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Perché si incrina ancora l’asse Nissan-Renault

Alleanza Renault Nissan

Nissan, che ha chiuso positivamente l’anno fiscale 2021 con il ritorno all’utile dopo 3 anni, pare volersi disimpegnare dalle joint venure meno redditizie, da Renault a Mercedes. La Casa nipponica ballerà da sola?

Non è certo una novità che l’asse franco nipponico nel settore automotive scricchiolasse da tempo, con le rocambolesche vicende giudiziarie di Carlos Ghosn, ex presidente della Nissan-Renault-Mitsubishi Motors, a dargli il colpo di grazia. L’ultima conferma non è arrivata però né dal Giappone, né dalla Francia, ma da Sunderland, nell’Inghilterra nord-orientale, all’interno della contea metropolitana di Tyne and Wear, dove Nissan ha uno stabilimento impegnato nella produzione delle teste dei cilindri dei motori termici che vengono poi montati nelle vetture della casa della Losanga.

Ebbene, scaduto il contratto in essere, non sarà più rinnovato. Si tratta di un fulmine a ciel sereno, una decisione che ipoteca il futuro di centinaia di lavoratori, sebbene la stessa Nissan abbia immediatamente tranquillizzato le tute blu e l’amministrazione cittadina dichiarando che non ci saranno tagli: “Dall’inizio del 2024, lo stabilimento Nissan di Sunderland cesserà la produzione di teste dei cilindri in loco – ha detto un portavoce della società ai microfoni di Sky News UK – Non prevediamo che ciò comporti la perdita di posti di lavoro, e stiamo lavorando con il personale per la ridistribuzione in altri settori dell’azienda”.

Nello stabilimento inglese Nissan impiega circa 250 dipendenti concentrati appunto sulla realizzazione delle teste dei cilindri per i motori endotermici usati da Renault. Da parte sua, il marchio francese ha riferito che il gruppo della Losanga ha già trovato un nuovo fornitore di queste componenti, senza specificarne il nome ma limitandosi a dichiarare che la collaborazione con la società che prenderà il posto di Nissan avrà inizio proprio nel 2024. Non è chiaro il motivo del mancato rinnovo, certo è che, anche a livello di immagine, veder sfumare così la cooperazione non depone certo a favore della partnership tra Renault e Nissan, che sembra non essere mai riuscita a superare gli imbarazzi per le vicissitudini dell’ex numero 1 Carlos Ghosn.

Ma i giapponesi stanno compiendo mosse analoghe anche Oltreoceano, mettendo a dura prova un’altra joint venture, quella tra Mercedes e Infiniti, marchio di auto di lusso del produttore automobilistico giapponese, presente sul suolo americano dal 1989. L’accordo riguarda la produzione congiunta in Messico centrale di alcuni modelli come le crossover QX50 e QX55 del brand giapponese e ha come orizzonte temporale il 2026. Difficilmente andrà oltre dato che Nissan sospenderà le attività dello stabilimento di Decherd, nel Tennessee, dove assembla quattro cilindri due litri turbo progettati dalla Mercedes e utilizzati su modelli tedeschi e Infiniti.

Anche in questo caso si sa da parecchio tempo del malcontento nipponico circa il funzionamento dell’impianto, aperto nel 2014 a seguito di un investimento da circa 320 milioni di dollari senza essere mai essere riusciti a spingerlo al di là del 35% della sua produttività massima, rimasta su carta (il target era di 250mila motori annui), ma non ci si attendeva che i giapponesi si ritirassero dall’accordo stipulato all’epoca tra Renault-Nissan e la Daimler (entrambe, in piena pandemia, si erano poi disimpegnate dalla partecipazione in Daimler). Anche in questo caso, la Casa ha assicurato che i 400 lavoratori saranno ricollocati. Dato che sia Nissan sia Mercedes hanno accettato convintamente la sfida della transizione ecologica annunciando che dismetteranno presto i motori endotermici, il motivo del mancato rinnovo potrebbe riguardare proprio l’intenzione di stringere nuove partnership con altri soggetti maggiormente attivi nel campo dei powertrain elettrici e lo stabilimento di Decherd potrebbe essere riconvertito.

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