Sanità

I super anticorpi toscani anti-Covid finanziati dallo Stato arriveranno a marzo. L’annuncio di Rappuoli (Tls)

di

Rino Rappuoli

Che cosa ha annunciato Rino Rappuoli, Chief Scientist and Head External R&D di GSK Vaccines a Siena e capo del progetto di ERC Advanced Grant OMVac della fondazione Tls che sarà finanziata dal governo

Altrove sarebbe più noto e ascoltato del virologo statunitense Antony Fauci, che oramai non c’è essere su questa terra che non abbia sentito nominarlo almeno una volta. Perché, nonostante il basso profilo, Rino Rappuoli è sicuramente l’uomo del momento. Rispetto a tanti suoi colleghi, invece, disdegna le apparizioni televisive (eccezionale, infatti, la sua breve comparsata a Che tempo che fa di Fabio Fazio), ma questo non significa che il governo non stia scommettendo sul suo lavoro. L’esecutivo ha infatti deciso di finanziare la no profit Toscana life sciences-Tls per la sua ricerca sugli anticorpi monoclonali. Cinquanta milioni di euro ora, 380 in tutto a favore della ricerca di una soluzione alternativa al vaccino di Oxford. E una cura – ha detto Rappuoli – potrebbe ora essere dietro l’angolo. Tutta italiana. Ma non ne parla (quasi) nessuno. “Siena ci porterà fuori dal Coronavirus”, ha detto di recente l’ex premier Matteo Renzi elogiando il lavoro della fondazione Tls.

SUPER ANTICORPI A BUON PUNTO?

Non una speranza vana, quella del governo, che intanto ha mandato avanti Invitalia controllata dal Mef e guidata dall’ad, Domenico Arcuri, per il sostegno alle realtà fiorite a Siena. I risultati potrebbero non tardare, come ha detto Rappuoli a Rai 3: «Il nostro piano di lavoro è cominciare le prove cliniche prima di Natale, finirle a febbraio e a marzo avere il farmaco a disposizione, le prime decine di migliaia di dosi e poi averne sempre di più. Spero che tra vaccini e anticorpi monoclonali il regalo di Natale per il 2021 sia che ci siamo scordati questa pandemia».

 

Buone notizie!

Pubblicato da Medical Facts di Roberto Burioni su Domenica 25 ottobre 2020

 

A COSA SERVONO GLI ANTICORPI MONOCLONALI?

«L’anticorpo monoclonale – ha detto sempre Rappuoli – ha due usi: una per le persone sane, gli viene dato un anticorpo oggi e da domani sono protette dall’infezione e sono immuni per 6 mesi, l’altro per guarire l’infezione già in atto», ha spiegato il dottore in televisione. Ma cosa sono gli anticorpi monoclonali? «Sono sostanze naturali presenti nel sangue delle persone che guariscono dal virus e che permettono a queste persone di guarire: dal sangue dei pazienti guariti allo Spallanzani di Roma e a Siena abbiamo isolato cellule che producono queste difese naturali e le abbiamo portate in laboratorio scegliendo quelle super-potenti ed espandendole a livello industriale per poi poterle iniettare sui malati».

SEI MESI DI IMMUNITA’

«Noi e altri laboratori nel mondo – ha spiegato Rappuoli, direttore scientifico della divisione vaccini Gsk (Glaxosmithkline) di Rosia nel senese – ci siamo messi a sviluppare anticorpi monoclonali: con una iniezione di questi, per sei mesi una persona è immune». Una immunità temporanea, insomma, come del resto sarà temporanea quella del vaccino (pare infatti che i nostri anticorpi non mantengano a lungo memoria delle informazioni sul Covid, esattamente come di tutti gli altri virus della famiglia Coronavirus, cui appartiene anche il semplice raffreddore), ma dovrebbero bastare pochi richiami per debellare la minaccia dal pianeta, con una vaccinazione a tappeto che non avrà precedenti nella storia della medicina.

LA ROADMAP DEL FARMACO TOSCANO

«A marzo avremo a disposizione le prime decine di migliaia di dosi», ha detto Rappuoli, che ha specificato: «non so se arriverà nelle farmacie: noi lavoriamo col settore pubblico, sarà il settore pubblico a decidere come distribuirlo». L’anticorpo scelto tra i 3 migliori selezionati a luglio in un campione di oltre 4mila estratti dal sangue dei pazienti guariti da Coronavirus si chiama MAD0004J08. Qualche tempo fa una nota di Toscana Life Sciences aveva spiegato che: “Sarà testato nelle prove cliniche il cui avvio è atteso per fine 2020”. Una decisione scaturita “dall’attuale fase di sviluppo e produzione dei tre anticorpi migliori e che valuta sia la capacità dell’anticorpo di legare la proteina spike e di inattivare il virus, sia la resa da un punto di vista dello sviluppo e produzione della terapia contro coronavirus Sars-Cov-2 (Progetto MAbCo19)”.

CHI È RINO RAPPUOLI

Scopritore del vaccino contro meningococco B e C e quello contro la pertosse, Rino Rappuoli al grande pubblico probabilmente non dirà granché (noi ne abbiamo scritto qui), perché alle vetrine internazionali ha sempre preferito i vetrini del laboratorio, ma è uno dei microbiologi più citati nei libri di testo e nelle ricerche scientifiche al mondo. Insomma, un vero e proprio luminare. In piena pandemia da virus H1N1 ha scritto il libro “I vaccini dell’era globale”.

LA LOTTA AL COVID

Per sostenere le vaccinazioni nei Paesi poveri e privi di risorse ha fondato il Novartis Vaccines Institute for Global Health, un’organizzazione senza fini di lucro che sviluppa vaccini per i Paesi in via di sviluppo. Ma adesso è l’uomo al fronte nella guerra contro il Covid-19: «Siamo tra i primi gruppi al mondo ad essere arrivati a questo punto, e abbiamo un anticorpo più potente del 90% rispetto a quelli individuati da altri ricercatori», ha recentemente dichiarato Rino Rappuoli a Repubblica. Chi volesse saperne di più sulla cura allo studio e non teme l’inglese, può approfondire guardando questo video.

COSA FANNO GSK E TLS

«È molto interessante quello che si fa qui — ha raccontato nei giorni scorsi Rino Rappuoli al quotidiano diretto da Maurizio Molinari— abbiamo una decina di persone, anche studenti appena laureati, che stanno facendo cose competitive con i migliori gruppi di ricerca al mondo. Dimostriamo che anche in Italia certi obiettivi si possono raggiungere, che i nostri giovani non devono andare fuori per affermarsi e anzi sono spinti a tornare indietro se si trovano all’estero». Gsk Italia, 1,8 miliardi di euro di fatturato, continua a crescere e a rappresentare un punto di riferimento mondiale. Soltanto l’anno scorso Gsk aveva deciso di scommettere proprio sulla filiale italiana (che da sola nel 2018 ha distribuito 47 milioni di dosi di vaccini, esportati in 54 Paesi), forse proprio grazie alla presenza di Rappuoli, staccando un assegno da 40 milioni di euro e inaugurando una nuova struttura da 8.700 mq, dotata di 500 postazioni di lavoro (di cui 300 in laboratorio) per lo sviluppo clinico dei vaccini e per la loro distribuzione.

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