Sanità

Vi dico cosa le istituzioni hanno sbagliato su Covid. Parola di prof. di Igiene

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Che cosa si è sbagliato nella seconda ondata Covid? Il post di Maria Chironna, responsabile del laboratorio di epidemiologia molecolare del Policlinico di Bari e professoressa di Igiene Generale e Applicata all’Università di Bari

 

Siamo stati bravi a gestire la fase I? Probabilmente sì. Sono state prese decisioni drastiche a livello nazionale, il lockdown, che, nonostante il forte impatto su economia e società, a fine maggio, hanno riportato l’epidemia da Sars-CoV-2 sotto controllo e ci hanno consentito di “respirare” durante l’estate. Cosa è andato storto allora? E perché siamo in una situazione così disastrosa?

Per non farla lunga, qualcuno ha pensato (pochi, ma che hanno urlato tanto) che non avremmo rivissuto i momenti drammatici della fase I e che “andrà tutto bene”. E anche il mondo politico pensava, probabilmente, di averla “sfangata”. E allora c’è stato un “allentamento” sulle misure di contenimento efficaci che bisognava mantenere e sulle quali bisognava vigilare.

Il mondo scientifico è stato corresponsabile del disastro, veicolando ad un’opinione opinione pubblica già confusa, complice, ahimè, anche il mondo dell’informazione, messaggi spesso contraddittori e palesemente non in linea con il metodo scientifico. Si sono confusi fatti ed evidenze con opinioni e previsioni degne del mago Otelma. La situazione è sotto gli occhi di tutti e il SSN, i SSR sono a rischio collasso con gli “eroi” (loro malgrado) della prima fase che ora sono decisamente e abbondantemente infuriati.

Si è arrivati a settembre impreparati, questa la verità. E si stanno mettendo in campo in fretta e furia azioni che avrebbero richiesto un lungo lavoro preparatorio durante i mesi estivi. Invece, abbiamo assistito solo a sfoggio di banchi/sedie colorate con le rotelle e ad una elencazione di attività in programma. Promesse. Sono mancati i fatti. Sono mancati gli investimenti veri.

Avremmo evitato la seconda ondata? Probabilmente no, come dimostrato dalla situazione altrettanto disastrosa in altri paesi. Ma avremmo governato meglio il processo con risposte più efficaci e avremmo evitato di metterci in una situazione a dir poco imbarazzante, anche sul piano della comunicazione istituzionale.

Ora viaggiamo a più di 30mila casi al giorno, con un numero di decessi destinato, inevitabilmente, a crescere significativamente con focolai rilevanti ovunque, compresi quelli che riguardano il mondo della scuola e le RSA. E poco importa se i bambini e i ragazzi si contagiano a scuola o fuori della scuola, sugli autobus o sulle metropolitane, a casa o, piuttosto, in “raduni” non autorizzati. Sta di fatto che il mondo della scuola è fuori controllo con classi che chiudono, insegnanti e bambini infettati o in quarantena e il personale che è del tutto insufficiente ad assicurare un minimo, decente e dignitoso funzionamento della stessa. È saltato, inevitabilmente, con questi numeri, il contact tracing.

E nemmeno se facessimo qualche milione di tamponi saremmo in grado ora di riportare la situazione sotto controllo.

Cosa serve allora? Serve una seria assunzione di responsabilità da parte di tutti. Da parte dei cittadini in primo luogo, ma, soprattutto, da parte di una politica che non giochi più a fare scaricabarile. Il governo fa dpcm a raffica e le regioni ora devono inseguire e declinare le disposizioni a livello locale, sapendo che, qualsiasi decisione prendano, saranno impopolari.

Le regioni sono lasciate a gestire una situazione drammatica con la consapevolezza che meno si fa meglio è. Aspettano che la situazione si deteriori ulteriormente e che sia il governo nazionale poi a decidere. Sulla salute non si scherza e il titolo V ora è nemico della salute pubblica. In queste situazioni drammatiche servono decisioni chiare e univoche che valgano su tutto il territorio nazionale. E ogni decisione presa oggi arriva già troppo tardi per cercare di evitare il collasso.

Post pubblicato sul profilo Facebook di Maria Chironna. 

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