, che le autorità europee vadano a eguagliare le altissime aliquote americane perché – come fa notare Politico – Bruxelles preferirà attenersi alle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio: in altre parole, significa che i dazi europei andranno a compensare esattamente la distorsione creata dai sussidi statali cinesi, senza andare oltre.

LO SCONTRO TRA FRANCIA E GERMANIA

È in atto però uno scontro all’interno dell’Unione tra quelli che sono forse i due paesi membri più importanti: la Francia e la Germania. Parigi vorrebbe maggiore protezione – quindi più barriere commerciali – contro le massicce ed economiche esportazioni cinesi di auto elettriche e “tecnologie pulite” varie; mentre Berlino ha paura che l’imposizione di dazi porterà Pechino a reagire, andando a danneggiare gli affari delle case automobilistiche tedesche attive sul mercato cinese. Per BMW, ad esempio, la Cina è valsa quasi il 32 per cento delle vendite nel primo trimestre del 2024.

La Francia può permettersi una postura più aggressiva perché le sue case automobilistiche, come Renault e Stellantis, sono poco esposte al mercato cinese.

LA CINA AGGIRERÀ I DAZI ATTRAVERSO IL MESSICO E L’UNGHERIA?

I produttori automobilistici cinesi, intanto, potrebbero aver trovato il modo di aggirare i dazi, sia statunitensi che (eventualmente) europei. Nel primo caso, le aziende cinesi potrebbero aprire degli stabilimenti in Messico, approfittando della sua profonda integrazione con l’industria automobilistica statunitense, dove assemblare veicoli da esportare liberamente oltre il confine settentrionale. Nel caso dell’Unione europea, similmente, società come BYD e CATL (che produce batterie) stanno aprendo fabbriche in Ungheria, da utilizzare come porta d’ingresso per il mercato unico.

Secondo i calcoli del think tank Rhodium, per compensare i sussidi che Pechino elargisce ai propri produttori, l’Unione europea dovrebbe applicare dei dazi del 50 per cento sulle auto elettriche cinesi.

LA DIFFERENZA TRA STATI UNITI E UNIONE EUROPEA

Biden ha potuto permettersi di imporre delle tariffe così elevate perché gli Stati Uniti praticamente non importano veicoli elettrici dalla Cina: appena 1700 nel primo trimestre del 2024, ha scritto Bloomberg. La situazione in Europa è molto diversa, anche considerato che – così ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz, contrario non solo ai dazi ma anche all’inchiesta anti-sovvenzioni – almeno la metà delle auto elettriche importate nell’Unione europea dalla Cina sono di marchi occidentali che producono in territorio cinese per via dei costi inferiori.

COSA HA DETTO LA COMMISSIONE EUROPEA

Martedì, dopo l’annuncio di Biden, la Commissione europea ha voluto specificare che la mossa di Washington non era stata coordinata con Bruxelles, lasciando quindi intendere un non-allineamento dell’America con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, che invece l’Europa dice di voler seguire.

L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA EUROPEA RISCHIA I DAZI?

La politicizzazione dei dazi da parte della Casa Bianca espone l’Unione europea al rischio di finire sottoposta anche lei a restrizioni commerciali, specialmente in caso di rielezione di Donald Trump. Questo perché se le tariffe statunitensi dovessero incoraggiare le case cinesi ad aprire più stabilimenti in Europa in modo che i loro veicoli vengano classificati come europei e non più come made in China, Washington potrebbe reagire per contrastare l’aggiramento dei suoi dazi.

Anche le automobili prodotte in Europa da marchi europei, comunque, non sono libere dalla presenza cinese perché Pechino è nettamente la principale produttrice al mondo di batterie e di tutti i componenti e i materiali critici contenuti in esse.

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