Economia

Perché i commercialisti chiedono un Dpcm per rinviare le scadenze fiscali

di

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Il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani

Un nuovo Dpcm per prorogare ancora una volta le scadenze fiscali. Non lo chiedono gli imprenditori (comunque in enorme difficoltà se si considera che, secondo il II Barometro Censis-commercialisti sull’andamento dell’economia, la pandemia potrebbe far chiudere nel 2021 circa 460.000 piccole e medie imprese con meno di 10 addetti e sotto i 500.000 euro di fatturato per un giro d’affari di 80 miliardi e quasi un milione di posti di lavoro) ma la categoria dei commercialisti.

COSA CHIEDONO I COMMERCIALISTI

Gli studi non chiedono di calciare la palla lontano, ma almeno di posticipare gli adempimenti imminenti, che il governo ha fatto slittare per il Covid e accumulare tutti in poche settimane, a fine anno. A cominciare da quelli concernenti il termine del 30 novembre 2020 per la presentazione delle dichiarazioni annuali ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP.

STUDI IN GRAVE DIFFICOLTA’

Non solo gli slittamenti passati, non più rinviati, hanno portato a concentrare in poche settimane la mole di lavoro di un anno intero, ma molti studi, fanno notare i commercialisti, devono vedersela in prima persona con il Covid-19 e stanno chiudendo per malattia o hanno più dipendenti in isolamento fiduciario. Questo, insomma, il panorama delineato nella lettera che il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani ha inoltrato al titolare del dicastero di via XX Settembre, Roberto Gualtieri.

COSA SCRIVONO I COMMERCIALISTI A GUALTIERI

“Come a Lei ben noto – scrive Miani – l’articolo 12 comma 5 del Decreto Legislativo 9 luglio 1997, n. 241, consente di modificare “i termini riguardanti gli adempimenti” dei contribuenti, dei sostituti e dei responsabili d’imposta “relativi a imposte e contributi di cui al presente decreto”, laddove ciò risulti opportuno per tenere conto “delle esigenze generali dei contribuenti, dei sostituti e dei responsabili d’imposta o delle esigenze dell’amministrazione”. Tale modifica può essere disposta “con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente”.

LE DIFFICOLTA’ LAMENTATE DAI COMMERCIALISTI

“Attualmente – prosegue Miani – si sta verificando presso molti studi professionali una situazione di oggettivo impedimento lavorativo, derivante dalla malattia conclamata da Covid 19 o dalla necessità di isolamento prudenziale, riguardanti sia i professionisti sia i loro collaboratori. Di tale situazione ha del resto preso atto anche il Decreto Legge 28 ottobre 2020 n. 137 (c.d. “Decreto Ristori”), laddove all’articolo 9 ha disposto un primo slittamento del termine per la dichiarazione dei sostituiti d’imposta dal 30 ottobre al 10 dicembre 2020”. Da qui la richiesta dei Commercialisti di emanazione di un Dpcm, come “misura ponte” “in attesa dell’emanazione di una più puntuale disciplina legislativa riguardante gli effetti della malattia da Covid 19 riguardante i professionisti sugli adempimenti amministrativi, fiscali e contributivi ad essi affidati”. “Non chiediamo sia fatto ciò che è impossibile fare – conclude Miani – ma chiediamo sia fatto tutto ciò che è possibile fare”.

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