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Cosa succede in casa Renault (acciaccata dai russi)

Geely Renault Russia

Renault in trattative con Geely e con una compagnia petrolifera per cedere il 60% delle proprie attività legate ai motori endotermici. Tutti i dettagli 

Se servivano ancora prove del fatto che la guerra voluta dalla Russia stia acciaccando l’Occidente e favorendo la Cina, che non sta più alla finestra ma ha iniziato a fare affari raccogliendo ciò che resta delle aziende maggiormente colpite dalla crisi, la vicenda Renault è emblematica.

Il marchio della Losanga, infatti, come vi abbiamo raccontato a più riprese, è stato quello che ha pagato il dazio maggiore alla rottura dei rapporti tra il Vecchio continente e la Russia. Le attività della casa automobilistica francese Renault nel Paese guidato col pugno di ferro da Vladimir Putin sono cessate, nel peggiore dei modi, lo scorso lunedì 15 maggio, quando il ministero dell’Industria e del commercio di Mosca, con un ferale comunicato, ha fatto sapere di avere nazionalizzato (di fatto unilateralmente) gli asset russi dal gruppo Renault. Le azioni di Renault Russia sono state trasferite al governo della città di Mosca e l’istituto statale di ricerca nel Settore automobilistico (Nami) è diventato proprietario della partecipazione della Renault nella casa automobilistica russa Avtovaz.

LA PERDITA LEGATA ALLA VENDITA DELLE ATTIVITÀ IN RUSSIA

Le ripercussioni non si sono fatte attendere. Renault ha registrato una perdita netta di 1,6 miliardi di euro nel primo semestre dell’anno, legata alla vendita delle attività in Russia. I migliori margini sulle vendite non hanno compensato l’onere di 2,3 miliardi di euro per la vendita delle attività industriali in Russia, dove il gruppo domina il mercato con il marchio Lada. Escludendo l’impatto russo, l’utile netto è stato di 657 milioni di euro nel primo semestre.

FATTURATO STABILE

Nonostante il calo del 12% dei volumi di vendita (Russia esclusa), il fatturato è rimasto stabile (+0,3%) a 21,1 miliardi di euro. Il gruppo ha migliorato i propri margini vendendo veicoli più costosi e meglio equipaggiati, con meno sconti, e ha registrato un margine operativo del 4,7% esclusa la Russia.

ORA SI RIPARTE, MA CON MENO ZAVORRA

Da qui la necessità di ripartire più agili e scattanti che mai. Necessità che, a giudicare dalle mosse intraprese da Renault, porterà all’addio alle motorizzazioni endotermiche per diventare una casa al 100% elettrica. Addio nel vero senso della parola: si scorporeranno le attività e nell’Hexagone resteranno solo quelle afferenti all’elettrico (che beneficeranno di tutti gli incentivi al comparto promessi in campagna elettorale da Emmanuel Macron).

La Casa d’Oltralpe dovrebbe presentare, nell’autunno prossimo, una nuova unità, con sede in Francia, da 10mila occupati, che produrrà esclusivamente mezzi EV. La quotazione in Borsa sarebbe già stata prevista nella seconda metà del 2023. A questo punto la domanda sorge spontanea: che ne sarà allora della “vecchia Renault”?

LA VECCHIA RENAULT AI CINESI DI GEELY?

Le vecchie attività legate a motorizzazioni a benzina, ibride e sulle trasmissioni finiranno invece all’estero, con produzioni in Spagna, Portogallo, Turchia, Romania e America Latina destinate a guardare unicamente ai mercati che non passeranno all’elettrico repentinamente come intendono fare l’Europa e gli USA. E non resteranno nel portafogli Renault, visto che, si apprende, la Losanga cerca compratori.

Secondo quanto riferito da Reuters, Renault sarebbe già in trattativa con la cinese Geely e con una compagnia petrolifera (non ancora identificata) per cedere il 60% delle azioni: nello specifico, il 40% al colosso cinese e il 20% all’altra azienda, al momento ignota, coinvolta nell’operazione. L’altro 40% resterebbe nelle mani dei francesi che manterrebbero, così, solo una quota di minoranza della “vecchia Renault” destinata a essere scorporata e a finire al di fuori dei confini francesi.

COME MAI RENAULT VENDE A GEELY E NON AI GIAPPONESI?

Non deve sorprendere il fatto che il compratore sia cinese e non giapponese. Da tempo, difatti, l’asse con Nissan e Mitsubishi scricchiola e, proprio di recente, Nissan ha comunicato che il suo stabilimento inglese di Sunderland cesserà la produzione di teste dei cilindri per i motori endotermici francesi. La Casa di Yokohama, insomma, è in piena ristrutturazione aziendale e sembra credere all’endotermico meno di Renault. Ma, soprattutto, sembra soffrire l’alleanza nippo-francese.

I TRASCORSI TRA RENAULT E GEELY

Da qui la decisione, da parte dei francesi, di rivolgersi al loro nuovo partner asiatico, con cui lo scorso 21 gennaio ha firmato un contratto per una collaborazione industriale per produrre e assemblare vetture, elettriche e ibride, per l’Asia e per tutti i mercati. Lo faranno a partire dal 2024, nello stabilimento di Busan, sulla base di una piattaforma modulare sviluppata dalla Geely in Svezia.

Non dimentichiamo nemmeno che Geely, attraverso la controllata Centurion Limited, aveva già acquisito il 34,02% del capitale della Renault Korea Motors, filiale coreana della Casa della Losanga per 196 milioni di euro. E ora potrebbe acquistare in blocco, o quasi, l’intera “vecchia Renault”, della quale il costruttore francese finirebbe col conservare una quota del 40%.

GEELY FA SHOPPING IN OCCIDENTE

Geely Auto Group attualmente ha 12 impianti produttivi e più di 50.000 dipendenti. Ma i confini della Cina, nonostante sia ormai il principale mercato, le stanno stretti da parecchio. Ha corteggiato a lungo, e senza successo, lo storico marchio britannico Aston Martin, ma si è dovuta “accontentare”, per così dire, del 51% della scuderia Lotus. Dalla fine del 2021 possiede inoltre il 100% di Volvo Cars.

Entrambi i costruttori del resto erano controllati da tempo dalla Zhejiang Geely Holding Group, fondata dall’imprenditore Li Shufu. La Zhejiang Geely deteneva il 99% del capitale della Casa di Göteborg dal 2010, dopo averlo acquisito da Ford, mentre il restante 1% era rimasto in mano a investitori istituzionali svedesi.

E non è finita qui, perché, a scartabellare le partecipazioni, la società detiene il 10% circa della tedesca Daimler (9,7, a essere precisi), il 50% della Smart, il 49% della malese Proton (proprietaria della Lotus) e il 100% della London EV Company (produttore dei famosi taxi neri londinesi). Lo stesso Li Shufu è secondo socio di Mercedes-Benz con una partecipazione del 9,7%, appena dietro al 10% detenuto dall’altro colosso cinese Beijing Automotive Group Co., Ltd.

TUTTE LE MOSSE CINESI SULL’ELETTRICO

E poi c’è l’ambito elettrico. Lì Geely si è mossa su più fronti, tessendo partnership con Baidu, la maggiore azienda cinese dei motori di ricerca (che ha sviluppato Apollo, una piattaforma open source per la guida autonoma attorno a cui hanno iniziato a orbitare Volkswagen, Ford, BMW, Volvo, Toyota e Continental) e con la taiwanese Foxconn, colosso nel settore dei componenti elettrici (vi si rivolgono giganti del tech come Nintendo, Sony, Microsoft e Apple). Non ultimo l’investimento nella startup innovativa Faraday Future, agevolandone la Spac con la Property Solutions Acquisition Corp, guidata dall’immobiliarista Jordan Vogel, per la nascita di una newco dal valore di 3,4 miliardi di dollari.

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