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Quanti soldi pubblici sono andati al monoclonale di Toscana Life Sciences?

Hub Antipandemico Siena

Per sviluppare l’anticorpo monoclonale della Fondazione Toscana Life Sciences Sviluppo (Tls) di Siena era stato sottoscritto un accordo da 38 milioni di euro con Mise, Invitalia e Regione Toscana, ma qualcuno non ha pagato e ora Tls ha conti in sospeso con i produttori

 

Il monoclonale della Fondazione Toscana Life Sciences Sviluppo (Tls) di Siena, scoperto nell’estate 2020 dal team guidato da Rino Rappuoli, uno dei più importanti scienziati dei vaccini del mondo, non è l’unico a rimanere nel frigorifero.

A fargli compagnia ci sono anche i vaccini di Reithera e Takis, scomparsi dal radar, tutti per lo stesso motivo: mancano i fondi. Soldi pubblici che erano stati garantiti ma che non sono mai o del tutto arrivati.

LO STOP E LA RIPARTENZA

Un paio di mesi fa la Fondazione aveva fatto sapere che i test sul suo anticorpo monoclonale erano stati interrotti perché, oltre ad avere difficoltà nel trovare pazienti per i trial, il farmaco – come quasi tutti i monoclonali disponibili – non era efficace contro la variante Omicron.

Tuttavia, qualche giorno fa, lo stesso Rappuoli, scopritore dei vaccini contro meningococco B, C e pertosse, nonché direttore scientifico e responsabile R&D di Gsk – che sta collaborando gratuitamente con Tls – ha detto che i lavori sono ripresi tenendo conto della variante Omicron.

COSA HA DETTO RAPPUOLI

“Noi abbiamo interrotto la prova clinica perché il nostro monoclonale, come la maggior parte dei monoclonali che sono stati sviluppati, non funziona bene contro Omicron. Ma nel frattempo stiamo sviluppando altri monoclonali che funzionano bene anche contro questa variante del Covid”, ha detto Rappuoli.

“Saranno combinati con il monoclonale ‘vecchio’, che è comunque ottimo – ha spiegato – ma per Omicron serve qualcosa di nuovo, è necessario un cocktail di monoclonali che funzionino contro tutte le varianti. Noi siamo gli unici in Italia e tra i pochi in Europa che abbiamo dimostrato di avere la capacità di sviluppare i monoclonali. Lo abbiamo fatto per il virus iniziale e ora lo stiamo facendo per Omicron. Abbiamo imparato dagli errori che abbiamo commesso nelle prove cliniche iniziali”.

I PROGETTI TRADITI DAL GOVERNO CONTE

Tls, così come Reithera, scriveva Start, “erano i cavalli su cui il governo Conte bis aveva puntato per combattere contro il virus”.

A Tls erano destinati 380 milioni di euro in totale, Reithera non ha mai ricevuto i finanziamenti promessi da Invitalia e Takis non ha tuttora i fondi per continuare.

Come si leggeva a febbraio su Repubblica, “le promesse della politica erano state diverse”.

COSA PREVEDEVA L’INTESA TRA TLS, MISE, REGIONE E INVITALIA

Per sostenere lo sviluppo dell’anticorpo monoclonale del team senese era stato sottoscritto un accordo da 38 milioni di euro tra Tls, ministero per lo Sviluppo economico (Mise), Invitalia [controllata dal Mef, ndr] e Regione Toscana.

L’intesa, secondo quanto riferito da AboutPharma che cita ToscanaNotizie, l’organo di informazione della giunta regionale, prevede un programma di sviluppo industriale che mette insieme sperimentazione e produzione.

CHI METTE QUANTO

Dei 38 milioni di euro, la quota più grande sarebbe dovuta arrivare dal Mise. Si legge infatti sul Sole 24 Ore che l’accordo prevede “26,5 milioni di euro di finanziamenti pubblici a Tls Sviluppo – 26 milioni messi dal Mise (di cui 11 milioni a fondo perduto e 15 milioni di credito agevolato) e 500 mila euro dalla Regione Toscana”.

Invitalia, invece, avrebbe investito 15 milioni di euro per acquisire il 30% del capitale di Tls Sviluppo Srl.

COSA DICEVA GIANI

“Questo è il risultato raggiunto grazie alla ricerca e alla professionalità di altissimo valore che abbiamo in Toscana e che ci invidiano in ogni parte del mondo. Su questo abbiamo scommesso e su questo continueremo a investire, con fiducia e speranza, perché abbiamo le tecnologie e i ricercatori per dare vita in modo strutturato a un sistema decisamente all’avanguardia di lotta alla pandemia. Quando questo farmaco sarà approvato, una volta superate tutte le prove cliniche necessarie, potrà essere prodotto, già dalla prossima estate, per l’Italia e non solo”, commentava il 2 marzo 2021 il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani.

NIENTE DI NUOVO SOTTO IL GOVERNO DRAGHI

Nel marzo 2021 il Mise annunciava vaccini prodotti in Italia entro l’autunno e a settembre Giancarlo Giorgetti, a capo del dicastero, dopo una visita presso Tls diceva: “C’è un investimento in campo e ce ne saranno ulteriori e tanti sulla filiera del biomedicale dove l’Italia non prende lezioni, ma le dà in tutto il mondo […] Molto spesso noi italiani ci piangiamo addosso, ma quando siamo bravi dobbiamo dirlo e aiutare queste eccellenze ad andare avanti e arrivare a dei risultati”.

Tuttavia, il 2021 è finito e a oggi, in merito ai finanziamenti destinati a Tls, si legge su Repubblica, “da Roma non sono ancora arrivati tutti i soldi attesi”, infatti, “Invitalia ha versato 15 milioni ma mancano ancora i fondi concordati con il Mise” e Tls si trova ora con i “buffi” da pagare perché come ha spiegato il presidente della Fondazione, Fabrizio Landi: “Noi intanto avevamo già fatto preparare 200 mila dosi e dobbiamo pagare le aziende produttrici”.

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